La dieta detox per disintossicare corpo e mente (GUIDA COMPLETA)

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Indice articolo

Detoxygena: la dieta detox per disintossicare corpo e mente e vivere 101 anni

Attenzione: non è un articolo e non è di certo breve! Questa guida completa alla dieta detox Detoxygena è riservata alle persone intelligenti, che sanno bene quanto non bastino 2 minuti di lettura di un articoletto postato sui social per sapere come affrontare una dieta disintossicante. Prenditi il tuo tempo per leggere tutto! Doveva essere un libro, ma vogliamo che questo tipo di informazione sia gratuito, libero e facile da reperire e condividere.

Premessa: perché la dieta si chiama così

Prima di cominciare dobbiamo spiegare i perché di questo titolo. Innanzitutto: perché “101 anni?”. Vivere cent’anni è il sogno di tutte, più o meno. In linea di massima ognuna di noi vuole vivere una vita ricca di soddisfazioni, felicità e momenti speciali, fondata su una salute e una bellezza inscalfibili. Abbiamo già sbagliato tutto dall’inizio.

Man mano che scorreranno i capitoli, ti spiegheremo perché. Per ora soffermiamoci sulla cifra: 101. 101 è poco più di 100, poco più di un numero convenzionale che nel senso comune sostituisce il significato di “vivere a lungo”. 101 è soltanto un’unità in più di una convenzione, un solo numero che, tuttavia, può fare la differenza.

Non è tanto importante vivere un anno in più degli altri (si potrebbero rivelare 12 mesi di estrema solitudine), quanto averlo come obiettivo. “Vivere come se non ci fosse un domani” è un ottimo motto per chi intende seriamente brillare pochi istanti, come una fusetta dell’ultimo dell’anno, per poi ritrovarsi un bastoncino raggrinzito e incenerito pochi minuti dopo la mezzanotte.

Vivere come se non ci fosse un solo domani, bensì 10, 100 o 1000: questo è ben più realistico. Se potessimo aver sempre ben presente, fin dall’infanzia, tutte le conseguenze di ogni nostra singola azione riflesse su tutto l’arco di vita che ci viene concesso, saremmo molto più parsimoniose e cureremmo la nostra salute con la delicatezza con cui un giardiniere zen cura e spolvera i germogli del suo bonsai.

Ma non è così: siamo tenere bestiole allo sbando che barcollano nel buio fino al primo grande mal di schiena, o fino al primo segnale di una salute che sta per abbandonare una nave senza nemmeno più i topi.

Questo lunghissimo articolo serve a riportare l’ago forse non al centro della bilancia, ma almeno sulla bilancia: molte di noi dovrebbero disintossicare corpo e mente sia dalle abitudini di una vita vissuta nella totale inconsapevolezza dei bisogni del proprio organismo, sia dall’ossessione di un controllo totale sulla salute.

Come dice l’autore di uno dei libri da cui abbiamo preso ispirazione, Ansiopanicyn, la mania del controllo è un attestato di ansia di primo livello. E l’ansia – lo sa bene chi l’ha provata – è una condizione che non permette mai alla nostra salute di esprimersi al meglio.


Se avrai il coraggio di terminare questo lungo articolo e di mettere in pratica, a tuo modo, tutti i punti di questa dieta detox, ne capirai il valore e il potenziale. Solo se affrontata in maniera olistica, completa, sarà una dieta capace di disintossicare il tuo organismo nella sua interezza.

E sarà una dieta detox ossigenante – da qui il suo nome – perché avrà il potere di ri-ossigenare il tuo corpo a partire dai tessuti e dalle cellule. L’ossigeno puro ti rinfrescherà anche la mente, tenendo lontana l’ansia e tutti gli automatismi di una vita vissuta inconsapevolmente.

Detoxygena è una dieta detox da fare una sola volta nella vita: se fatta bene non avrà bisogno di essere ripetuta. Ma non voglio anticipartene il motivo. Cominciamo subito con una domanda: qual è il tuo obiettivo?

1. La tua risposta alla mia domanda

Come dovrebbe cominciare un articolo? Abbiamo sempre avuto l’impressione che moltissimi saggi diano per scontata una devozione della lettrice che è quantomeno impensabile, se non altro nelle primissime pagine. L’autrice si immagina spesso la lettrice che pende dalle sue labbra e non aspetta altro che un compendio sulla verità della vita.

Noi non abbiamo questo tipo di aspettative; piuttosto, ci piacerebbe conoscere quali possano essere le tue. Cosa vuoi ottenere da una dieta detox? Quali sono i tuoi obiettivi? Dato che non possiamo udire la tua risposta, cerchiamo di elencarne alcune di quelle più probabili:

  • Vuoi disintossicarti dopo un periodo di abbuffate
  • Purificare il tuo corpo dalle tossine e dall’inquinamento
  • Vuoi risanarti dopo aver fumato o bevuto troppo
  • Disintossicare i tuoi organi per farli lavorare meglio
  • Dimagrire
  • Avere un aspetto più sano
  • Vivere 101 anni

Se queste sono le tue aspettative, hai sbagliato articolo, blog, hai sbagliato tutto. Tuttavia non scoraggiarti, perché seguendo in maniera attenta la dieta Detoxygena, potrai comunque raggiungere ognuno di questi obiettivi. Solo sull’ultimo non possiamo garantire.

La questione è proprio questa: qual è il tuo obiettivo? Quello di questa dieta detox è disintossicare corpo e mente. Ma da cosa? Dalle tossine, sì, ma anche dai pensieri tossici, dalle abitudini tossiche e dalle aspettative tossiche. Procederemo gradualmente, ma inesorabilmente, cominciando dalla parte più importante: il tuo obiettivo.

Il vero obiettivo di una dieta detox

Dovrai infatti fissare un obiettivo ben preciso: cosa vuoi ottenere con questa “dieta”? Ma soprattutto: sei abbastanza motivata o motivato per affrontarla? La motivazione è il problema centrale di moltissime persone, e forse è anche il tuo. Sarebbe impensabile cominciare a dirti quali sono i passi da fare per una dieta detox senza trattare prima di tutto questo argomento ostico.

A cosa ti servirebbe sapere cosa fare e cosa mangiare senza la motivazione per cominciare e, soprattutto per arrivare fino in fondo? Quando ci mettiamo in testa l’obiettivo di dimagrire, di mantenerci in forma, di cominciare a fare sport, ma anche di studiare, di riordinare la casa o il garage, spesso procrastiniamo.

Che parola “croccante”; cosa significa procrastinare? Significa che rimandiamo di continuo queste attività, non cominciandole mai o lasciandole in sospeso, mentendo spesso alle persone che ci stanno vicino e, soprattutto, a noi stesse o noi stessi. Perché dovremmo fare una cosa così stupida? Sì, è davvero stupida, perché questo comportamento automatico, che colpisce tutte e tutti senza esclusioni, blocca i nostri desideri di cambiamento, spesso guidandoci verso una vita più triste di quella che potremmo vivere.

Ok, se non riesci a riordinare il garage forse non è la fine del mondo, ma attenzione, perché ogni cedimento della motivazione, sebbene possa sembrare insignificante, intacca il tuo sistema motivazionale. In poche parole, ogni volta che dici o pensi: “oggi no, comincio domani”, oppure “questa piccola eccezione me la posso concedere”, oppure remi completamente contro un tuo precedente buon proposito, consegni 10 punti facili al tuo avversario.

La comfort zone che intossica

E chi sarebbe il tuo nemico? L’acerrimo nemico della motivazione si chiama “comfort zone”, (in italiano si potrebbe tradurre come zona di conforto, ma non renderebbe l’idea) ed è quello stato mentale in cui tutto ciò che facciamo, nel bene o nel male, ci è familiare e ci allontana dall’ansia. Appena mettiamo il dito fuori dalla comfort zone l’allarme dell’ansia comincia a suonare e ci sentiamo a disagio. Con questo concetto possiamo spiegare moltissimi comportamenti controproducenti che mettiamo in atto.

Per quanto riguarda la motivazione nei confronti della propria salute, ad esempio, la comfort zone è quello stato mentale di falso benessere in cui ci troviamo quando ripetiamo ciecamente delle abitudini che sappiamo essere nocive.

Quando continuiamo a bere birra o vino mentre il nostro fegato ci chiede pietà, quando cediamo all’ennesimo dolcetto, pur avendo una ventina di chilogrammi in più del dovuto, quando rimaniamo spiaggiate o spiaggiati sul divano, invece di camminare per un’oretta: siamo sempre in quella maledetta comfort zone.

Facciamo un paio di esempi concreti di situazioni in cui rimaniamo bloccate o bloccati nella nostra comfort zone e facciamo perdere punti alla nostra motivazione necessaria per affrontare una dieta detox:

  • Non riesci a resistere al cibo: appena senti lo stimolo della fame o qualcosa che gli somiglia, lo vivi come un’emergenza. Devi assolutamente placare quello stimolo, devi assolutamente riempire quel vuoto nello stomaco, anche se minimo, altrimenti ti senti a disagio.

Ma la fame che senti, oppure la semplice sensazione di stomaco vuoto, non sono segnali d’allarme. Qui si tratta di ansia: appena senti uno stimolo, devi assolutamente placarlo: il vuoto ti angoscia, il digiuno ti angoscia, la mancanza di controllo sulla tua continua alimentazione ti angoscia. Dovrai rompere il legame tra la sensazione della fame e quella sensazione di disagio. Come si fa? Ci arriviamo tra poco.

  • Non riesci a resistere alla pigrizia: appena senti la minima stanchezza, devi per forza riposarti, non fare nulla. Anche solo il minimo impegno ti urta, ti innervosisce, ti mette a disagio. In questo caso l’atteggiamento arrendevole indica uno stato più depressivo che ansioso: al primo, minuscolo ostacolo, ti arrendi e sprofondi nell’immobilismo.

Non parliamo di depressione, ma di stato depressivo. La depressione è una malattia seria, lo stato depressivo può essere vissuto spesso da chiunque.

  • Il sacrificio, sia in ambito alimentare, che fisico o mentale, ti innervosisce. Riesci a cominciare una dieta detox o un percorso di salute, ma non ce la fai a mantenere l’impegno. Ogni volta, all’improvviso arriva un diavoletto che ti obbliga a disfare tutto.

Così, da un momento all’altro, nel bel mezzo di un periodo di alimentazione sana, interrompi i tuoi propositi con un’abbuffata. Segue un forte senso di colpa e di inadeguatezza. Il problema è proprio lì, in quel senso di colpa.

Ti riconosci in uno di questi esempi? Magari ti senti un mix di tutti e tre? In ogni caso vediamo come fare per ritrovare la motivazione. Se vuoi cominciare una dieta disintossicante e depurativa, dovrai per forza metterci tutta la forza di volontà possibile.

1.1 Come resuscitare la motivazione quando anche lei dorme sul divano

Metti subito in pratica queste tecniche per aumentare la tua motivazione e rafforzarla. Se parti ben motivata o motivato, tutto sarà più facile. Ma ben presto dovrai comunque fare i conti con un calo fisiologico della tua volontà. Il crollo della motivazione coinciderà con le prime difficoltà che incontrerai, ma ne parleremo strada facendo. Di base dovrai:

1 – Prendere una decisione

Sei davvero disposta/o a tutto pur di intraprendere questa dieta detox? Risponditi in maniera molto sincera. Se credi di essere abbastanza motivata/o, ma sai che non rinunceresti mai al tuo boccale di birra del sabato, alle sigarette, agli spuntini o ad altre abitudini, allora interrompi subito la lettura qui e strafogati pure di dolci o del tuo piatto preferito.

La vita è una sola (forse), e noi non siamo nessuno per dirti di smettere di godertela come meglio pensi. Vogliamo solo che ti fermi un attimo a riflettere sull’opportunità di godere la vita in maniera diversa da come sei abituata/o. E come, allora? Se sei disposta/o a tutto, continua definendo proprio qual è il tuo obiettivo.

2 – Pensa all’obiettivo definitivo

Cosa vuoi ottenere con questa dieta? Te lo posso dire io: grazie alla dieta detoxygena potrai godere di una salute di ferro e gustare a pieno ogni tuo vizio. Sì, proprio così: questa dieta non è fatta solo di sacrifici, ma anche di gratificazioni.

Una dieta detox, una dieta in generale, “la” dieta non deve peggiorare la tua vita, ma migliorarla!

Scoprirai un nuovo modo di godere dei vizi di cui ora sei semplicemente prigioniera/o. Te ne potrai liberare e, se lo vorrai, potrai goderne al massimo. L’obiettivo della tua dieta detox dovrebbe essere una disintossicazione generale, l’espulsione di tossine e la pulizia di molti organi, come il fegato, l’intestino, i polmoni, la pelle…

Molto probabilmente gli effetti collaterali saranno una perdita di massa grassa, il miglioramento dell’umore, dell’energia, della lucidità, della concentrazione, della motivazione e di moltissime altre facoltà, come quelle fisiche e mentali.

  • Ti senti sempre stanca/o?
  • Non riesci a dormire bene?
  • Hai problemi intestinali come stitichezza, diarrea, feci molle, gonfiore, aria in pancia, dolori, emorroidi, ragadi?
  • Senti il fegato ingrossato?
  • Spesso hai problemi di digestione, gastrite, acidità o reflusso?
  • Soffri d’ansia, stress, panico o depressione?
  • Problemi di pelle come macchie, psoriasi, acne?
  • Soffri di problemi dentali o gengivali?
  • Prendi spesso raffreddore, sinusite, tosse o febbre?
  • Non riesci a concentrarti?
  • Ti gira la testa e hai la vista annebbiata?
  • Hai un gusto amaro in bocca o l’alito cattivo?
  • Sudi molto?
  • Ti fa male la schiena?
  • Ti fanno male i muscoli o le articolazioni?
  • Hai qualche chilo di troppo e non riesci a perdere peso?
  • Hai i capelli spenti e sfibrati?
  • Ti senti spesso triste o demotivata/o?

La dieta detoxygena potrebbe risolvere molti di questi problemi. Non è una dieta miracolosa, non esiste nulla che sia miracoloso a questo mondo, ma può diventare una grande occasione nella tua vita. Ciò che di miracoloso potrebbe avere – o meno – dipende solo da te, non dalla dieta in sé.

Fissa un obiettivo molto alto, come: “voglio disintossicarmi per sentirmi meglio con il mio corpo, tenermi in forma e risolvere quei fastidiosi problemi della mia pelle… voglio raggiungere il mio peso forma e mantenerlo per sempre, voglio smettere di essere ansiosa e farla finita con la fame nervosa, ma voglio anche dormire bene e riuscire a digerire facilmente ogni pasto”.

Sarai tu a compiere il miracolo e il miracolo sarà riuscire a cambiare la tua vita sciogliendo le catene di tutte le tue dipendenze e automatismi.

3 – Cambia

Il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare. (Ben Herbster).

Questa differenza è spesso resa impossibile dalle abitudini che hanno invaso la tua esistenza come dei parassiti affamati. Non sei un essere autonomo, ma un agglomerato di abitudini che ti imprigionano in una vita in cui hai ben poca voce in capitolo.

Non sei tu a decidere di fumare una sigaretta dopo il caffè, ma sono le dipendenze a decidere di fartelo fare. E in molti si arricchiscono alle tue spalle. Quante dipendenze hai? Quante abitudini automatiche che non metti in discussione hai? Se hai almeno 5 di queste, allora questo articolo, questa dieta detox fa proprio al caso tuo.

  • Sigarette, sigari, pipa
  • Vino
  • Birra
  • Superalcolici
  • Cocktail
  • Zucchero bianco per dolcificare
  • Sale in abbondanza
  • Fast food
  • Bibite gassate
  • Succhi di frutta industriali
  • Merendine industriali
  • Un dolcetto ogni giorno
  • Dessert industriali come yogurt alla frutta
  • Pane industriale ogni giorno
  • Marmellate
  • Tanti carboidrati (pasta e/o pane ogni giorno)
  • Carne ogni giorno
  • Tanti salumi e affettati
  • Tanti formaggi
  • Biscotti industriali
  • Spesa solo al supermercato
  • Meno di 8 ore di sonno
  • Pasti veloci
  • Scarsa masticazione
  • Nessuna attività fisica
  • Spostamenti mai a piedi, ma sempre in auto
  • TV o computer per più di 4 ore al giorno
  • Colazione, pranzo e cena davanti alla tv
  • Sempre di fretta
  • Molti farmaci o integratori
  • Meno di 2 libri all’anno

Ognuna di queste abitudini si è insediata nella tua vita per un motivo o per un altro e ormai la senti come tua.

Le abitudini sono come una fune. Ne intrecciamo un trefolo ogni giorno e ben presto non riusciamo più a spezzarla. (Horace Mann)

Siamo gomitoli di abitudini che non mettiamo mai in discussione. Le abitudini ci servono per definire la nostra identità, l’immagine che abbiamo di noi stesse/i e ci infondono molta sicurezza. Siamo vegetariane/i, onnivore/i, paleo, vegane/i o chissà cos’altro, e il solo fatto di poterci definire mette al sicuro una parziale risposta ai dubbi eterni che contraddistinguono l’umanità.

Chi siamo? Chi sono io? Abbiamo il bisogno intrinseco di definirci, di vederci come degli individui unici e per questo scegliamo diverse appartenenze e abitudini.

Ma la scelta in molti casi è una pura illusione. Non scegliamo, infatti, di essere italiane/i o straniere/i, così come non scegliamo di essere delle fumatrici o dei fumatori e non scegliamo le dipendenze da moltissime sostanze. Chi sceglie?

Le dipendenze ci scelgono

Sono loro a sceglierci, e il mercato con le migliaia di industrie alimentari che speculano su queste dipendenze fa di tutto per renderci vittime, facendoci credere allo stesso tempo di aver scelto liberamente e di aver fatto la scelta giusta.

Ecco un esempio: la Coca Cola è buonissima, lo sappiamo tutti. Ma scegliamo di berla per il suo gusto inimitabile o perché ne diventiamo dipendenti al primissimo sorso? Zucchero e caffeina: due delle sostanze che creano più dipendenza in assoluto sono presenti in quel delizioso intruglio nero che nella prima ricetta conteneva anche un estratto di foglie di coca, dalle quali si ricava la ben nota cocaina.

Cambiare significa mettere tutto in discussione, da ciò che bevi a colazione a come mastichi, da cosa mangi alla sera a quanto dormi e persino a come respiri. Cambiare, e in particolare cambiare tutto, è l’unico modo per cambiare davvero. Se vuoi disintossicarti sul serio, se sei convinta/o e sei disposta/o a tutto, allora lo dovrai fare. Pronta/o? Sappi che i cambiamenti riguarderanno sia il lato fisico che quello psicologico!

4 – Prendi un impegno

Vuoi davvero cominciare una dieta? Beh, cominciarla è facile, ma è portarla a termine che spesso ci appare quasi impossibile. Quindi riformulo la domanda: vuoi portare a termine una dieta? Questa o qualsiasi altra? Bene, allora dovrai prendere un impegno.

Fissalo sulla tua agenda, segna i giorni sul calendario. Accostare al pensiero un gesto pratico e simbolico, come quello di scrivere su un diario ogni fase della dieta e gli obiettivi che vuoi raggiungere, è fondamentale. Ma lo è anche rendere pubblico questo impegno.

Quindi dillo a qualcuno; non una persona qualsiasi, ma qualcuno che conta per te. Qualcuno la cui opinione è molto preziosa, come un collega, un genitore, un’amica o un fratello. Dillo pure a tutti, anche in maniera digitale, dichiarandolo sui social. Sarà più facile mantenere la tua motivazione perché sentirai la pressione del giudizio sociale.

5 – Fissa degli obiettivi a breve termine

Prendi un calendario o un’agenda, un diario o un quaderno e segna per quanto tempo vuoi affrontare questa dieta. La dieta detoxygena deve essere seguita per almeno un mese, ma la sua durata è molto flessibile, così come molti dei suoi aspetti. Segna per ogni settimana un obiettivo e, una volta raggiunto, spuntalo con un segno colorato o con un segno di spunta ( ✓).

6 – Fissa dei premi

Per ogni obiettivo raggiunto, concediti un piccolo premio. Ti aiuteremo a determinare quali potrebbero essere i migliori, ma anche in questo caso la regola d’oro sarà la flessibilità. Solo su una cosa dovrai sempre essere costante e intransigente: la motivazione a raggiungere il tuo obiettivo.

7 – Crea una novità piacevole

Disintossicarsi non deve essere un momento triste della tua vita. Sarebbe assurdo: mentre il tuo corpo comincia a gioire, tu non puoi in alcun modo concederti di essere triste. Potrebbe essere difficile, lo sappiamo, perché dovrai abbandonare molte dipendenze e automatismi e troverai delle forti resistenze fisiche e psicologiche.

Smettere di mangiare zucchero ha degli effetti di astinenza fisici molto forti, così come andare a dormire ad orari diversi può averli dal punto di vista dell’immagine di sé. Ci definiamo come persone che vanno a dormire a una certa ora, perché prima sono abituate a vedere un film, un telefilm, a uscire o a ballare, perché siamo convinti di essere personalità notturne o per altri motivi.

Mettere in discussione anche solo un piccolo dettaglio della nostra vita, come l’ora in cui andiamo a dormire, può generare insicurezza e destabilizzarci a tal punto da ottenere un effetto (quasi scontato) negativo sulla motivazione.

Così, assieme ai cambiamenti che ti consiglierò di fare, dovrai aggiungerne uno completamente tuo. Per poter portare a termine questa disintossicazione totale, dovrai aggiungere un’abitudine positiva alla tua vita.

Comincia subito a fare qualcosa che hai sempre sognato di fare, ma che non ti sei mai concessa/o. Molte volte crediamo di non essere in grado di fare qualcosa, ci convinciamo di non avere tempo, soldi, forze o voglia, ma continuiamo a desiderare un hobby o un’attività.

Bene, questo è il momento giusto per iniziare. Prendi l’elenco telefonico e iscriviti al corso di ballo che hai sempre sognato, comincia a coltivare il tuo orto, segui delle lezioni di canto o comincia a dipingere. Scrivi, suona, viaggia, colleziona, iscriviti in palestra, svegliati presto per una corsa o arrampica: devi concederti una passione positiva. Se sei arrivata/o fino a questo punto, vuol dire che hai risposto affermativamente alla domanda: “sei disposta/o a tutto?”. Bene, allora non mollare mai questa nuova abitudine positiva.

IMPORTANTE!

Sarà proprio questa attività positiva a salvarti nei momenti di calo della motivazione.
Quando sentirai lo stimolo della fame e ti sentirai a disagio, dovrai rompere questo legame automatico pensando alla tua attività piacevole. Hai deciso di cominciare a cantare?

Canta ogni volta che senti l’ansia di dover mangiare. Un’altra tecnica utile sarà quella della respirazione. Ogni volta che la fame o la semplice sensazione di stomaco vuoto ti farà sentire a disagio, dovrai rallentare il respiro con uno degli esercizi che trovi nel capitolo dedicato alla respirazione. Segnalo subito sul tuo diario!

Anche il senso di colpa e la rinuncia sono due abitudini, due pensieri automatici che possono guidare il nostro comportamento in modo distruttivo. Sai che non dovresti bere, ma una pulsione interna ti spinge a farlo e subito dopo ti senti in colpa?

Per quanto ti possa sembrare assurdo, anche questa è un’abitudine che ti mette sicurezza. È spiacevole, sì, ma il tuo cervello la conosce molto bene, forse fin dalla tua infanzia. E dato che la conosce molto bene, pur essendo negativa, può farti sentire al sicuro. Il nostro cervello ha paura delle novità, dei cambiamenti, e spesso preferisce la “vecchia strada”, anche se dolorosa, piuttosto che una nuova e piacevole.

8 – Visualizza il tuo futuro

Questa è la parte più importante in assoluto. Quando vuoi ottenere qualcosa a tutti i costi, non fai altro che pensarci. Che si tratti dell’amore corrisposto di una persona, di un oggetto, o di un’esperienza, il cuore della motivazione che ti spinge a ottenere ciò che desideri è la tua capacità di immaginare, di visualizzare.

Se ardi dal desiderio di uscire con una persona che ti piace moltissimo, non riesci a fermare il tuo pensiero. Al lavoro, mentre mangi, quando guidi e anche mentre parli con gli amici, la tua mente è sempre lì, fissa sul tuo desiderio. Certo, non basterà volere intensamente una persona per ottenere il suo amore, così come non basterà desiderare un viaggio o un’automobile per ottenerli. Ma senza questa porzione di desiderio la tua motivazione non si manterrebbe mai viva.

E il desiderio, a sua volta, è fatto in gran parte da immagini, immagini mentali. Quando desideriamo fortemente qualcosa, il nostro cervello prende la tangente e si perde per ore e ore in fantasie. Immagini, visioni, anche molto dettagliate, e ancora: scene, parole, simboli, suoni, profumi. Arriviamo a immaginare quello che desideriamo in maniera persino ossessiva, finché non lo otteniamo.

Per poter cominciare una dieta, e in particolare per questo tipo di dieta detox, dovrai esercitare la tua capacità di visualizzazione. Ecco tutti i passi per allenare la tua fantasia e immaginazione e assicurarti il successo nella dieta:

  • Immagina il tuo obiettivo, come vuoi essere e come vuoi diventare dopo la dieta. Prova a creare un’immagine dettagliata e realistica del tuo futuro: vuoi che la tua pelle migliori e vuoi sgonfiarti? Vuoi ritrovare l’energia e la concentrazione? Vuoi migliorare la salute del tuo fegato e poterti concedere il tuo piatto preferito?

Bene: dopo aver fissato il tuo obiettivo sul diario o sul calendario, comincia a immaginare nel minimo dettaglio l’aspetto che desideri; crea una scena in cui, grazie ai benefici della dieta che hai seguito, puoi fare qualcosa in particolare.

Spesso si tratta di piccole, ma importantissime cose, come guardarsi allo specchio e notare una pelle liscia senza imperfezioni, oppure vedersi in forma a torso nudo. Ricorda bene questa scena, perché la dovrai ripetere ogni volta che starai per bere o mangiare qualcosa. Questo esercizio fondamentale fa parte della dieta, non dimenticarlo!

  • La parola magica: una volta immaginata la tua “scena del desiderio”, dovrai darle un nome. Servirà al tuo cervello a fare dei collegamenti simbolici. Se ti dico “nonna”, cosa ti viene in mente? Un sacco di cose, immagino! Ogni parola è registrata nella nostra mente come una stella che fa parte di una costellazione più grande.

Basta accendere una di queste stelle per attivare tutte le altre. Dare un nome alla tua scena desiderata servirà a rafforzare la tua motivazione, legandola a più “stelle” possibili nella tua mente. Segna questo nome e ripetitelo a bassa voce ogni volta che ti accingi a bere o a mangiare qualcosa, prima dell’esercizio di visualizzazione.

2. Perché le diete non servono a niente

Le diete sono una grande cazzata. Sono pericolose. E il detox non esiste.

Ne siamo più che convinti. Vediamo di chiarire tutto. Prima di tutto dovremmo disintossicare il nostro cervello da alcuni pensieri patetici. Le diete, per come le concepiamo genericamente, sono dei buchi nell’acqua che non fanno dimagrire, ma ingrassano le tasche di chi ci vuole guadagnare sopra. La moda della dieta è cominciata molto tempo fa.

Tutto per colpa di una malattia terribile

Dopo il boom economico del Secondo Dopoguerra, nei paesi occidentali si è cominciato a diffondere un morbo tremendo, che ancora oggi colpisce circa il 13% della popolazione mondiale. Una condizione medica molto seria, che causa 3,4 milioni di morti ogni anno secondo i dati delle Nazioni Unite. E c’è di peggio: la tendenza è in continuo aumento e colpisce sempre più bambini.

La peste? Il vaiolo? No, l’obesità. 2 miliardi di persone al mondo sono sovrappeso, mentre 815 milioni di persone muoiono di fame. È ovvio che non siamo in grado di bilanciare le risorse né a un livello globale, né a quello individuale.

Dopo il boom economico, nei paesi industrializzati la parola d’ordine era l’abbondanza. Anche secondo i canoni estetici dell’epoca, essere “in carne” era una dote che aggiungeva sensualità alla donna e, come nei tempi antichi, evocava un senso di benessere, sicurezza, fertilità.

Ma l’abbondanza era un obiettivo non solo per la popolazione in generale: le grandi industrie avevano capito che con l’alimentazione avrebbero potuto diventare potentissime. L’industrializzazione dell’alimentazione veniva vista come un bene per tutti quelli che fino ad allora non potevano permettersi il lusso di mangiare ogni giorno, ma il prezzo da pagare si sarebbe rivelato alto sin da subito.

Negli anni ’50 un medico fisiologo statunitense si trasferì in Campania, in un piccolo paesino vicino a Salerno, per studiare le abitudini alimentari degli abitanti della zona. Ancel Benjamin Keys era famoso per aver brevettato la Razione K, un pasto poco ingombrante e leggero, ma molto nutriente, che avrebbe dovuto sfamare i soldati americani durante la Seconda Guerra. Una volta giunto in Italia notò che la dieta degli abitanti dei paesini del Sud era in grado di proteggere le persone dalle malattie cardiovascolari.

In quei tempi, infatti, le malattie come l’infarto e l’arteriosclerosi stavano devastando gli abitanti delle grandi città del Nord America come New York. La causa principale era proprio l’obesità e un’alimentazione ricca di grassi e costituita in maggior parte da prodotti confezionati e fast food. Keys battezzò la dieta mediterranea, descrivendola come la dieta migliore al mondo, la più salutare in assoluto.

Il mito della dieta mediterranea si sparse velocemente negli anni d’oro del nostro Paese, grazie agli incentivi cinematografici e al turismo che stava consacrando l’Italia come il Bel Paese, il paese della Dolce Vita, delle passioni e della salute.

Anche oggi la dieta mediterranea viene osannata in lungo e in largo: ha un suo sito web ed è riconosciuta come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Il problema è che la Dieta Mediterranea, quella scritta in maiuscolo, protetta dalle Nazioni Unite, fa male alla salute.

La Dieta Mediterranea fa male alla salute?!

Sì, hai capito bene. La Dieta Mediterranea fa male alla salute. Ma la dieta mediterranea no. Per capire il perché dobbiamo prima arrivare al significato della parola dieta.

3. Cosa significa dieta e dieta detox?

Il termine dieta deriva dal latino diaeta e significa letteralmente “modo di vivere”. È estremamente legato alla parola dies, che significa “giorno” e indica la regola generale da seguire quotidianamente per la propria salute. Ancel Keys, il fisiologo americano, considerava la dieta mediterranea come un insieme di pratiche di vita salutari, che comprendevano l’alimentazione, l’attività fisica e altre abitudini, come quelle legate al riposo notturno.

La dieta, a partire dagli anni ’60, è diventata invece sinonimo di “dieta dimagrante”. Inizialmente proposta come un modo per diventare più belle per le donne americane, la dieta ha assunto il ruolo di elisir per trasformare ogni persona nel modello di bellezza in voga in un determinato momento. Siamo così arrivati alle diete “mima digiuno”, perversione di un’alimentazione che dopo aver aggiunto per decenni alimenti artificiali e dannosi alla nutrizione delle persone, ha cominciato a toglierne altri.

Siamo passati dalla massificazione della pasta, del pane e dei derivati del glutine alla demonizzazione dei grassi e la contemporanea diffusione degli zuccheri, alla creazione di mode alimentari il più delle volte pericolose per la salute delle persone.

Etimologia della dieta

L’origine del termine dieta serve proprio a capire due delle affermazioni più forti che hai letto fino a questo momento: “le diete non servono a niente” e “la Dieta Mediterranea fa male”. Le diete non servono a niente quando coinvolgono soltanto l’alimentazione: lo stesso Keys elogiava la dieta mediterranea, descrivendo un insieme di abitudini che sono troppe per poterle far stare tutte dentro il limitato concetto di dieta o di Dieta Mediterranea.

Nella dieta mediterranea originale, infatti, Keys osservava un limitato consumo di carne rossa, grassi saturi e proteine animali, accanto al consumo abbondante di grassi insaturi (olio d’oliva in primis), frutta e verdura fresche, legumi e cereali. Il regime alimentare elogiato da Keys comprendeva soltanto il consumo di alimenti biologici (non venivano utilizzati pesticidi di alcun tipo), non geneticamente modificati e stagionali.

Le farine utilizzate per i prodotti come la pasta e il pane, presenti in quantità assai minori rispetto a quelle di oggi, erano farine appartenenti ai cosiddetti grani antichi, o comunque non derivate da cereali geneticamente scelti.

Il consumo di alcol e il fumo erano notevolmente più bassi in media nella popolazione e quello di dolci, dolciumi e zuccheri era pressoché nullo. Per moltissimi bambini degli anni ’40 e ’50, i dolci, le caramelle e lo zucchero erano un’esclusiva dei periodi di festa. Quasi tutti gli alimenti di cui si nutrivano le famiglie osservate da Keys provenivano dall’autoproduzione ed erano locali. Le persone bevevano acqua, in larga misura prelevata da pozzi artesiani e quindi pura.

Le persone inoltre lavoravano ogni giorno e sottoponevano i loro corpi a un continuo esercizio fisico. La sedentarietà era una prerogativa dei soli anziani. Le ore passate all’aperto erano moltissime e i ritmi circadiani venivano rispettati con naturalezza. Ciò significa che le persone andavano a dormire con il primo buio della sera e si svegliavano all’alba, per poter sfruttare tutte le ore di luce naturale.

Non c’era la tv, non c’erano i “social” e non c’erano i videogiochi. Bambini, adulti e anziani si riunivano durante i pasti e in vari momenti della giornata per parlare, discutere, festeggiare e organizzare gli eventi sociali. Il contatto con gli animali era diretto e non esistevano allevamenti intensivi.

Per poter mangiare la carne ogni famiglia doveva abbattere uno dei propri animali, fonte principale di sostentamento. Non solo, si doveva preparare e tagliare la carne per conservarla e cucinarla. Ferro, argento, ceramica, terracotta, vetro, cotone: questi erano gli unici materiali presenti in cucina e di plastica nemmeno una traccia.

Non si usavano detersivi chimici per lavare i piatti o i panni e non si prendevano integratori. Una palestra moderna ai tempi non avrebbe avuto alcun cliente: tutti si tenevano in forma quotidianamente; il fitness era integrato nello stile di vita delle persone del tempo. Secondo il medico ucraino Konstantin Pawlowitsch Buteyko, famoso per i suoi studi sulla respirazione, le persone fino alla Seconda Guerra Mondiale respiravano meglio dei loro successori.

Keys non lasciò alcuna osservazione in merito, ma possiamo ipotizzare che, come sosteneva Buteyko, le persone prima del boom economico e dei cambiamenti dovuti all’industrializzazione, mantenessero una postura e godessero mediamente di una salute migliori.

Si stava meglio quando si stava peggio?

Secondo il medico naturalizzato russo, gran parte delle malattie moderne dipendono dalla respirazione, o meglio dalla sindrome di iperventilazione. Le persone hanno abbandonato uno stile di vita salutare per abbracciare la comodità, la sedentarietà e l’alimentazione sfiziosa, anziché nutriente.

Il risultato di questo atteggiamento è stato la tendenza ad atrofizzare alcuni muscoli coinvolti nella respirazione, in particolare il diaframma e l’acidificazione dell’organismo, in seguito alla formazione di un ambiente biologico con poco ossigeno.

L’iperventilazione, caratterizzata da un respiro corto e “alto”, effettuato con il solo petto, innesca un circolo vizioso nel quale la carenza di ossigeno dei tessuti provoca un’infiammazione che diventa cronica, favorendo lo sviluppo di moltissime malattie, dall’ansia all’asma, dai problemi circolatori, al cancro.

La Dieta Mediterranea è una cavolata

È facile allora capire come la Dieta Mediterranea, quella con le iniziali maiuscole, patrimonio dell’UNESCO, sia una farsa: non solo nella dieta che viene protetta dalle Nazioni Unite rientra solo un “modello nutrizionale” costituito da un mero elenco di alimenti dei quali non sono precisate le origini e la salubrità, ma non vengono nemmeno considerati moltissimi altri fattori che lo stesso Keys aveva incluso nelle sue osservazioni.

È doveroso precisare che con il tempo la comunità scientifica ha cercato di porre rimedio a queste mancanze, inserendo nella famosa piramide alimentare della Dieta Mediterranea anche l’idratazione, l’attività fisica, la convivialità e il controllo del peso corporeo.

Cosa manca alla Dieta Mediterranea

Ma possiamo definire davvero come Dieta Mediterranea soltanto un regime alimentare in cui si consumano frutta, verdura e cereali in abbondanza, si limita il consumo di carni e dolci e si preferiscono i grassi insaturi? No, è assolutamente fondamentale prendere in considerazione ogni dettaglio di una dieta, intesa come “modo di vivere”.

Dobbiamo per forza fare delle distinzioni tra la frutta e verdura biologica e locale, magari autoprodotta e quella industriale. La scienza queste distinzioni le ha già fatte: frutta e verdura contengono in media il 30% in meno di nutrienti rispetto a 50 anni fa. ( Su internet troverai molti articoli che parlano di un calo dell’80%, ma si tratta di una bufala.) Secondo uno studio condotto per Federsalus i sali minerali e le vitamine presenti nella frutta e verdura che troviamo al supermercato oggi sono diminuiti del 50% in 20 anni.

Non è importante allora fare distinzioni di questo tipo? E non è importante sottolineare la dilagante diffusione della celiachia e dell’intolleranza al glutine? Sono molti gli studi che affermano come l’eccessivo consumo di farine raffinate, derivate da cereali di scarsa qualità, selezionati per il contenuto elevato di glutine ai fini di una facile lavorazione siano la causa principale dello sviluppo dell’intolleranza al glutine. Dovremmo continuare a mangiare pasta industriale ogni giorno senza problemi?

L’agricoltura biologica è ormai una pratica di tendenza, una moda consolidata, un aspetto dell’alimentazione che in molti casi concorre alla creazione di uno status symbol e altrettanto spesso viene utilizzato come scusa per una speculazione economica. Tutto qui? No: il marchio biologico non sempre ci difende dai pericoli dell’alimentazione moderna, ma rappresenta un significativo passo in avanti. Vedremo tutti i vantaggi del biologico nel capitolo dedicato all’alimentazione.

Le diete sono inutili

La cosa importante che dovrai ricordare è che le diete non servono a niente: modificare drasticamente la tua alimentazione, senza cambiare nessun’altra delle tue abitudini non ti farà perdere peso e non ti disintossicherà. Soprattutto se ti affiderai al pericoloso fai da te dopo aver letto qualche post di un blog a caso.

Il nostro organismo non ama particolarmente i traumi, anche se è in grado di tollerarne di vario tipo e intensità. Sottoporre il tuo organismo a continue diete e “tira e molla” di peso è una pratica devastante, che potrebbe avere delle conseguenze serie per la tua salute. In ogni caso ti consiglio di affidarti alle cure di uno o una specialista: dietologo/a o nutrizionista in particolare.

Se continui a voler concepire la dieta come un fatto che riguarda solo l’alimentazione, ciò che mangi e ciò che bevi, ti sconsigliamo di proseguire con la lettura di questo articolo, lo troveresti borioso e infastidente. Mettiti nelle mani di un esperto o un’esperta e fatti consigliare il regime alimentare più adatto per le tue esigenze.

Personalmente siamo convinti che le informazioni autorevoli sull’alimentazione debbano essere cercate solo da fonti medico-scientifiche. Tuttavia siamo altrettanto certi dell’importanza delle tradizioni, delle intuizioni e delle tendenze (che siano guidate dal senso comune o dal marketing) nel ruolo di guida per una ricerca scientifica libera e sempre più accurata. Ed è importante anche la divulgazione, quando fatta bene, perché stimola la curiosità e il dialogo.

Non tutte le mode vengono solo per nuocere: il trend del biologico, la psicosi del glutine, la mania dei superfood, per citarne alcune, hanno tutte stimolato la ricerca a confermare o invalidare alcune credenze e hanno animato notevolmente la discussione su molti aspetti fondamentali dell’alimentazione e della dieta, della salute e dell’ambiente, della sostenibilità e dei giochi di potere che sottostanno ad alcune pratiche diffuse come l’uso indiscriminato di pesticidi.

Lo scopo di questo articolo è quello di controbilanciare ogni forma di settarismo, di immergere ogni conoscenza in un bagno di realtà. Consapevoli della facilità con cui la nostra mente ci incatena a visioni riduzioniste in cambio di un senso di sicurezza e di un’immagine di sé leggermente meno sfocata, cerchiamo sempre di ripudiarle, continuando a mettere in dubbio e a criticare ogni forma di radicalizzazione intellettuale e antropocentrismo.

Il risultato? Un articolo che speriamo possa stimolare la tua curiosità e il tuo interesse verso il grande tema della salute e in particolare nei confronti della disintossicazione. Ma da cosa dovremmo disintossicarci?

4. Cosa sono le tossine e da cosa dobbiamo disintossicarci in una dieta detox?

Cominciamo subito col dire che la comunità scientifica non ha mai supportato il discorso del “detox” e della disintossicazione di cui stiamo per parlare. La disintossicazione, intesa in senso medico, è l’eliminazione dall’organismo di sostanze velenose, contro le quali nulla mai potrebbe fare una dieta o un orripilante beverone al sedano e zenzero.

Tuttavia, come succede spesso nel marketing, anche in questo caso parlare di tossine e intossicazione ci aiuta a visualizzare meglio i difetti dei nostri stili di vita, che ci portano ad ammalarci in molti modi. Leggi e fatti la tua idea.

Cosa sono le tossine

Le tossine sono dei composti chimici invisibili: sono presenti nell’aria che respiriamo, a causa dell’inquinamento ambientale, ma anche nell’acqua, nella frutta e verdura e nei prodotti derivati dagli animali. Fin qui la scienza è d’accordo.

Il pesce che compriamo, specie se da allevamento, è pieno di tossine e metalli pesanti. La carne del supermercato, che nel 90% dei casi deriva da animali allevati intensivamente, è strapiena di tracce di antibiotici e altri farmaci che vengono somministrati alle bestie in quanto costrette a una vita breve e terribile in condizioni da brivido.

Anche i farmaci che assumiamo, dalla semplice aspirina alle molecole più ricercate, rilasciano tossine, così come molti alimenti naturali e soprattutto quelli confezionati, pieni di additivi alimentari come coloranti e conservanti.

Tutto ciò che ingeriamo dall’acqua agli integratori, dal pane alle carote, dalla birra all’arrosto, rilascia tossine nel nostro organismo. Si tratta di un processo naturale e scientificamente provato, e il nostro organismo è ben preparato a questa evenienza. Fegato e reni, ma anche polmoni e ghiandole sudorifere e tutto il sistema digerente e urinario sono predisposti all’espulsione di vari tipi di tossine dall’organismo.

Le tossine del mondo d’oggi

Certo, il nostro organismo si è evoluto per eliminare un sacco di tossine di tipo diverso, ma non gli abbiamo dato il tempo di sviluppare delle tecniche per espellere tutte le tossine che sono comprese nel pacchetto “mondo moderno”. Di questi tempi, infatti, le tossine che si infilano nel nostro corpo sono più numerose di quelle di una volta (prima dell’industrializzazione) e alcune sono anche sconosciute, nuove e particolarmente pericolose.

In generale, quindi, i nostri organismi sono come delle spugne: mille anni fa eravamo immerse ed immersi in un mondo salubre, dove c’erano sì le tossine, ma erano in quantità e composizione previste dai nostri sistemi di depurazione interni.

Oggi siamo le stesse identiche spugne, ma ci immergiamo in una realtà completamente diversa: l’aria che respiriamo è carica di particelle inquinanti derivate dalla combustione di carburanti fossili e dai fumi di scarico di diverse industrie, dai riscaldamenti delle nostre case e strutture e dallo smog dovuto ai trasporti.

Le acque, nelle quali presto ci sarà più plastica che pesci, sono state considerate per molto tempo – e continuano a essere utilizzate come la fogna del Pianeta. Tutti gli scarti liquidi finiscono nelle acque. I pesticidi utilizzati in massa in agricoltura permeano il terreno e inquinano falde, fiumi, laghi e mari.

Le industrie e i cantieri usano le acque naturali per lavare le loro vasche piene di scarti tossici. Ecco perché in Cina alcuni fiumi sono oggi blu, come il colore dei jeans che vengono lavati direttamente nelle acque che scorrono accanto alle concerie.

Tossine endogene

Molte tossine, tuttavia, vengono prodotte dal corpo stesso, in maniera completamente naturale, come risultato di molti processi biologici. Le tossine che il corpo produce spontaneamente sono le sostanze di scarto dei processi metabolici, cioè quelle eliminate costantemente dalle cellule del nostro organismo come i prodotti di scarto legati alla trasformazione del cibo in energia. Ma lo sapevi che anche le emozioni provocano un accumulo di tossine che devono essere espulse dall’organismo?

Secondo molte medicine tradizionali orientali, come quella cinese, le emozioni interferiscono con il funzionamento degli organi interni. Questi aspetti, che sono stati affrontati anche nella nostra medicina classica, vengono confermati dalle ricerche scientifiche più all’avanguardia. L’attività del cervello, quella mentale ed emotiva, sono strettamente collegate al funzionamento corporeo: il nostro organismo lavora in maniera olistica, come un tutt’uno. Siamo costantemente intossicati, quindi, sia dall’esterno che dall’interno.

L’intossicazione endogena, quella che proviene dal nostro corpo, produce tossine derivanti dall’assimilazione degli alimenti e sono costituite da acqua, anidride carbonica e sostanze azotate provenienti dalla demolizione delle proteine. Le tossine sono anche gli scarti dei batteri che vivono nel nostro organismo.

I nostri organi detox

Parte delle tossine vengono eliminate dai polmoni attraverso la respirazione, come l’acqua e l’anidride carbonica, mentre il resto viene elaborato dal fegato e dai reni ed eliminato con l’urina e le feci.
La natura ha pensato a diversi modi per difenderci da questi continui attacchi provenienti dall’esterno e dall’interno. Il nostro corpo, infatti, si è evoluto a tal punto da prevedere una continua depurazione effettuata attraverso organi e funzioni vitali come il fegato e la respirazione.

Fegato, intestino, reni, apparato respiratorio e pelle filtrano senza sosta le tossine trasformandole in sostanze meno pericolose. Le sostanze idrosolubili vengono inviate, attraverso la circolazione, ai reni, per essere espulse tramite l’urina; quelle liposolubili vengono immesse, mediante la bile, nell’intestino ed espulse con le feci. Questi sono i sistemi di difesa interni di cui disponiamo, che tuttavia non sono in grado di espellere ogni tipo di tossine.

La disintossicazione dai metalli pesanti, infatti, è una missione impossibile per il nostro organismo. Le microparticelle di mercurio, piombo o arsenico, si depositano negli organi e non possono essere rimosse dai processi endogeni di disintossicazione. Il nome stesso “metalli pesanti”, suggerisce l’immagine di sostanze che a causa del loro peso cadono sul fondo, colano a picco e per essere rimosse devono venir “pescate”.

I nostri processi naturali di disintossicazione sono in grado di mantenere in salute l’organismo solo se noi siamo capaci di mantenere in salute i nostri organi.

Un fegato appesantito da un’alimentazione scorretta, dalla sedentarietà, oppure una respirazione iperventilata o ridotta a causa del fumo non saranno in grado di depurarci da tutte le tossine. Il mondo di oggi è particolarmente ricco di agenti inquinanti a vari livelli: le acque, l’aria, gli alimenti sono inquinati, ma dobbiamo anche considerare i ritmi di vita, lo stress, le poche ore di sonno e i relativi disequilibri ormonali, il contatto con materiali sintetici e iperlavorati e alcune cattive abitudini alimentari.

Cosa non mangiare nella dieta detox?

Le abitudini che intossicano

Ecco una lista delle peggiori abitudini di vita che intossicano i nostri organismi:

  • Masticare male
  • Mangiare senza fame
  • Mangiare troppo
  • Consumare alimenti industriali
  • Assumere alimenti inquinati
  • Fumare
  • Bere alcol
  • Mangiare zuccheri
  • Ingerire troppo glutine derivato da farine raffinate
  • Dormire poco
  • Dormire male
  • Cenare tardi
  • Non rispettare il ritmo circadiano
  • Non fare attività fisica
  • Bere poca acqua
  • Indossare indumenti sintetici
  • Usare la plastica in cucina
  • Isolarsi elettrostaticamente
  • Respirare l’aria inquinata
  • Non esporsi alla luce naturale
  • Stare per troppe ore davanti a schermi luminosi
  • Fare disordine mentale
  • Non meditare
  • Smettere di sognare
  • Impigrire il pensiero

Una disintossicazione efficace deve comprendere

  • Una regolare attività fisica
  • Un’ottima gestione dello stress
  • Riposo notturno regolare e sincronizzato con il ritmo circadiano
  • Un’alimentazione bilanciata
  • Contatto con la natura

Vivere in un mondo intossicante

Viviamo un mondo inquinato e continuiamo ad inquinarlo senza porci il problema che, prima o poi, tutte le tossine e i veleni entreranno nel nostro corpo. Le nostre case sono inquinate: il radon è un gas nobile radioattivo e altamente nocivo che si può accumulare nelle abitazioni e in particolare negli ambienti meno ventilati.

Il trichloretilene è una sostanza presente nelle lacche e nelle vernici, la formaldeide si trova nei fazzoletti di carta, nella carta igienica e da cucina, ma anche nella carta da parati e nella carta cerata. Il benzene viene rilasciato lentamente dalla cera per mobili, dai parquet, dalle plastiche, dalle resine e dai lubrificanti.

Xilene, ammoniaca e centinaia di altre sostanze che derivano dai prodotti utilizzati per la pulizia della casa inquinano l’aria che respiriamo ed entrano nei nostri polmoni, sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista New Scientist. Siamo a conoscenza solo di alcuni pericoli delle sostanze che utilizziamo e se andiamo a sommare tutte le possibili fonti di inquinamento a cui sottoponiamo i nostri organismi, possiamo ben capire perché sia importante disintossicarci.

L’acqua che beviamo e con cui prepariamo i nostri cibi è potabile, ma spesso ricca di calcare e cloro. In alcune zone d’Italia l’acqua del rubinetto è stata oggetto di scandali a causa dei risultati delle analisi che ne mostravano la scarsa purezza. Ma anche le acque minerali in bottiglia non sono da meno, specie se consideriamo l’impatto ambientale della plastica e quello, ancora semisconosciuto sui nostri organismi.
In fin dei conti ne vien fuori che la vita di una persona media è costantemente esposta a tossine di ogni tipo.

Endogene ed esogene; interne, come quelle provocate dallo stress (cortisolo e radicali liberi), o esterne, come il monossido di carbonio, le polveri sottili e molte altre. Il nostro organismo filtra tutte le schifezze in cui lo immergiamo di continuo. Se in più lo obblighiamo a nutrirsi male, a rimanere sedentario e aggiungiamo pure qualche vizietto come l’alcol e il fumo, lo sottoponiamo a una vera e propria tortura.

Siamo più sani al giorno d’oggi?

I dati sulla diffusione delle malattie cardiocircolatorie, sulle allergie e le intolleranze, sui problemi ormonali, della tiroide, della pelle, del fegato, dei reni e dei polmoni, ma anche delle malattie intestinali sono quantomeno allarmanti. Solitamente non li guardiamo mai tutti assieme, ma uno alla volta. E in questo modo non ci accorgiamo di quante persone siano malate al giorno d’oggi. È vero che rispetto a 50 o 100 anni fa viviamo di più e siamo capaci di sconfiggere malattie mortali come il vaiolo e il tifo, ma siamo sicuri di aver fatto dei grandi progressi?

Viviamo delle vite sempre più lunghe, ma allo stesso tempo siamo sempre più ammalati: siamo obesi, diabetici, abbiamo valori molto sballati, siamo pieni di intolleranze e allergie, vediamo peggio di una volta, respiriamo male e sottoponiamo i nostri organi a degli sforzi disumani, letteralmente disumani.

Certo, non moriamo di malattie facili da debellare a 30 anni, ma ne viviamo 85 in preda a mille problemi.
Il progresso medico è andato di pari passo con l’involuzione dei nostri stili di vita, dell’alimentazione e della salubrità degli ambienti in cui viviamo.

Nutriamo la frutta e la verdura con veleni che rimangono incastrati nei nostri organi. Alleviamo gli animali con antibiotici e ormoni che entrano ben presto in circolo nei nostri organismi, scombussolando i nostri equilibri e aumentando la resistenza dei batteri. Riversiamo gli scarichi industriali nei mari, dove i nostri pescherecci pescano il pesce che paghiamo caro al ristorante.

Ogni nostra azione ha delle conseguenze

Continuare a concepire la realtà per compartimenti stagni non ha alcun senso. Dobbiamo adottare una visione d’insieme, sistemica, che ci permetta di fare quei collegamenti che spesso non riusciamo a fare. Dobbiamo consentire alla nostra mente di vedere tutti quei passaggi che ci conducono verso uno stato di salute o di malattia. Se, invece di comprare il petto di pollo già pulito e confezionato in delle belle buste di plastica verde al supermercato, vedessimo l’intero processo che porta quel pennuto sulle nostre tavole, forse non lo compreremmo più a cuor leggero.

Vedere migliaia di polli allevati in gabbie, senza la possibilità di muoversi in capannoni bui e maleodoranti, ricoperti di feci e animali malati e deceduti, calpestati dagli altri, potrebbe già frenarti. Vedere anche ciò di cui vengono nutriti, come vengono trattati, quali farmaci vengono aggiunti ai loro pasti e come vengono macellati, potrebbe disgustarti. Non voglio convincerti ad abbracciare il veganesimo, perché anche la frutta e la verdura vengono trattati allo stesso modo.

Pesticidi, veleni di ogni tipo e modificazioni genetiche sono solo l’antipasto di un banchetto che vede spesso colorazioni artificiali, conservazioni a lunghissimo termine, iperlavorazioni che deprivano la materia prima di ogni valore nutrizionale.

Se potessimo mettere insieme tutte le ricerche che parlano dei fattori di rischio per moltissime malattie, vedremmo che alla base di ogni processo patologico c’è il malfunzionamento di uno o più sistemi biologici messi a dura prova da un’intossicazione massiccia dell’organismo.

Le tossine di vario tipo possono intasare il corpo, inficiando il funzionamento degli organi, che funzionano all’unisono come un sistema intrecciato di sinergie. Le tossine possono scatenare infiammazioni, che diventano croniche allo stesso modo in cui noi rendiamo permanenti e irreversibili alcune cattive abitudini di salute. Dallo stato di infiammazione cronica si possono sviluppare moltissime patologie, fino ai tumori.

Ecco perché è importante disintossicarsi. La disintossicazione alleggerisce il lavoro degli organi, li lascia liberi di difenderci dai naturali attacchi interni ed esterni e favorisce l’omeostasi generale dell’organismo. Dobbiamo disintossicarci, quindi, ma come? Basta mangiare qualche fogliolina di tarassaco, oppure tanti semi di lino? Dobbiamo fare una dieta mima-digiuno o diventare fruttariani? No, queste sono tutte cazzate. Sarebbe come pensare di poter combattere un esercito moderno con un reggimento di anziani armati di bastoni.

Dieta detox: le diete sono pericolose

Le diete sono pericolose

Le tossine mentali

Le diete non funzionano e non hanno alcun senso di esistere, finché vengono concepite come dei particolari stili alimentari. Le diete sono pericolose, perché l’alimentazione è una cosa seria, non un lato della vita su cui giocare. I disturbi alimentari sono in continuo aumento e diventano sempre più complessi, anche a causa della pressione sociale che viene esercitata sulle diete e sull’alimentazione.

Di chi è la colpa? Degli autori di libri che si inventano la dieta del momento? Dei geni del marketing che si inventano l’esistenza dei superfood? Di chi diffonde bufale e sensazionalismi? Anche, ma non dimentichiamoci le colpe della scienza e di tutte le discipline mediche, che rafforzano una visione settaria e frammentata della salute, e pretendono di avere il monopolio su ogni tipo di conoscenza e cura del corpo e della mente, ovviamente concepiti come due entità nettamente distinte.

La scienza medica e tutte le discipline annesse si fregiano del primato assoluto sulla conoscenza, poiché fondate sul metodo scientifico. Disprezzano ogni forma di autoterapia, cura alternativa o tradizionale che non si inginocchi ai loro piedi, ma non fanno mai autocritica. Bisogna rendersi conto dei limiti di questa visione. Limiti dettati da interessi economici, politici e accademici.

Limiti che causano l’esclusione delle donne dalla ricerca medica, sia come protagoniste, che come target (il 90% dei farmaci sono progettati per il corpo maschile, senza differenze per quello femminile). Gli stessi limiti escludono studiosi e intellettuali provenienti da paesi poveri o non ricchissimi, che non possono permettersi studi avanzati o la partecipazione a convegni esclusivi e costosi (dai quali vengono quindi esclusi i contributi di moltissimi medici).

I limiti politici hanno a lungo escluso dal progresso medico tutti i medici dell’ex Unione Sovietica e di molti paesi considerati ostili. Molto spesso la ricerca è sovvenzionata e guidata esplicitamente dalle stesse case farmaceutiche che in un secondo tempo guadagneranno miliardi sui prodotti testati.

Umiltà e onestà

Un altro grande limite intellettuale della scienza medica riguarda le fonti e l’umiltà, l’onestà: è una prassi obbligatoria quella di inserire la bibliografia e le citazioni in ogni articolo scientifico, ma non riesce spontaneo a moltissimi scienziati rendere onore alle fonti di ispirazione dalle quali nascono scoperte o pratiche di successo.

È il caso, ad esempio, del training autogeno, copiato completamente dalla meditazione Yoga, che venne presentato come una tecnica innovativa, senza voler dichiarare la sua ovvia somiglianza con la disciplina orientale.

Esistono anche discipline, come la psicologia e la psichiatria, che si basano su un rapporto con la scienza completamente fasullo. Se chiedessi a 10 specialisti del cervello e della mente una diagnosi sui disturbi mentali di una persona scelta a caso, otterrei molto probabilmente 10 risposte differenti.

Prova a chiedere a uno psicologo o a uno psichiatra cos’è la mente, qual è la chiave di lettura che trasforma gli impulsi neurologici in immagini mentali o in pensieri, cos’è la schizofrenia, come funziona il cervello e rimarrai di stucco dalla vastità di interpretazioni diverse.

Eppure, essendo una scienza, non dovrebbe esserci un totale accordo su questi argomenti? 10 radiologi potrebbero diagnosticare in 1 minuto una frattura del femore. Ma un trauma affettivo non verrebbe riconosciuto allo stesso modo da 10 specialisti della mente.

Gli stessi che, tuttavia, si arroccano il diritto di prescrivere farmaci potenti e invalidanti per curare presunti disturbi, frutto di teorie che col tempo cambiano e si rinnegano. Cosa direbbe oggi un omosessuale che cent’anni fa veniva sottoposto a elettroshock per curare la sua presunta malattia dell’anima? La presunzione è una tossina molto pericolosa, sia per la scienza che per i nostri organismi.

Una buona notizia

Per fortuna esistono sempre le notizie positive. Si sta facendo strada, anche nella scienza, la necessità di una visione olistica della salute umana. Sotto questo segno nasce la PNEI, o psiconeuroendocrinoimmunologia (se vuoi approfondire leggi questo manuale), un approccio sistemico all’omeostasi del nostro organismo.

Negli anni ’80 una scoperta scientifica fu la scintilla che fece nascere una disciplina innovativa come la PNEI: alcuni scienziati dimostrarono che le citochine, i neurotrasmettitori e gli ormoni rappresentano una categoria di mediatori comuni, appartenenti ad un’unica rete. Prima di quel momento, le discipline inserite nell’acronimo PNEI (psicologia/psichiatria, neurologia, endocrinologia e immunologia), trattavano queste sostanze in maniera separata ed esclusiva.

La PNEI nasce dalla dimostrazione che ognuna di queste molecole è in grado di influenzare sistemi diversi, ritenuti fino a quel momento separati. Questa scoperta impone un cambiamento di approccio, ci obbliga a considerare il nostro organismo nel suo insieme. L’ansia, ad esempio, non può più essere considerata come un disturbo psicologico o psichiatrico (le due discipline non sono l’una il sinonimo dell’altra, ma continuano a lottare tra di loro e al loro interno!), ma come un disturbo sistemico, che coinvolge ormoni, citochine, neurotrasmettitori e molto altro ancora. La PNEI si definisce come la scienza del Sistema.

Tutto ciò non è un mero sfogo, né un tentativo di discreditare le altre forme di sapere. La prima parte della disintossicazione, la più stringente e necessaria riguarda proprio alcune tossine mentali, che si accumulano sotto forma di schemi radicati di pensiero, capaci di rendere cronica una visione del mondo dualista e rigida, divisa in celle costruite artificialmente per poter semplificare la realtà.

Ma il nostro Mondo non è affatto semplice: è estremamente complesso e incasinato. Ridurre ogni forma di manifestazione di salute a un problema clinico esclusivo di una o l’altra disciplina medica è semplicemente ridicolo.

Come disintossicare la mente

La prima regola di una disintossicazione efficiente è: “disintossicati dalle restrizioni mentali”. Se immagini la mente come un rubinetto da cui puoi far sgorgare idee, pensieri e felicità, puoi concepire le costrizioni mentali come il calcare che si forma nelle tubature e impedisce al tuo flusso mentale di uscire con l’imponenza che può esprimere. Quindi:

  • Inizia a concepire corpo e mente come una cosa sola: sono uniti, interlacciati, partecipano sinergicamente alle stesse funzioni. L’organismo è un intreccio di organi, sistemi e funzioni che esistono, sì, individualmente, ma non hanno alcun senso, né vita se vengono separati. Un endocrinologo studia e cura le ghiandole e gli ormoni, ma le può forse estrarre dal tuo corpo, ripulirle e reinserirle come se fossi un robot? Può uno psichiatra fare una revisione al tuo cervello, cambiargli l’olio e reinserirlo azzerando i chilometri di paranoie che hai percorso?

No. Non esiste un organo che non si relazioni a tutto il resto dell’organismo. Non esiste una malattia, un disturbo, una condizione clinica che non coinvolga tutto l’organismo. Allo stesso modo, allora, non esiste nessuna cura che possa essere efficace se applicata solo su una minima porzione dell’organismo. Ancor più minuscola se pensiamo che da ogni disciplina vengono esclusi non solo organi e sistemi, ma anche tutte le relazioni che intercorrono tra di essi.

  • Elimina ogni forma di riduzionismo mentale: metti in dubbio tutto, metti sotto critica ogni tuo pensiero e ogni affermazione, senza mai darti risposte facili, per non cadere facile preda del complottismo. Il complottismo, visto come modalità di funzionamento della mente, è una manifestazione di estrema insicurezza: tutto viene messo in dubbio (e fin qui ci siamo), ma si trovano sempre le risposte più facili in un paradigma di pensiero scontato, quello del “capro espiatorio”.
  • Slega, smonta e slaccia ogni forma di dualismo. Corpo e mente è solo il primo di tantissime categorie di pensiero sulla base delle quali costruiamo una visione della realtà limitata, artificiale e molto triste.
  • Dopo la decostruzione, la ricostruzione. Dopo aver smontato ogni forma di dogma, di certezza assoluta, ricomponila criticamente secondo il tuo pensiero e la tua interpretazione. Non ricostruire strutture rigide di pensiero, ma metti in piedi costruzioni dinamiche, opere complesse e aperte al cambiamento, al rinnovamento e alla critica. Più certezze credi di avere nella vita, meno sicura sei.

L’eliminazione delle tossine mentali richiede moltissimo tempo, ed è un processo costante, una forma di cambiamento continuo, una critica in divenire della realtà. Una realtà che è fatta così: non è rigida e logica come le nostre paure vogliono farci credere, ma è malleabile e infinitamente complessa, impossibile da afferrare. Anche la conoscenza è un palloncino che va gonfiato costantemente, perché dalla parte opposta del beccuccio c’è sempre un foro che lo farebbe sgonfiare in un attimo. Quel foro nella conoscenza è necessario: senza di esso non potremmo respirare.

Le regole della dieta detox

5. Detoxygena: le ultime cose da sapere prima di cominciare la disintossicazione definitiva

Questo titoletto suona minaccioso? Spero proprio di no, perché questa disintossicazione totale è un percorso di crescita e miglioramento personali multilivello e multifattoriale. In che cosa consiste? Da dove inizia? Cosa dovrai mangiare?

La tua fame di risposte può aspettare ancora un po’. Ti immaginavi l’ennesimo articolo facile sulle diete in cui sentirti dire solo cosa devi “assolutamente” evitare e cosa no? Volevi scoprire le miracolose proprietà di qualche nuovo frutto esotico? Mi dispiace, hai scelto la guida sbagliata. Ecco le regole di detoxygena e come procedere:

GRADUALMENTE

Ogni cambiamento va affrontato con decisione e fermezza, ma anche con gradualità. Le diete, intese come regimi alimentari alternativi e temporanei, sottopongono l’organismo intero ad uno stress eccessivo. Solitamente, infatti, ci buttiamo a capofitto in diete orribili, traumatiche, che ci costringono a mangiare sempre lo stesso alimento per giorni, oppure a digiunare, escludere completamente alcuni alimenti o abbondare con altri.

Cosa direbbe un nostro antenato vedendoci mangiare banane per una settimana o sapendoci in digiuno depurativo per 3 giorni? Ci darebbe degli imbecilli, ovviamente. Se partiamo dal presupposto di vivere in una realtà inquinata che mette a dura prova ogni giorno i nostri organismi, vuol dire che cominceremmo una dieta in uno stato di stress elevato.

Di conseguenza non ha alcun senso aggiungere un altro stress, ma dobbiamo coccolare e rilassare corpo e mente. Il primo passo, quello mentale, serve proprio a preparare il sistema spirituale e mentale del nostro organismo. Lasciare aperta la propria mente è il primo passo necessario per rilassare un organismo in tensione. Sì, perché tutte le restrizioni mentali che ci imponiamo sono innaturali, sono una forma di violenza (per approfondire leggi Jiddu Krishnamurti) e perpetrano le stesse ingiustizie all’infinito. Ingiustizie e idiozie, come i dualismi, vere e proprie prigioni del pensiero, della mente, dell’anima.

INTEGRALMENTE

Se ho fatto un’introduzione così ampia e per certi versi strampalata, è perché una disintossicazione, per essere efficace, deve essere reale. Un bagno di realtà laverà via moltissime tossine dal tuo organismo, che è un insieme sinergico di sistemi intercorrelati tra di loro. Una disintossicazione, per essere completa, deve essere olistica: dovrai mettere sotto processo moltissime abitudini e aspetti della tua vita, non solo ciò che mangi.

Ti sembrerà difficile, ma in realtà quello che è davvero impossibile è smettere una sola abitudine e lasciare intatte tutte le altre. Se vuoi smettere di fumare, ma non vuoi mettere in discussione tutte le altre abitudini collegate al fumo, come il caffè, la birra, la canna o altro, non ce la farai mai. Se vuoi migliorare la tua alimentazione, ma non rinunci alla sigaretta o alle tue 4 ore davanti alla tv, non ce la farai mai.

Il cambiamento non può mai essere parziale. O tutto, o niente. Ridurre il cambiamento a una piccola modifica fa parte dello stesso approccio riduzionista che crea i dualismi, che imprigiona la nostra mente. Con detoxygena imparerai a mettere in discussione tutta la tua realtà presente, quella realtà dalla quale hanno avuto origine tutti i problemi che ti hanno condotto fin qui, fino alla decisione di voler cambiare.

QUANTO DURA LA DIETA DETOXYGENA?

Solitamente le diete promettono risultati eccezionali in una, due, tre settimane, oppure in un mese o due. Un approccio ridicolo e infantile. Certo, un cambiamento, se vissuto in maniera olistica, può dare i suoi frutti già in pochissimi giorni. La tua dieta detox detoxygena durerà per sempre. Non si tratta di una sciocca e irresponsabile modifica del tuo stile alimentare, ma di un cambiamento in senso lato, totale, assoluto; è un cambiamento di paradigma, un cambiamento strutturale.

Non cambia solo il “cosa”, ma anche il “come”. “La dieta detoxygena durerà per sempre” – non deve suonare come una minaccia, perché non consisterà nella privazione di piaceri consolidati, ma nell’instaurazione di nuovi, e più sani, piaceri. Cambierai l’approccio nei confronti della tua dieta, intesa come stile di vita, liberandoti dagli schemi prefissati, dalle dipendenze, dalle abitudini scorrette e dagli automatismi.

Ciò non significa che non potrai più concederti vizi e piaceri, ma che, al contrario, ne potrai godere ancora di più. Vorresti poterti gustare un dolcetto come una pasta crema al 100% senza sensi di colpa e senza dover per forza causarti problemi di salute? Vorresti poter fumare una sigaretta in santa pace con gli amici dopo una serata di bagordi?

Lo scopo di questa dieta è quello di poter essere liberi, liberi da ogni automatismo, liberi dalle abitudini che appiattiscono la nostra esistenza, liberi dalle dipendenze che ci incatenano. Liberi di goderci la vita anche nei suoi aspetti meno sani, una volta ogni tanto, con la giusta misura. Esatto, hai capito bene: questa dieta ti insegnerà a vivere bene, in salute, ma ciò non significa che dovrai entrare in un regime rigido di abitudini “naziste”. Non dovrai ingurgitare beveroni dal gusto terribile o sfinirti di Pilates.

CONCEDITI TUTTO

Con la dieta detoxygena potrai concederti tutto. Considerala un po’ come l’evoluzione massima della dieta flexitariana. Cos’è? Altro non è che il ritorno avveduto a uno stile alimentare moderato e coscienzioso. È finita l’epoca degli aut-aut (Niente carne! Niente Carboidrati! Niente cibi cotti! …e così via…).

La diffusione delle mode del vegetarianesimo, del veganesimo, per poi arrivare alla dieta paleo e così via, sono state un momento di decostruzione necessaria dello stile alimentare occidentale, che non veniva messo in discussione da decenni. La dieta flexitariana rappresenta il primo mattone della ricostruzione, all’insegna di un “in medio stat virtus” raggiunto anche grazie agli estremismi espressi finora.

La visione olistica si sta, per fortuna, facendo strada almeno in questo ambito: le questioni morali alla base di queste diete, come la sostenibilità e il rifiuto della crudeltà, devono essere viste in un’ottica più ampia, nella quale dobbiamo includere le necessità di un mondo popolato da più di 7 miliardi di esseri umani che si dividono le risorse nel modo peggiore possibile. Due miliardi di persone al mondo sono in sovrappeso, mentre 815 milioni muoiono di fame.

Veganesimo e vegetarianesimo hanno puntato giustamente i riflettori su questioni che fino a pochi anni fa non prendavamo nemmeno in considerazione. Ora che abbiamo smontato le abitudini precedenti e tutto ciò che davamo per scontato, dobbiamo immergere le nostre nuove convinzioni in un bagno di realtà. E ciò significa capire che le nostre ricette “cool” a base di quinoa e avocado possono fare tanto bene alla nostra salute, quanto male alle economie di molti paesi produttori.

Rinunciare all’olio di palma non significa salvare le foreste equatoriali, ma fare solo in modo che al posto delle palme venga piantato qualcos’altro. Rinunciare all’industria della carne per ingrassare quella degli integratori non ha senso, in primis per la nostra salute. Ma c’è una via d’uscita? C’è, è realistica e rivoluzionaria e potrebbe disintossicare un intero Sistema. Alla fine di questa guida capirai perché concederti tutto è una scelta di salute e di buon senso.

SARÀ DIFFICILE

Anzi, difficilissimo. Io, però, ce la sto facendo. Non posso dire “ce l’ho fatta”, perché la mia dieta continua, il mio stile di vita prosegue nella direzione del miglioramento continuo e della costante messa in discussione di un modo di vivere che comprende molte eccezioni alla regola per non diventare mai un’abitudine e pietrificare la mia esistenza. La prima fase sarà la più difficile, ma aprirà le porte al tuo paradiso interiore. Forse non tutte e non tutti siamo pronte e pronti a un cambiamento del genere, ma se sei disposta o disposto a tutto, buttati! Io l’ho fatto e posso garantirti dei risultati eccezionali.

QUALI SONO I RISULTATI?

Posso parlare di quello che è successo a me. Sono dimagrita di 15kg in poco tempo, senza perdere tonicità, anzi, acquisendo massa muscolare. Ho sconfitto problemi come confusione mentale, stanchezza cronica, mancanza di motivazione e concentrazione, ansia, panico, irregolarità intestinale, cheratosi pilare, secchezza della pelle, carie, raffreddori e sinusiti continue.

E ancora: onicofagia, gonfiore addominale, aerofagia, dispepsia, digestione lenta e difficoltosa, gluten sensitivity, difficoltà a digerire fritti, peperoni, melanzane, cipolla, aglio, piccante (tutte cose di cui vado ghiotta), instabilità dell’umore, disturbi del sonno (sonno turbato e irregolare, carenza cronica di sonno), dolori muscolari, problemi respiratori, piedi e mani fredde, tendenza ad ingrassare facilmente.

Ho scoperto sulla mia pelle (alle volte proprio letteralmente) che tutte queste condizioni (e di sicuro molte altre) sono assolutamente reversibili. Per molti anni non credevo si potesse vivere una vita senza questi piccoli problemi cronici, che con l’età stavano prendendo sempre più spazio nella mia vita. Oggi non riesco a immaginare le mie giornate appesantite da quella stanchezza costante, dai problemi di digestione, dagli sbalzi d’umore e dalla mancanza di concentrazione. Vuoi cominciare subito?

L’hai già fatto. Il primo passo fondamentale di questa dieta è portare alla coscienza tutti i nostri limiti. La tua dieta è già cominciata: hai già apportato le prime modifiche al tuo modo di vivere, alla dieta intesa come modus vivendi.

Ecco tutti i punti cruciali della dieta detoxygena:

  • CONSAPEVOLEZZA
  • RESPIRAZIONE
  • VISUALIZZAZIONE
  • MEDITAZIONE
  • RITMO CIRCADIANO
  • ESERCIZIO
  • IDRATAZIONE
  • ALIMENTAZIONE
  • ABITUDINI
  • INTEGRATORI
  • NATURA
  • IGIENE
  • MATERIALI
  • REGOLE D’ORO

6. CONSAPEVOLEZZA

La prima parte della guida se n’è andata. A cosa serviva farcirti il cervello con tutte quelle nozioni e idee? Consideralo come un nutrimento detox per la tua mente. Far circolare dei pensieri di cambiamento serve a predisporre l’organismo intero alla crisi, alla decostruzione e ricostruzione di un nuovo equilibrio.

Ormai hai capito che la dieta non è solo un regime alimentare, ma un modo di vivere che comprende diversi aspetti della propria vita. La prima parte di questa dieta è proprio quella che riguarda l’alimentazione della mente. Devi mettere in dubbio molti aspetti che consideri intoccabili e persino alcuni di cui non sei ancora a conoscenza.

Apri la tua mente e accogli queste novità, accetta con serenità questi cambiamenti. Non ti proporremo nulla di traumatico, bensì un cammino di salute a tutto tondo che ti riavvicinerà alla tua stessa natura. Il primo passo è infatti quello di mettere in discussione le costruzioni simboliche e mentali che la nostra società ci inietta fin dalla nascita.

Il tuo diario della dieta detox

Devi per forza bere alcolici? Devi proprio fumare? Il supermercato è davvero il luogo adatto per comprare gli alimenti? Fare tardi la sera ti rilassa davvero? La pubblicità ti propone i prodotti migliori per il tuo benessere?
Il primo esercizio che ti propongo dovrà cominciare adesso e finire… chissà, forse tra molto tempo, ma dovrà durare almeno fino alla fine della lettura del libro. Prendi un diario, un quaderno e comincia con l’intestazione: scrivi il tuo nome e fissa il tuo obiettivo (ricordi il discorso sulla motivazione?), facendolo diventare il titolo dell’intero blocco. Chiamalo “Dieta Detoxygena”, “Voglio Dimagrire”, “La Mia Salute”, o come ti piace di più.

Nella prima pagina cerca di buttare giù due righe descrivendo il tuo obiettivo, spiegando (a te stessa o te stesso) come vorresti sentirti, quali problemi vorresti risolvere. Ti ricordo che se si tratta di problemi di salute degni di nota, è consigliabile chiedere un consulto medico.

“Vorrei perdere qualche chilo per sentirmi più in forma, vorrei avere sempre tanta energia e voglia di fare e vorrei che quei miei problemi della pelle scompaiano una volta per tutte.” – qualcosa del genere.
Fissa una data, un periodo di tempo che ti sembra adeguato per poter raggiungere il tuo obiettivo.

Ti consiglio di fissare una data a lungo termine, a 6 mesi o un anno da oggi. Io avevo fissato un anno, ad esempio. Poi fissa alcuni obiettivi a medio termine, come uno al mese. Cosa dovresti scrivere in ognuno di questi obiettivi? Tutti i cambiamenti che desideri per la tua vita, dal più difficile al più facile. E come si fa?

Su un foglio di carta a parte, oppure su una delle pagine del tuo diario, fai una lista in ordine casuale, così come ti viene in mente, di tutte le piccole cose che vorresti cambiare nella tua vita. Non aver paura, segna anche le cose più imbarazzanti o futili, tanto quel diario sarà solo tuo, io non lo leggerò, te lo prometto.
Cerca di buttare giù almeno 10-15 obiettivi, grandi e piccoli. Come: “vorrei avere i capelli meno sfibrati”, “vorrei digerire meglio”, “voglio dimagrire 5 kg”, “voglio avere una pelle sana”, “voglio fare le scale senza il fiatone”, “voglio poter mangiare un cornetto senza sensi di colpa”, “voglio dormire bene” e così via.

Adesso individua l’obiettivo più difficile di tutti. Quello che ti sembra più impossibile. Bene, segnalo all’ultimo mese. Ora trova nella tua lista l’obiettivo più facile in assoluto. Ok, segnalo nel primo mese. Ti rimane una lista di obiettivi. Tra questi, qual è quello più difficile? Segnalo nel penultimo mese. E quello più facile? Andrà nel secondo. In men che non si dica avrai un calendario di obiettivi disposto sul tuo diario in ordine crescente. Fantastico.

Per esercitare la tua consapevolezza, rileggiti la prima parte dell’articolo, oppure approfondisci la tua curiosità ed espandi la tua consapevolezza con alcune letture che ti suggerisco:

7. RESPIRAZIONE E DIETA DETOX

La respirazione è la nostra funzione vitale centrale. Il respiro ci connette all’esterno in un flusso dinamico e continuo. Respirare ha un grande valore simbolico: la nostra vita comincia con il primo respiro al di fuori del ventre materno e finisce con l’ultimo respiro nel giorno della nostra morte.

Siamo in continuo scambio con il mondo esterno: consumiamo ossigeno e produciamo biossido di carbonio. La respirazione serve proprio a scambiare questi gas ed è il filo che ci tiene appesi a questo mondo. Meglio respiriamo, più in salute saremo. Ma come si dovrebbe respirare per stare bene?

Respirare di meno

Respirare bene significa respirare di meno.

Lo sosteneva il medico ucraino Konstantin Pavlovich Buteyko, che aveva scoperto il ruolo della respirazione in molte malattie. Da giovane Buteyko aveva studiato le ultime fasi di vita di centinaia di pazienti del suo ospedale, notando come la morte sopraggiungesse sempre dopo un peggioramento della respirazione.

Buteyko notò negli anni e nella pratica che tutte le persone malate presentavano una respirazione molto simile a quella – fatale – dei pazienti in fin di vita. Cominciò allora i suoi studi sulla respirazione, ottenendo risultati sorprendenti. Sviluppò un metodo, facile e gratuito, per curare l’asma e con questo curò migliaia di pazienti.

Cominciò a notare in queste persone dei miglioramenti di salute che andavano ben oltre la remissione della malattia respiratoria e quindi decise di estendere il suo metodo a tutti, proponendolo come una sorta di rieducazione respiratoria. Il dott. Buteyko aveva scoperto una delle condizioni mediche più sottovalutate dell’epoca: la sindrome dell’iperventilazione. Ancora oggi questa condizione non gode dell’attenzione che merita, a causa dei limiti economico-politici di cui abbiamo parlato nella prima parte del libro.

Buteyko provò ad esportare le sue scoperte anche nel mondo occidentale, ma venne prima osteggiato dal mondo scientifico e poi anche dal suo stesso Paese, alle prese ai tempi con le paranoie della Guerra Fredda.

Buteyko non registrò mai il suo metodo come un marchio privato, permettendo ancor oggi la sua libera divulgazione. Riuscì a mantenere dei rapporti con alcuni medici e studiosi australiani, che ancor oggi si fanno portavoce delle sue scoperte nell’Occidente. Cos’è la sindrome da iperventilazione e in cosa consiste il metodo Buteyko?

Sindrome da iperventilazione

La sindrome dell’iperventilazione è una condizione medica chiamata anche HVS (hyperventilation syndrome), che spesso diventa cronica, ma è sempre reversibile. La sindrome respiratoria è un disturbo della respirazione polmonare caratterizzato dall’iperventilazione, ovvero da una respirazione troppo rapida e poco profonda, superficiale. Questo disturbo viene definito come tachipnea, cioè come una respirazione troppo frequente, pari a più di 20 inspirazioni al minuto.

Nell’iperventilazione l’anidride carbonica sanguigna diminuisce (ipocapnia) e aumenta la quantità di ossigeno (iperossiemia). Il sistema nervoso, che regola il respiro sulla base dei livelli di anidride carbonica, rallenta lo stimolo a respirare, provocando una carenza di ossigeno nell’organismo, elevando il pH del sangue (alcalosi respiratoria) e abbassando i livelli di calcio nel sangue (ipocalcemia).

La scarsità di anidride carbonica provoca una vasocostrizione generale e tutto questo insieme di processi può provocare una grande varietà di sintomi a breve e a lungo termine. Crampi, dolori muscolari, spasmi, vertigini, nausea, giramenti di testa, ansia, panico, nervosismo, problemi digestivi e intestinali e molti altri. In generale, l’iperventilazione, una volta divenuta cronica, peggiora la circolazione sanguigna e priva l’organismo intero dell’ossigeno necessario per la vita dei tessuti.

Inspirando troppo ossigeno, vengono a mancare le condizioni necessarie al suo trasporto nel sangue. Senza le adeguate proporzioni di anidride carbonica, l’ossigeno presente nell’aria non può essere utilizzato dal nostro organismo. Se respiriamo solo ossigeno possiamo morire: l’ossigeno può essere tossico, come confermano i casi di iperossiemia causati dalle immersioni subacquee.

L’ossigeno quindi non arriva ai tessuti, che invecchiano e muoiono prima del dovuto. Ma l’ossigeno non arriva nemmeno al cervello e il sangue circola male. Organi e tessuti vengono così privati dei loro nutrimenti fondamentali. In più il pH corporeo si innalza, portandoci a uno stato di alcalosi eccessiva.

L’alcalosi è lo stato opposto dell’acidosi, una condizione molto pericolosa che favorisce lo sviluppo di moltissime malattie, tra le quali il cancro. Allora l’alcalosi provocata dalla sindrome da iperventilazione è positiva? No: la sindrome da iperventilazione è spesso la conseguenza di uno stato di acidosi, sia quando è gravemente patologico, sia quando si tratta di una condizione cronica.

Dieta detox e sedentarietà

Sedentari e ammalati

Secondo Buteyko la maggior parte delle persone nel mondo moderno versa in pessime condizioni di salute di base. Le sue osservazioni risalgono agli anni ’60, in cui sosteneva che molti cambiamenti socio economici avevano fatto crollare la salute generale delle persone, pur proteggendole dalla fame e dalle malattie infettive.

Buteyko vedeva già nella sedentarietà e nelle abitudini alimentari moderne due dei maggiori problemi del Ventesimo Secolo. Oggi questi problemi sono diventati le colonne portanti del nostro malessere generale.

Uno degli effetti più pesanti sull’organismo della mancanza di attività fisica e di un’alimentazione scorretta è proprio l’acidosi, uno stato fisiologico promosso dall’infiammazione cronica causata da una dieta ricca di carboidrati e grassi saturi che provocano la distruzione della flora batterica intestinale, la principale protezione immunitaria del nostro organismo.

Il diaframma

La sedentarietà peggiora la tonicità muscolare, la circolazione, rallenta il metabolismo, favorisce lo sviluppo di malattie come il diabete, indebolisce le ossa e peggiora il sonno, ma ha anche moltissimi effetti mentali. La sedentarietà atrofizza i muscoli, compresi quelli coinvolti nella respirazione e in particolare uno. Parliamo di un muscolo centrale, sotto vari punti di vista. Il diaframma toracico è un muscolo interno che separa l’addome dal torace e si alza ed abbassa per “guidare” la respirazione e il movimento dei polmoni.

Una vita sedentaria e una dieta troppo ricca di carboidrati e grassi ci accompagnano per mano direttamente verso l’acidosi e la sindrome da iperventilazione. Quando il diaframma si atrofizza, non riusciamo a respirare come dovremmo, ovvero muovendo nell’inspirazione e nell’espirazione, solo la pancia, l’addome, la parte bassa.

Quando il diaframma non funziona più, tendiamo a respirare solo con il petto, con la parte alta, ma in questo modo non riusciamo a introdurre le giuste proporzioni di ossigeno e anidride carbonica. Per questo motivo tendiamo a fare dei respiri più veloci e più frequenti. Siccome anche questa tecnica riparatoria non basta, cominciamo a respirare con la bocca.

Respirare con il naso

Ma la respirazione è principalmente una funzione del nostro naso, che nei suoi canali conserva tutte le difese per poter filtrare e scaldare l’aria, trattenendo batteri e corpuscoli. Si innesca così un circolo vizioso, che peggiora l’acidosi e le infiammazioni croniche e ci espone a diversi rischi di salute. Solitamente non ce ne accorgiamo presto, bensì aggiungiamo vari livelli di difficoltà per il nostro organismo.

Fumiamo, beviamo alcolici, dormiamo poco e male, prendiamo farmaci e droghe sintetiche, ci sottoponiamo a stress inutili e se va bene cerchiamo di compensare il tutto con sedute intensive di attività fisica malsana (come la palestra) e l’abuso di integratori.

Alla fine dei conti i nostri sistemi, i nostri organi interni, già indeboliti dalla nostra tendenza alla pigrizia e al consumo di veleni, devono sopportare sforzi assurdi per poter smaltire valanghe di tossine e spulciare tra queste per trovare, qua e là, qualche nutriente valido.

Buteyko, sulla scia di varie tradizioni orientali, aveva capito che questo circolo vizioso si poteva rompere in vari modi, ma uno solo era gratuito, facile, veloce e permetteva una completa reversibilità: la respirazione. Dopo aver guarito migliaia di persone, il medico ucraino cominciò a divulgare il suo metodo efficace.
Te lo riassumo in un esercizio molto importante, che dovrai eseguire venti minuti prima di ogni pasto (è facile, perché puoi farlo mentre cucini o ovunque ti trovi), per almeno 5 minuti.

Esercizio di respirazione detox

  • Siediti su una sedia, con la schiena ben dritta e la pancia leggermente in fuori.
  • Appoggia la mano destra sulla pancia e quella sinistra sul petto.
  • Chiudi la bocca e comincia a inspirare con il naso, contando fino a 5. Mentre conti, cerca di far attenzione alla mano sinistra e fa in modo che il petto rimanga fermo. Inspirando, solo la pancia si deve gonfiare.
  • Rimani in apnea per 5 secondi (se non ce la fai, prova con 2, poi 3, poi 4 secondi).
  • Espira contando fino a 5 secondi. Mentre conti, dovrà sgonfiarsi solo la pancia sotto alla mano destra, mentre la sinistra dovrà rimanere immobile.
  • Rimani in apnea per 5 secondi e ricorda: la mano sinistra, e quindi il petto, deve rimanere sempre immobile. Solo la pancia si gonfia e sgonfia, solo la mano destra si muove.
  • Ripeti l’esercizio per 5 minuti. Le prime volte non sarà intuitivo. Dovrai persistere, magari facendoti aiutare da qualcuno. Il dott. Buteyko consigliava alle persone meno abili di chiudersi la bocca con un nastro adesivo (una soluzione estrema per chi non ce la fa a respirare col naso) e a tenersi fermo il torace con una cintura, non troppo stretta.

In questo modo, pian pianino, eserciterai il diaframma, riportandolo in vita. Le prime volte, probabilmente, non lo sentirai nemmeno, non avrai idea di dove esso possa essere. Poi, con l’esercizio, te ne accorgerai. Sentirai un muscolo interno muoversi verso il basso ad ogni inspirazione e verso l’alto ogni volta che espirerai.

Dovrai ripetere questo esercizio prima di ogni pasto, ma non solo: sarà la tua prima nuova abitudine! Instaurare nuove abitudini è essenziale. Ogni mattina, al risveglio e ogni sera, prima di addormentarti, dovrai ripetere questo esercizio. Servirà a farti dormire meglio e a farti cominciare la giornata con più energia, ma anche a imporre al tuo organismo una nuova prassi. Questi sono i due momenti fondamentali per imparare qualcosa di nuovo. Mente e corpo impareranno un nuovo modo di respirare e pian pianino lo metteranno in pratica anche nel sonno.

Col tempo diventerà automatico e in questo modo avrai terminato la rieducazione respiratoria. Respirare bene significa respirare meno e il respiro può davvero interrompere i circoli viziosi di moltissime condizioni mediche e patologie. La respirazione è sempre il punto di partenza, anche e soprattutto nell’ansia.

Circolo vizioso

Ogni problema di salute è un circolo vizioso, origina da un turbine di fattori che si intrecciano tra di loro, provocando effetti a catena su ogni sistema coinvolto. Nell’ottica di una visione olistica della salute, puoi concepire ogni malattia come un minestrone costituito da moltissimi ingredienti che si cucina a fuoco più o meno lento. Una volta ottenuta la brodaglia, se non siamo noi stessi i cuochi o le cuoche che si prendono cura della cottura, sarà molto difficile capire di quali ingredienti è composta.

È facile sciogliere lo zucchero nell’acqua, ma è difficile estrarlo dall’acqua zuccherata. Quando parliamo di ansia, oppure di altri problemi di salute, come quelli che ho risolto io stessa con questa dieta, questo modo di vivere completo, siamo sempre di fronte a condizioni le cui cause non possono essere ridotte a un manipolo di meccanismi appartenenti a una sola sfera, a un solo organo o ad un solo sistema.

Funzioniamo così bene proprio perché ogni nostro sistema lavora in maniera sinergica assieme agli altri, per gli altri e grazie agli altri. Estrapolare una micro realtà da un funzionamento così complesso come quello del nostro organismo, con lo scopo di curare i sintomi di una condizione patologica, è da considerarsi oltraggioso nei confronti della nostra intricata costituzione unitaria. Concepirci come una complessa unità di sistemi che comunicano tra loro e funzionano solo nel loro insieme sinergico è solo il primo passo.

Quello successivo, che in realtà dovrebbe essere considerato primario, basilare, è riuscire a concepirci come dei microsistemi inseriti in una fitta rete di macrosistemi. Siamo individualità che esistono solo in relazione con altre persone, siamo ciò che siamo solo in relazione con la nostra società, con un ambiente costituito da infiniti microsistemi e esistenze di essenze differenti dalla nostra. Non siamo al centro di nulla, se non del nostro organismo, un veicolo con il quale dobbiamo saper navigare in una dinamicità soprendentemente complessa.

Realtà, realtà, e ancora realtà.

Non si tratta di filosofia, ma di uno schema mentale di base che ci consente di interpretare la realtà in maniera meno artificiale, più fedele, rispettando e rispecchiando una natura dinamica e molto più complessa di quanto vogliamo convincerci con le nostre costruzioni falsamente rassicuranti.

E la salute, in quest’ottica, è cruciale. Siamo al centro soltanto del nostro organismo, la prima e più immediata essenza che possiamo manipolare, influenzare, curare. Se non riusciamo ad addomesticare corpo e mente, rischiamo di trasferire questa nostra incompetenza a tutti gli altri i sistemi.

Purtroppo stiamo dimostrando questa tesi ogni giorno di più: come esseri umani stiamo aumentando la complessità delle nostre vite esponenzialmente e incoscientemente, trattando ogni sistema con la stessa maldestra sprovvedutezza con cui stiamo tutelando la nostra salute.

Ci intossichiamo con la stessa ottusa noncuranza con cui ci accaniamo sull’ambiente e su ogni altra specie vivente. Biasimiamo i tumori per distruggere i nostri corpi, quando devastiamo questo Pianeta con una ferocia ben peggiore e con il grande sogno di colonizzare persino altri mondi.

Per poter uscire da un circolo vizioso, bisogna poter vedere chiaramente tutti i circoli viziosi in cui esso è inscritto: se vogliamo prenderci cura della nostra salute, dobbiamo per forza elevare la nostra consapevolezza ad una sfera extra personale. Dobbiamo poter abbracciare una visione d’insieme, sistemica, olistica, perché il riduzionismo diminuisce soltanto le distanze della metafora che ci accomuna al cancro.

Come si esce da un circolo vizioso? Questo è il punto: esistono due vie principali: adottare una visione olistica e lavorare sul “tutto”, mettendo in discussione e modificando ogni fattore in questione allo stesso tempo, oppure adottare una visione olistica e cominciare a lavorare a partire da un fattore ad elevato valore simbolico. Un fattore naturalmente connesso a moltissimi altri a vari livelli, una chiave di volta, un fattore connettivo.

Respirare il circolo virtuoso

La respirazione è la nostra funzione vitale con maggior potenziale risolutivo. Simbolicamente, ma anche nella realtà, nasciamo con il primo respiro emesso fuori dal grembo materno, e finiamo le nostre vite esalando l’ultimo soffio di vita. La respirazione ci connette con il mondo esterno, scandendo il ritmo della nostra esistenza.

La respirazione è una delle nostre funzioni vitali più facilmente gestibile e controllabile: basta un pizzico di convinzione per accelerare o rallentare il respiro. Potremmo fare lo stesso con la digestione? Ma la respirazione è anche una funzione incontrollabile: possiamo mallearla in molti modi, ma finché siamo in vita, non la possiamo arrestare del tutto per più di qualche minuto.

Perché addomesticare il respiro

Possiamo non mangiare per giorni interi, non bere per svariate ore, ma non possiamo non respirare. Eppure basta davvero poco per addomesticare il respiro. In questo modo saremo in grado di godere di alcuni vantaggi fondamentali per la nostra lotta contro i circoli viziosi della nostra salute:

  • Controllando il respiro ci rendiamo conto di avere un controllo sul nostro organismo, cominciamo a conoscere corpo, mente e le loro funzioni. È il primo passo per acquisire autorevolezza verso sé stesse o sé stessi e dignità nei confronti della complessa rete di sistemi di cui è costituita la nostra realtà. La respirazione è fondamentale per riuscire a maneggiare con maestria il rispetto verso il nostro organismo, che dovremo poi estendere ed applicare a tutti gli altri organismi, più o meno complessi del nostro mondo.
  • Esercitare il controllo sul tuo organismo ti sarà utile per comunicare al tuo organismo che hai tu le redini del tuo destino, che puoi e devi controllare la tua salute. Sarà più facile per la motivazione e per mantenere la convinzione.
  • Grazie al controllo della respirazione possiamo garantirci un immediato recupero di energia. Se nella sindrome da iperventilazione rimaniamo privi di ossigeno e nutrimento per i nostri tessuti, compreso il cervello, con una respirazione corretta rimettiamo in carreggiata tutte le nostre funzioni principali a cui la respirazione è collegata.

Immaginare di cominciare una dieta senza energie sarebbe come usare il digiuno per curare la fame. Per partire hai bisogno di una carica energetica per corpo e mente ed è fondamentale che sia endogena, che provenga da tè stessa, da tè stesso, non dall’esterno. Non servono a nulla gli integratori, i superfood, i tonici o gli eccitanti, se quell’energia non proviene da te, non ha le sue radici in te.

  • La respirazione corretta consente di recuperare calma e lucidità. Riuscirai a vedere meglio i tuoi obiettivi, a definire più chiaramente le tue aspettative e priorità.
  • Una respirazione naturale azzera tutti quei meccanismi stressogeni a cui sottoponiamo il nostro organismo quando iperventiliamo. Il diaframma comincerà a resuscitare, ingloberai meno aria e se ne andranno fenomeni come il russare, le apnee notturne, il singhiozzo, gli sbadigli frequenti, il gonfiore, l’aria in pancia, la stanchezza e la mancanza di lucidità.

La respirazione lenta e regolare stabilizza gli equilibri biochimici del sangue, dei tessuti, quelli nervosi e ormonali. Depennerai tutti i sintomi della sindrome da iperventilazione e non solo, anche molti dei sintomi delle condizioni ad essa correlate.

  • Respirare bene ti consente di mantenere una postura corretta. La muscolatura coinvolta nella respirazione è altamente coinvolta nel mantenimento della tua postura. Fondamentale per una buona salute, la postura è cruciale anche nell’alimentazione e nella disintossicazione dell’organismo.
Una boccata d’aria fresca

Gran parte delle tossine viene infatti espulsa dal corpo con la respirazione. Secondo alcune discipline orientali, come lo Yoga, la respirazione è in grado anche di eliminare tossine mentali, fattori negativi e blocchi. Siamo libere e liberi di crederci, o meno.

La postura corretta mentre respiriamo, camminiamo, dormiamo e stiamo seduti è cruciale per determinare la qualità della nostra salute. Mentre mangiamo dobbiamo stare seduti con la schiena ben dritta, senza inclinarci da una parte o dall’altra, senza incurvature strane della schiena e senza dondolamenti.

Come insegniamo ai nostri bambini, non si gioca con il cibo, così come non si gioca con l’alimentazione. È estremamente importante essere comodi, ma consentire ai nostri organi interni di disporsi nel migliore dei modi per poter sfruttare la gravità nella digestione.

Questa dieta, questo modo di vivere si chiama “detoxygena” proprio perché si tratta di una disintossicazione completa capace di ossigenare l’organismo. Si comincia dalla respirazione, il nostro modo per trasportare l’ossigeno dal mondo esterno ai nostri tessuti. Come altro avrebbe dovuto chiamarsi?

8. VISUALIZZAZIONE

Ne abbiamo già parlato, quindi sarò particolarmente breve: per raggiungere un obiettivo, bisogna prima poterlo visualizzare. L’artista che vuole scolpire una statua, sceglie il blocco di marmo in base a moltissimi fattori; uno di questi, il più importante, è l’immaginazione.

Lo scultore ha già un’immagine mentale ben precisa delle forme che andrà a scalpellare su un blocco di pietra inizialmente dall’aspetto anonimo.

Quello che devi fare, e che dovrai fare ogni giorno, almeno al risveglio e prima di andare a dormire, dopo aver compilato il tuo diario e aver fatto gli esercizi di respirazione, è visualizzare la tua scultura partendo dal blocco di marmo che sei adesso.

Sei una massa informe di abitudini scorrette che si sono calcificate nella tua persona, modellandola a loro piacere. Quante delle cose che fai le hai decise tu? Vuoi veramente il caffè ogni mattina, oppure ne sei dipendente? Hai davvero bisogno del pane ad ogni pasto, oppure è solo un’abitudine? Questo è il tuo blocco di marmo.

Ora prova a visualizzare, creando un’immagine mentale, la tua scultura: la persona che vuoi diventare, con tutti i cambiamenti che vuoi apportare alla tua vita. Vuoi smettere di fumare? Vorresti un corpo più tonico? Vuoi una pelle più sana? Immaginala. Da bambina o da bambino ti riusciva facile giocare di fantasia, vero? Beh, allora provaci anche adesso. Puoi aiutarti con le parole, con un disegno, oppure cercando ispirazione nel mondo esterno.

Scrivi come vorresti essere, parlane con una persona a te vicina, fatti un ritratto, stila una scaletta dei cambiamenti o comincia a sfogliare libri e giornali per trovare il tuo modello di riferimento (non solo estetico).
Bene: ricorda di abbinare sempre la visualizzazione agli esercizi di respirazione e alla compilazione del tuo diario, dove registrerai progressi, pensieri, commenti e sfoghi. Questo tipo di pratica ti aiuterà a fare le associazioni migliori per rafforzare la motivazione.

9. MEDITAZIONE

Non preoccuparti: anche stavolta (non) sarò breve. La meditazione è una parte fondamentale della disintossicazione, ma non voglio farcirti di filosofie. Hai già cominciato a mettere in discussione automatismi e abitudini, quindi la riflessione su moltissimi ambiti della tua vita che davi per scontati è già stimolata.

La meditazione serve a connettere il tuo corpo alla tua mente, serve a farti superare questo dualismo in cui le due istanze vengono vissute come separate e poter entrare in pieno controllo del tuo organismo. Non credere che la meditazione sia qualcosa di assurdo, una stramberia orientale tanto distante da noi: il termine deriva dal latino, e significa “riflessione”. Viene praticata da sempre anche nel Cristianesimo, come una forma di preghiera interiore.

La preghiera è la connessione con Dio e la meditazione che ti propongo sarà la connessione con la tua natura. Non è mia intenzione convertirti a qualche forma di spiritualità: potrai mantenere le credenze, la fede, la mistica che sono già tue, dovrai solo concentrarti su di esse dopo aver respirato correttamente, tenuto il diario e aver fatto l’esercizio di visualizzazione. (Se queste cose ti riescono meglio in un altro ordine, cambialo pure, basta che mantenga collegati tutti questi “esercizi”.)

L’esercizio di meditazione che ti propongo

è molto semplice:

  • mettiti in una posizione comoda, in completo relax. Ti consiglio di stenderti con le braccia lunghe sui fianchi e la testa leggermente rialzata. Respira lentamente, con gli occhi chiusi. Prova per un paio di minuti a respirare contando fino a 5 (con il tempo potrai aumentare i secondi a piacimento, sarà il tuo organismo a dirti quanto!) e rimanere in apnea per un secondo in più, quindi almeno 6.
  • Concentrati prima sull’ambiente intorno a te. Cerca di sentirlo ad occhi chiusi, usa gli altri sensi, usa i ricordi e l’immaginazione. Fai pure con calma.
  • Sposta lentamente l’attenzione su di te. Prova a visualizzarti nel tuo ambiente dal di fuori. Sentiti al centro della scena.
  • Ora concentrati sul tuo corpo: parti dal respiro, che è lento, regolare e sereno. Respiri solo con il naso e muovi solo il basso ventre, lasciando fermo il petto.
  • Il respiro trasmette serenità e accende un sorriso sulle tue labbra. Sorridi, sorridi mostrando i denti. Pensa a qualcosa di bello, qualcosa di bello che ti è accaduto oggi. Una piccola cosa. Anche se è stata una giornata difficile o noiosa, qualcosa deve essere per forza andato bene. Pensa a un momento di gioia e sorridi. Una persona che hai incontrato, un bacio, un abbraccio, una soddisfazione, un sorriso, un momento di relax, di svago o di passione, un momento d’amore o tenerezza.
  • Rimani con il sorriso sul volto e torna a soffermarti sul respiro, che è lento e soave. Concentrati solo sul respiro e sui movimenti che esso provoca nel tuo corpo.
  • L’aria entra, si ferma, ed esce. Si ferma ancora e prosegue…
  • Non preoccuparti se arrivano altri pensieri: lascia loro aperte le porte della tua mente per accoglierli e lasciarli uscire. Quando ti accorgerai di aver perso la concentrazione sul respiro, avrai appena ottenuto la consapevolezza del tuo presente.
  • Essere consapevole del “qui ed ora”, del tuo stato presente, è un momento effimero, fugace, ma molto importante. Serve a ricalibrare la tua mente, a regolare le lancette del tuo orologio.

Esercizio fisico e dieta detox

10. ESERCIZIO FISICO E MOVIMENTO

A questo punto l’idea della dieta detoxygena ti sarà sempre più chiara: si tratta di una dieta detox, intesa come modo di vivere, che non riguarda solo l’alimentazione, ma ogni aspetto della vita. L’idea è quella di disintossicarci da tutto l’insieme di abitudini scorrette che abbiamo accumulato come esseri umani collettivamente e come individui, singolarmente, nel corso dei secoli e nel corso della tua vita.

Per millenni, da quando l’Homo sapiens si è presentato sulla Terra, ci siamo mossi per cercare cibo, per scappare dai predatori, per rincorrere una preda e per raccogliere i mirtilli. Le nostre giornate, da circa 200.000 anni, erano segnate da svariate ore in movimento continuo.

Camminata, corsa, arrampicata, salto ad ostacoli, nuoto, lancio del peso: eravamo tutti quanti potenzialmente abbastanza esperti in moltissime discipline olimpiche. Poi le cose sono cambiate. Le Rivoluzioni Industriali e l’inizio dell’Era Moderna hanno portato moltissimi benefici in termini di aumento della vita media e comodità.

Il progresso ci rende fermi

Ma per quanto riguarda il benessere psico-fisico, possiamo dire lo stesso? Certo: oggi possiamo sederci in auto e andare al supermercato lontano 5 chilometri a comprare la cena che cucineremo alle 20, in pieno buio, in una casa calda e dotata di tutti i comfort. Dopo aver scaldato un bel pasto pronto già suddiviso in porzioni, possiamo stenderci sul divano e muovere solo un paio di dita per vedere la nostra serie tv preferita.

200.000, come 2.000 anni fa, non potevamo farlo. Gran parte della giornata l’avremmo passata a procurarci il cibo, che avremmo consumato sicuramente durante le ore di luce, per poi rintanarci al calar del sole in un riparo stagionale abbastanza sicuro.

Abbiamo smesso di muoverci, quasi completamente. La cosa assurda è che siamo arrivati a pagare per svolgere quel minimo di attività fisica indispensabile per la nostra salute. Siamo sempre seduti: molti di noi lavorano da seduti, stanno seduti in casa, in auto, ovunque. Per fare 1 chilometro o 500 metri in città, prendiamo l’auto.

Questione di abitudini

Qualche anno fa mi accorsi dei controsensi delle mie abitudini: andavo a lavorare in auto, facendo 20 minuti di strada. Appena finivo cercavo di andare dritto in palestra: altri 20 minuti. Dopo un oretta uscivo e tornavo a casa, mettendoci altri 20 minuti. In poche parole passavo almeno un’ora al giorno in auto e ne spendevo un’altra per recuperare i danni della sedentarietà. E se fossi andato al lavoro in bici? Ci avrei messo un’ora all’andata e una al ritorno, risparmiando sulla palestra, peraltro noiosissima, e sull’auto.

La sedentarietà è davvero una cattiva abitudine. La vita sedentaria, infatti, ci espone a un rischio maggiore di morte prematura, rendendo il fisico più vulnerabile a una serie di patologie croniche degenerative, dalle malattie cardiache al diabete. 7-8 ore di inattività al giorno aumentano esponenzialmente i rischi legati alle malattie cardiache.

Ma perché la sedentarietà fa male?

  • Il metabolismo rallenta, facendoci spesso ingrassare.
  • L’aumento di peso e l’obesità sono infatti una conseguenza frequente della sedentarietà.
  • Lo scarso movimento favorisce anche l’insorgenza di problemi articolari e ossei, come artrite e osteoporosi.
  • La circolazione subisce pian piano danni che possono diventare irreversibili e favorire problemi cardiaci come: ictus, infarto e insufficienza cardiaca. Ma prima di arrivare a questi possiamo soffrire di mani e piedi freddi, gonfiore dei piedi, problemi digestivi, emorroidi, ansia, depressione e molto altro.
  • Ipertensione arteriosa e insufficienza venosa sono un rischio concreto, così come il diabete di tipo 2.
  • Il ristagnare dei liquidi all’interno del corpo potrebbe provocare a lungo andare un edema linfatico.
  • L’inattività fisica aumenta il rischio di cancro, soprattutto se oltre a muoversi poco il soggetto in questione si alimenta in modo scorretto.
  • La sedentarietà modificherebbe la forma di alcuni neuroni, modificando in maniera significativa non solo il cervello, ma anche il cuore.

Nell’ottica di una dieta detox, la sedentarietà favorisce l’accumulo di tossine, soprattutto quelle endogene, rallentando al contempo la loro espulsione. I muscoli perdono tono e cominciano ad atrofizzarsi (il diaframma toracico è tra i primi) e il sistema endocrino perde il suo equilibrio.

Cosa fare?

La sedentarietà prolungata non è stata concepita nella nostra evoluzione per millenni: siamo sempre stati degli animali attivi, per 200 mila anni di storia dell’Homo sapiens e per tutti quelli precedenti. Dal Secondo Dopoguerra, però, abbiamo cominciato a sederci, a fermarci, a smettere di muoverci. Questa è la dura e triste realtà. Quindi, se vuoi davvero disintossicarti, non basterà ingoiare qualche intruglio verde dal gusto amarognolo. La vera disintossicazione passa necessariamente anche per il movimento, per l’esercizio fisico.

Ora, nessuno vuole convincerti a fare Yoga, Pilates o aerobica. Sei libera o libero di decidere il movimento più adatto per le tue esigenze e possibilità. Non so quanti anni hai, quali sono le tue condizioni di salute e cosa fai nella vita, quindi non mi posso permettere di dirti, come fanno in molti, cosa fare di preciso. Ti posso solo dare alcuni consigli:

  • Riserva almeno 1 ora al giorno all’attività fisica. Potrebbe salvarti la vita, ma prima ancora, migliorarla!
  • Pensi che 1 ora sia impossibile? Rinuncia agli spostamenti comodi e prova a usare la bicicletta o a camminare: potrebbe già bastare il tragitto casa-lavoro!
  • Sfrutta ogni tipo di occasione per muoverti e fare esercizio: le pulizie di casa, una riparazione, una camminata tra amici, qualche flessione sulle gambe o sulle braccia al mattino. Fare attività fisica non vuol dire per forza fare una maratona.
  • Se sei a digiuno dall’attività fisica, comincia gradualmente e sii costante. Come? Segna sul diario i tuoi progressi e le ore passate a muoverti.
  • Prima di qualsiasi esercizio, scaldati con una corsetta o con un po’ di allungamenti.
  • Considera lo Yoga, il Tai Chi, la ginnastica dolce e il nuoto come le discipline adatte più o meno a tutti e meno difficili.
  • Se hai dei problemi particolari di salute, chiedi un consiglio al tuo medico curante. Sappi che chiunque può fare un po’ di attività fisica, anche le persone con le disabilità più invalidanti.

Cosa succederà dopo aver instaurato questa nuova abitudine? I muscoli torneranno a funzionare, a supportare ogni tua funzione, comprese la postura e la respirazione. La digestione e il metabolismo faranno i salti di gioia, mentre tutti i sistemi addetti all’eliminazione delle tossine lavoreranno al massimo. Pelle e capelli saranno super sani, così come tutti i tuoi tessuti, che si prenderanno una buona boccata d’ossigeno.

Anche il cervello starà meglio, e di conseguenza la mente. Lo sai che in molti casi, se inserita in un contesto piacevole, l’attività fisica costante può da sola curare l’ansia?

11. RITMO CIRCADIANO

Il ritmo circadiano è il nostro ritmo interno, scandito sulle 24 ore, e fa parte dell’orologio biologico che regola l’insieme dei fenomeni periodici del nostro organismo adattandosi alle fasi del Sole e della Luna.

Questa potrebbe essere una definizione ufficiale, ma in pratica, cos’è? Il ritmo circadiano è quel fenomeno che adatta il nostro organismo alle diverse fasi della giornata, dall’alba al tramonto, fino al crepuscolo e al successivo nascere del Sole. Il più evidente di questi fenomeni è il ritmo sonno-veglia, che ci regala la sensazione del sonno alla sera e ci sveglia al mattino.

La cronobiologia, una branca della biologia che studia i fenomeni periodici negli esseri viventi, osserva le variazioni dei tempi e della durata dell’attività biologica negli organismi viventi: molti processi biologici essenziali negli animali e nelle piante seguono un ritmo ben preciso, come l’accoppiamento, la migrazione, la nutrizione o il riposo.

Ritmi che si sono evoluti nei millenni per armonizzarsi con le tempistiche di fenomeni colossali, come la rotazione terrestre, in cui la Terra impiega 24 ore per ruotare sul suo asse. Tutti, dalle cimici ai nostri Primi Ministri, funzioniamo seguendo il ritmo circadiano. Per millenni abbiamo regolato ogni attività istintivamente sintonizzandoci con questo ritmo. Poi, d’un tratto, ci siamo allontanati anche da esso.

Nuovi ritmi

All’improvviso, abbiamo deciso di fare di testa nostra: andiamo a dormire alle 2 del mattino per goderci la notte, dormiamo 4 ore per fare 3 lavori e mangiamo moltissimo a cena, perché è l’unico momento di convivialità che ci rimane. Ma cosa dice il nostro organismo? Nulla, dirai, il nostro organismo non può parlare. E invece è il primo ad avere voce in capitolo e si fa sentire in vari modi. I linguaggi del nostro corpo e della nostra mente sono ben espliciti, per chi li sa sentire.

Noi siamo forse diventate sorde o diventati sordi, ma la nostra pelle ci supplica pietà, i nostri ormoni, impazziti, non sanno più dove sbattere la testa. Dentro di noi succede un po’ lo stesso che accade sul nostro Pianeta: intere zone del nostro corpo vanno letteralmente a fuoco, come i grandi incendi estivi, colpite da infiammazioni croniche. Respiriamo un’aria carica di monossido di carbonio, prodotto di scarto delle industrie, così come le nostre ghiandole surrenali producono cortisolo a fiumi. Risucchiamo le scorte energetiche del pianeta per sostentare un’umanità squilibrata, allo stesso modo in cui il nostro organismo deve privarsi delle sue risorse per far fronte ad un’alimentazione piena di carenze ed eccessi.

Tutto ciò accade anche perché non ci sintonizziamo più con il nostro ritmo circadiano. Abbiamo deciso di ignorarlo e di seguire dei ritmi artificiali, convenzionali, come quelli dettati dai nostri turni di lavoro, dalle logiche dell’intrattenimento o delle ideologie dominanti (per approfondire questi temi, ti consiglio una lettura molto interessante).

La medicina riconosce dei veri e propri disturbi del ritmo circadiano, che fanno parte delle dissonnie, il gruppo primario di disturbi del sonno assieme alle parasonnie. I disturbi del ritmo circadiano possono riguardare la necessità di lavorare su turni notturni, dormendo di giorno, oppure varie forme di alterazione del ciclo sonno-veglia.

Disturbi del ritmo

Ma una continua disarmonizzazione del ritmo circadiano a cosa può portare? Il nostro orologio interno influenza la temperatura corporea, lo stato di veglia, l’appetito, la secrezione di ormoni, gli orari di sonno e lucidità e molto altro. Proprio di recente, nel 2017, il Premio Nobel per la medicina è stato assegnato a due medici che hanno scoperto i meccanismi regolatori del ritmo circadiano. La loro scoperta spiega come le piante, gli animali e gli esseri umani adattano il loro ritmo biologico in modo che sia sincronizzato con le rotazioni della Terra.

Le loro ricerche sono state inizialmente accolte da un grande scetticismo, quando, negli anni ’80, hanno cominciato a studiare il ritmo circadiano. Ora si godono un Nobel meritatissimo, che finalmente forse getterà un po’ di luce su questo aspetto fondamentale della vita, allargando le maglie ristrette delle nostre visioni, in particolare di quelle sulla salute.

L’aspetto che più ha colpito gli scienziati è che le regole di base dei ritmi circadiani sono comuni a piante e animali, dai più semplici ai più evoluti. Negli anni ‘70 alcuni studiosi scoprirono che i moscerini della frutta avevano un gene chiamato “period”, capace di dare il ritmo all’orologio biologico. I vincitori del Nobel hanno dimostrato che questo gene sovrintende alla produzione di una proteina che si accumula nelle cellule durante la notte e viene gradualmente degradata di giorno.

Sballare i propri ritmi significa scendere da una giostra in corsa che fa muovere tutto il nostro Pianeta allo stesso ritmo. Ad esempio, se andiamo a dormire molto tardi, rischiamo di non produrre abbastanza serotonina, l’ormone della felicità, sottoponendoci a una sua carenza e a conseguenze problematiche. La serotonina, che viene prodotta in gran parte nell’intestino, e non nel cervello, come si pensava, è responsabile del buonumore e di molti altri processi, come la digestione.

Mangiare tardi la sera può essere un vero e proprio problema per la digestione.

Quali sono allora i ritmi naturali da rispettare?

  • Andare a dormire entro le 22: ogni ora prima di mezzanotte vale il doppio per il nostro riposo;
  • Svegliarsi non oltre le 7: i ritmi naturali ci suggeriscono di dormire quando c’è buio e stare sveglie o svegli quando c’è luce;
  • Non cenare dopo le 19, o meglio, non finire la cena oltre le 19
  • Non fare spuntini o merende di alcun tipo: il nostro corpo ci mette circa 4 ore per terminare un processo digestivo. Se mangiamo troppo spesso, il nostro organismo si vede impegnato a lungo nella digestione, senza mai smettere. Ma gli organi del sistema digerente devono prendersi una pausa ogni tanto per rigenerarsi. Colazione, pranzo e cena fanno già 12 ore di digestione su 24. Possono bastare, no? Non esistono sindacati organici in grado di protestare in caso di sfruttamento: se sottoponi il tuo sistema digerente a sforzi prolungati, si farà sentire con problemi di salute di vario tipo.

P.S. Lo so che sono in molti a suggerire che è meglio mangiare poco, ma spesso, piuttosto che fare dei pasti interi separati da qualche ora di digiuno. La verità dove sta? Nel mondo attuale non abbiamo problemi di approvvigionamento di cibo: basta girare l’angolo e troveremo un supermercato o un panificio. Per migliaia d’anni il nostro organismo, che geneticamente era identico a quello odierno, veniva sottoposto a pasti frequenti, intervallati da momenti di digiuno variabili.

Quando finivano le bacche e non riusciamo a cacciare un animale, la nostra pancia brontolava, anche per giorni. Poi ci siamo organizzati in gruppi sociali sempre più grandi per supplire ai bisogni di sicurezza fisica e nutritiva. Oggi siamo continuamente tentati dal cibo e tendiamo a mangiare di continuo. Non so se in generale è meglio mangiare 3 volte al giorno senza spuntini, oppure fare tanti piccoli pasti diluiti durante la giornata.

Ma di sicuro, dopo una vita passata a mangiare troppo e male, ingozzandoci di zuccheri e carboidrati, stando seduti per dieci ore al giorno e intossicando i nostri corpi con alcol, fumo e altre schifezze, il nostro tratto digerente ha bisogno di vari momenti di pausa, di rigenerazione. Il digiuno fa parte di una corretta alimentazione: non possiamo mangiare tutto il tempo. Lasciare che stomaco e intestino riposino per alcune ore permette di concentrare le energie su altre funzioni dell’organismo. 

Consigli circadiani
  • Non mangiare al volo: non è un caso se abbiamo evoluto nel corso dei secoli la convivialità a tavola. Il nostro sistema nervoso autonomo, che regola moltissimi processi, come la respirazione e la digestione, prevede due tipi di funzionamento: quello simpatico e quello parasimpatico. Quando siamo nella modalità “simpatica”, il sistema nervoso attiva ed alimenta i muscoli per prepararci all’attività fisica, al movimento, all’azione.

Quando invece siamo in modalità “parasimpatica”, tutte le energie vengono concentrate sulla digestione. Se mangiamo mentre siamo in auto, oppure al volo, mentre facciamo altre cose, il nostro corpo va in tilt. Dobbiamo riservare dei momenti di tranquillità per la nutrizione del nostro organismo. Tempi lenti e calma. Ecco perché ti consiglio di respirare e concentrarti solo sul cibo.

  • A colazione? Proteine! Nei nostri ritmi interni ci sono delle differenze sostanziali rispetto agli alimenti che dovremmo consumare. Le proteine al mattino ci consentono di ricavare energia e arrivare fino a pranzo senza dei cali glicemici. Niente biscotti, brioches o cose del genere.

Mangiando un cornetto al mattino ti illudi di avere una spinta energetica enorme, proprio a causa dell’indice glicemico alto dovuto agli zuccheri. Dopo un po’, le tue cellule potrebbero cominciare a reclamare altro zucchero, lasciandoti in uno stato pietoso di stanchezza e poca lucidità. Quella che plachi con uno snack a metà mattino, non è fame, ma un calo glicemico!

  • Carboidrati a cena: I motivi per cui possiamo assumere i carboidrati a cena sono principalmente tre. Prima di tutto, gli zuccheri provocano una leggera sonnolenza e aumentano l’attività del sistema parasimpatico: conviene limitarli durante le ore diurne. Gli enzimi che digeriscono gli amidi dei carboidrati seguono un ritmo circadiano e sono più attivi la sera.

Mangiando carboidrati la sera aumenta la secrezione di leptina durante la giornata. Questo ormone regola la fame e più viene stimolato, più accelera il metabolismo. Infine i carboidrati la sera stimolano il rilascio di serotonina, ormone del benessere e precursore della melatonina, essenziale per dormire bene.

Altri ritmi da rispettare

  • Buio e luce: l’oscurità è il segnale che ci suggerisce di andare a dormire. Spesso lo ignoriamo per ore e ore, perché la luce artificiale è in grado di ingannare il cervello, convincendolo che non è ancora il momento di addormentarsi. La vita moderna ha de-sintonizzato i nostri organismi dopo millenni di evoluzione, ma se vogliamo riprendere in mano le redini della nostra salute, dovremmo cominciare ad andare a dormire al calar del Sole.
  • Genetica: alcuni geni controllano il nostro orologio interno e una volta sottoposti a stress e sbilanciamenti eccessivi, possono influenzare l’umore, il sistema immunitario, la fertilità, causare depressione e molti altri disturbi.
  • Metabolismo: si potrebbe dedicare un libro intero solo a questo tema. Il metabolismo è l’insieme delle reazioni biochimiche ed energetiche che si svolgono all’interno del nostro organismo con lo scopo di ricavare energia dagli alimenti. L’energia elaborata dal nostro metabolismo viene destinata al soddisfacimento delle richieste delle cellule.

Il nostro organismo ha dei bisogni nutritivi ben precisi, che dipendono anche dal dispendio energetico quotidiano: tante più calorie vengono bruciate, tante più calorie devono essere introdotte. In sintesi possiamo vedere il metabolismo come la velocità con cui il nostro corpo brucia le calorie per alimentare le funzioni vitali.

Bruciamo energie principalmente quando facciamo attività fisica, quando digeriamo, ma anche quando siamo a riposo. Il metabolismo basale è il dispendio di energie che serve per mantenere le nostre funzioni vitali nello stato di riposo.

Metabolismo e dieta detox

Le tossine sono in grado di rallentare il metabolismo, impedendo all’organismo di ricavare le energie necessarie per far funzionare ogni ingranaggio. Di conseguenza aumentiamo di peso, ma questo non è il problema maggiore: un metabolismo lento può creare problemi alla tiroide, alle ghiandole surrenali, al fegato, al pancreas e ai reni.

Accelerare il metabolismo non è immediato e non esistono formule miracolose. Per accelerare il nostro metabolismo dobbiamo aumentare i bisogni vitali del nostro corpo, incrementando il dispendio energetico, agendo sia sul metabolismo basale, che sull’attività fisica, ma anche sui processi digestivi.

A meno di problemi di salute particolari, come nel caso delle disfunzioni della tiroide, le variazioni nella velocità del metabolismo basale non possono giustificare differenze significative di peso. Per accelerare il metabolismo bisogna quindi tenere in considerazione tutti i fattori coinvolti e optare per un intervento equilibrato e calibrato secondo le proprie esigenze.

I principali fattori che intervengono sul metabolismo

  • Attività fisica: il tipo, l’intensità e la frequenza dell’esercizio sono fattori centrali nella determinazione del rapporto tra dispendio energetico e bisogno di energie.
  • Sedentarietà: una vita sedentaria rallenta il metabolismo inevitabilmente. In questo caso nessuna dieta e nessun miracolo potrà accelerare il metabolismo.
  • Alimentazione: deve essere equilibrata e soddisfare le particolari esigenze di ognuno di noi, a seconda dei nostri ritmi e del movimento che facciamo.
  • Stress: influenza notevolmente il metabolismo e può innescare processi ormonali capaci a loro volta di rallentarlo. Il cortisolo, ad esempio, considerato l’ormone dello stress, favorisce l’aumento di peso.
  • Diete: iniziare una dieta rigida e drastica sottopone il nostro organismo, magari già stressato, a un trauma improvviso e inutile. Spesso, inoltre, le diete ipocaloriche hanno come effetto il rallentamento del metabolismo, che fa di tutto per non consumare energie, dal momento in cui non vengono introdotte abbastanza calorie nell’organismo.
  • Tossine: l’accumulo di metalli pesanti e altre tossine, anche derivate dall’alimentazione, rallenta drasticamente il nostro metabolismo. L’organismo, infatti, dovrà impiegare molte energie per smaltire le tossine in eccesso, sbilanciando l’equilibrio omeostatico interno.
  • Ritmo circadiano: il nostro orologio biologico, evolutosi nel corso dei millenni, è perfettamente sintonizzato e sincronizzato con i ritmi Solari e Lunari. Dormire male, dormire poco, andare a letto tardi o mangiare nelle ore sbagliate, sballa questo delicato equilibrio, rallentando il metabolismo.

Ecco che torniamo al punto d’inizio: metabolismo, ritmo circadiano, alimentazione e stile di vita in generale sono tutti interconnessi. Per accelerare il metabolismo bisogna tenere in considerazione tutti i fattori appena elencati. E per disintossicarsi bisogna, allo stesso modo, agire su tutti i fronti.

Tutti i fronti o niente

Ma questo vale per ogni problema, ogni disturbo, ogni malattia o condizione di salute. Ogni tentativo di risolvere un problema insistendo soltanto su uno dei vari fattori in questione è ridicolo, vano e rappresenta allo stesso tempo uno spreco di energie e un modo per rinvigorire le nostre illusioni infantili sulla vita. Non esiste alcuna dieta per aumentare il metabolismo capace di funzionare senza un’adeguata attività fisica, o senza il rispetto dell’orologio biologico.

Quante volte capita di seguire una dieta alla lettera e non riuscire a dimagrire? Molte volte diamo la colpa alla “costituzione”, credendo di “essere fatti così” e non poter trovare alcun rimedio. Ma la realtà è molto più complessa. Molte volte le persone non dimagriscono o non riescono a raggiungere degli obiettivi sportivi perché non vedono la propria salute da un punto di vista olistico.

Il nostro organismo è un complesso intreccio di sistemi incapaci di funzionare in maniera distaccata dall’insieme. L’organismo è più dell’insieme delle sue parti: è anche l’intricata coincidenza di relazioni sinergiche tra di esse.

E la dieta detox deve essere concepita come un modo di vivere, non solo come l’eliminazione di qualche dolcetto dalla propria alimentazione.

12. MASTICAZIONE

La masticazione è la prima fase della digestione. Tutto comincia in bocca, con i denti che servono a triturare il cibo per permettere ai succhi gastrici dello stomaco di assorbirlo e trasformarlo in energia, una volta inghiottito. Molti alimenti, se non vengono masticati bene, rimangono interi fino all’intestino. I cibi duri, come la frutta secca e ogni alimento croccante, possono appesantire la digestione se non vengono ridotti in poltiglia dai denti. Di conseguenza non assorbiremo alcun nutriente e rallenteremo il metabolismo.

La maggior parte delle persone mastica male e in aggiunta, respira male. Una combinazione letale per il nostro organismo. Masticare male significa masticare poco, in modo superficiale e approssimativo, lasciando il cibo ancora intero e costringendo i succhi gastrici a un doppio lavoro. Anche il cibo molle, se masticato male, può appesantire la digestione e obbligare il sistema digerente a lavorare di più.

Masticare male un pasto intero significa rallentare la digestione. Ma masticare male tutti i pasti della giornata, compresi gli spuntini, significa letteralmente far marcire il cibo nello stomaco. Il risultato sarà il mancato assorbimento dei nutrienti necessari all’organismo e, col tempo, l’innesco di vari focolai di infiammazione in diverse aree del nostro corpo. Da una cattiva abitudine come questa si possono sviluppare diverse malattie croniche, come il malassorbimento intestinale, la colite ulcerosa, il colon irritabile e molte altre.

L’aumento dell’incidenza delle malattie croniche nella popolazione mondiale ha diverse cause: le statistiche devono tenere conto dell’aumento della popolazione mondiale, dei cambiamenti nelle rilevazioni nei dati, delle maggiori possibilità di diagnosi e dell’accesso alle cure. Tuttavia non possiamo non tenere in considerazione il fatto che viviamo in un mondo sempre più inquinato e che ci intossichiamo da soli in moltissimi modi.

Masticare male è un modo per generare tossine nell’organismo. Ed è una via preferenziale per lo sviluppo di infiammazioni croniche. La masticazione non può essere ignorata o presa sotto gamba. Ma come si fa a masticare bene? Non tutto è perduto: possiamo rieducare anche la masticazione, e dovrai farlo se vorrai disintossicarti davvero.

Rieducare la masticazione

L’esercizio migliore per imparare a masticare bene e creare un’abitudine spontanea e automatica è la mindfulness of eating. Si chiama così, ma possiamo chiamarla semplicemente consapevolezza del mangiare. Dovrai farlo ad ogni pasto, dopo i tuoi esercizi di respirazione e visualizzazione. Prendi nota e comincia ad esercitarti: prima di tutto spegni la tv. Non si può mangiare in maniera distratta. Dobbiamo concentrarci solo sul cibo. Almeno mentre mangiamo, lasciamo tutti i problemi e le cavolate da un’altra parte.

Prima ancora di parlare di alimentazione in particolare, è bene che ti eserciti a masticare bene. Sarà più facile dopo l’esercizio di respirazione, perché sarai più rilassata o rilassato e la meditazione avrà sollecitato la tua consapevolezza. Bene, dovrai solo concentrarti sul cibo, cercando di assaporare ogni boccone con tutti i sensi, lentamente, al rallentatore.

Prendilo come un gioco, e se non ci riesci, fatti aiutare da qualcuno. Qualcuno che possa darti un boccone ogni 3 minuti. Hai 3 minuti per assaporare ogni boccone con la vista, facendolo roteare vicino agli occhi. Poi chiudili e annusalo… assaggialo con la punta della lingua, poi lentamente mettilo in bocca.

E ora mastica, mastica fino a ridurre quel boccone a una poltiglia, un frullato: non ci dovranno essere pezzi di cibo interi. Rompi tutte le fibre, immagina di essere un ruminante che mastica l’erba per ore. Mastica a bocca chiusa, lentamente. La produzione di saliva e la masticazione inviano segnali all’intero apparato digerente sul tipo di cibo introdotto e sulla quantità. Più tempo passi a masticare, più nutrienti assorbirai e più facile e veloce sarà la digestione.

I benefici della masticazione

Masticando bene otterrai questi benefici:

  • Avrai più energia e ti sentirai più sveglia o sveglio, attiva o attivo e felice;
  • La digestione sarà facile e immediata;
  • Avrai meno fame;
  • Mangerai di meno;
  • Ti sazierai prima;
  • Assorbirai tutti i nutrienti, quindi non avrai fame per ore;
  • I tuoi tessuti staranno meglio;
  • Avrai la pelle più sana e lucente;
  • L’intestino funzionerà meglio;
  • Placherai le infiammazioni;
  • Il sistema immunitario funzionerà meglio (la maggior parte dei batteri buoni si trova nell’intestino, e per avere una buona flora batterica intestinale bisogna masticare bene);
  • Rafforzerai le difese contro moltissime malattie;
  • Migliorerà la salute dei denti, delle gengive e l’alito;
  • Non sentirai il bisogno di mangiare dolci e snack (approfondiremo questo concetto anche nella sezione dedicata all’alimentazione);
  • Dormirai meglio;
  • Sarai più tranquilla o tranquillo;
  • Non avrai sonnolenza dopo i pasti;
  • Potrai respirare meglio;
  • Non accumulerai grasso inutile.

13. IDRATAZIONE

Uno dei sistemi migliori che abbiamo per disintossicarci è la respirazione, ma come dimenticarci del sistema urinario? La funzione principale dell’apparato urinario è l’eliminazione dei rifiuti metabolici, ovvero delle tossine che risultano dallo scarto dei processi di trasformazione del cibo in energia. I gruppi amminici non riutilizzati dall’organismo per sintetizzare nuovi composti azotati vengono elaborati ed espulsi dall’organismo sotto forma di urina.

L’ammoniaca viene trasformata in urea, e la sua escrezione comincia dai reni, passa per gli ureteri, arriva alla vescica e viene espulsa dal nostro corpo tramite l’uretra. È logico: più accumuliamo tossine metaboliche, più sottoponiamo a stress il nostro apparato urinario. Quando i nostri organi e i nostri sistemi si stressano, cominciano a funzionare male, come un’auto che viene guidata male o sottoposta a condizioni estreme.

La dieta è come una corretta manutenzione: le nostre auto possono superare il milione di chilometri, se le trattiamo con cura, gli edifici che costruiamo possono durare per millenni e allo stesso modo i nostri organismi possono durare di più e funzionare meglio se ci prendiamo cura della nostra salute. E ciò non significa semplicemente curare ogni disturbo o malattia, ma fare in modo che nessuna patologia ci attacchi.

Antitox

Più che di dieta detox, dovremmo parlare di dieta antintossicante, o antitox. È chiaro: il detox si fa quando l’organismo è ormai saturo e intossicato, ma proseguendo con la lettura capirai che non potrai fermarti qui. Fare un mese di dieta detox non serve a nulla; vivere all’insegna dell’antitox potrebbe salvarti e migliorarti la vita.

Ma certo, per noi esseri moderni, abituati a immergere le nostre esistenze in pentoloni stracolmi di tossine e abitudini malsane, la fase della dieta detox è il primo passo necessario per andare nella direzione della propria salute. E uno di questi passi coinvolge anche l’idratazione. L’acqua è un componente fondamentale del nostro corpo: siamo fatti al 70% d’acqua. In pratica, siamo angurie con l’ansia (cit.).

Per poter vivere in salute dobbiamo cambiare di continuo l’acqua alla nostra anguria. Dobbiamo annaffiarci più volte al giorno. Ma attenzione: cosa dobbiamo bere per disintossicarci e non intossicarci più?

Una corretta idratazione comprende l’assunzione di almeno 1,5 o 2 litri di acqua al giorno. Ma non basta rimanere generici. Le quantità dipendono, per ogni persona, da moltissimi fattori, come l’età, lo stato di salute e l’attività fisica che svolge. Una persona che suda molto, dovrà bere più acqua rispetto a una che non suda. Anche abitare in zone diverse influisce sulle nostre abitudini: vivere in un clima caldo e secco favorisce la disidratazione.

Poi dobbiamo specificare quale tipo di acqua bisogna bere: in alcune zone d’Italia l’acqua del rubinetto è una scelta di prima categoria, mentre in altre può essere addirittura dannosa. Secondo una ricerca di Altroconsumo in generale in Italia l’acqua del rubinetto è più che bevibile. Le città dove l’acqua è migliore (sul campione preso in considerazione di 35 città) sono Aosta, Ancona, Caserta e Perugia. Ma tutte queste sono altrettanto valide: Alessandria, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catania, Ferrara, Livorno, Palermo, Parma, Pavia, Pescara, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Trento, Trieste, Udine, Venezia.

Un bicchiere d’acqua

La tanto pubblicizzata acqua imbottigliata non è sempre così pura e sana come sostengono i numerosi testimonial: si possono trovare livelli preoccupanti di arsenico e alluminio, oltre a altre sostanze dannose. Sempre Altroconsumo ci avverte dei possibili rischi: l’acqua in bottiglia non ha niente di speciale rispetto a quella dei nostri rubinetti e quasi sempre presenta tracce di metalli pesanti.

Per non parlare del problema della plastica, che può rilasciare ftalati e il bisfenolo A, sostanze particolarmente dannose per il nostro organismo: le ennesime tossine. Secondo la legge tutto va bene e le bottiglie PET non presentano dei rischi. Ma la legge trova sempre un compromesso diplomatico: la plastica è uno dei peggiori materiali in assoluto in ogni suo utilizzo.

Una singola bottiglia di plastica rispetta sicuramente i termini di legge e passa i controlli sanitari del caso, ma come la mettiamo con l’esposizione e il contatto continui che abbiamo con materiali in plastica di ogni tipo? Posate, pentole, contenitori, vestiti, tessuti e tende, sedie, sedili, e chi più ne ha, più ne metta. La plastica è un’invenzione relativamente recente, costituita quasi sempre da polimeri che derivano dal petrolio.

Gli effetti cumulativi del contatto con le materie plastiche nelle nostre vite moderne sono ancora poco studiati, ma sono già in molti ad allarmarsi e a sostenere la necessità dell’abbandono della plastica. Siamo sull’orlo della catastrofe, o meglio, siamo già immersi nel suo calderone: la plastica è dappertutto e inquina l’ambiente, tanto quanto i nostri orgnanismi.

Cosa, come, quanto bere

  • Non bere nulla che sia imbottigliato in plastica. Preferisci sempre il vetro e la terracotta.
  • Bevi pure l’acqua del rubinetto: i dati relativi alla potabilità dell’acqua vengono solitamente resi pubblici dai Comuni. Ma vengono analizzate solo 40 sostanze e non si prendono in considerazione gli effetti negativi del cloro (che tra l’altro rende la pelle secca e i capelli spenti). In caso affidati a un depuratore, addolcitore o un purificatore d’acqua. Oppure, per eliminare un po’ di calcare, aggiungi un goccio di aceto di mele biologico in una caraffa e lascia che sciolga il calcare per qualche minuto.

  • Prediligi acque con pochi sali minerali, quelle che hanno un residuo fisso basso. Ma attenzione a non finire per bere acqua distillata: alcuni depuratori, come quelli a osmosi inversa, impoveriscono eccessivamente l’acqua.
  • Non bere troppa acqua: potresti sbilanciare gli elettroliti presenti nel tuo organismo, abbassando troppo la pressione e diluendo eccessivamente i succhi gastrici. Bevi solo quando hai sete, o meglio, cerca di anticipare la sete e placarla con acqua pura, tiepida e non completamente priva di minerali.
  • Non bere bevande zuccherate: lo zucchero è uno dei peggiori veleni in assoluto per il nostro organismo.
  • Non bere acqua o bevande ghiacciate: le temperature troppo basse non sono adatte per il nostro sistema digerente. Il freddo irrigidisce la muscolatura interna e peggiora la circolazione. Bevi sempre acqua tiepida o calda, ma non bollente.
  • Non bere bevande eccitanti: niente caffeina, né teina. Anche se hai letto da qualche parte che il tè fa bene e il caffè migliora la salute di qualche organo, lascia stare. La caffeina crea dipendenza, così come la teina. Stimolano eccessivamente il sistema nervoso e lo inducono a uno stato di veglia e attenzione artificiale. Il caffè avrebbe anche dei benefici, e sono molti gli studi scientifici che cercano in tutti i modi di dimostrarlo. Ma in fin dei conti non ci riescono. Sì, puoi trovare in rete uno studio che esalta gli effetti benefici del caffè sul cuore, e persino uno che trova una correlazione tra l’assunzione di 3 tazzine di caffè al giorno e minori rischi di mortalità.

Dieta detox e caffè

Ma, tirando le somme, finora nessuno ha chiarito come mai, se il caffè fa così bene, non esistono studi incontrovertibili sui suoi benefici. Ne esistono, invece, svariate decine che mostrano come il caffè possa nuocere alla nostra salute in vari modi. Per farla breve, il primo fattore da considerare è quello nutritivo: beviamo il caffè solo per il suo aroma e perché contiene una sostanza della quale si diventa dipendenti già dopo la prima assunzione.

Ma come viene coltivato il caffè? Con nitrati e pesticidi vari, ovviamente. Alcune tracce entrano in ogni tazzina. E poi, il caffè per sprigionare il suo aroma deve essere tostato, spesso quasi carbonizzato. Da questo processo si sprigionano centinaia di sostanze tossiche, simili a quelle che si creano dalla combustione del tabacco. Allora, se non fumi o hai smesso perché fa male, smetti anche di bere caffè. Il caffè può davvero far bene, ne sono convinto, ma a chi?

Non di certo a noi, ammassi di grasso e paranoie pigri e sedentari che non siamo altro. Il caffè fa bene alle persone sane, attive, che si muovono di continuo e riescono a gestire bene la loro salute.

Quale caffè?

Quando dicono che il caffè fa bene, non dicono mai quale tipo di caffè: biologico o industriale? Va bene anche quello delle macchinette bevuto in tazzine di plastica? Va bene anche il cappuccino con tanto latte e tanto zucchero? Per capire se il caffè faccia bene o meno, dobbiamo calcolare:

1. Che tipo di caffè fa bene?
2. Quanto fa bene e quanto fa male?
3. In che contesto alimentare fa bene, ovvero che dieta deve mantenere una persona per godere dei benefici del caffè?
4. Quali sono le interazioni con altre sostanza come la nicotina o l’alcol?
5. In che stato di salute il caffè fa bene?

Se io sostengo che il caffè fa male, lo faccio perché so, da dati del nostro Governo e da quelli citati in centinaia di articoli scientifici, che la stragrande maggioranza della popolazione italiana, europea e occidentale, è obesa, ipertesa, diabetica, sedentaria, fuma, beve e mangia schifezze, è piena d’ansia e depressa ed è soggetta a decine di malattie croniche o degenerative. Chi può dirsi davvero sano? La salute è un concetto ben più ampio dell’assenza di malattia.

Una persona in salute è attiva, ha un organismo che funziona al meglio e riesce a gestire le occasionali condizioni mediche che possono investirla nel migliore dei modi. Una persona sana sta bene nel corpo e nella mente, mangia bene, si muove, allena il cervello e può tollerare alcuni vizi occasionali, senza tuttavia essere vittima di alcuna dipendenza come alcol, fumo, droghe, zucchero, caffeina.

Solo a una persona in salute il caffè può fare bene.

Quindi, non fa bene quasi a nessuno. In generale il caffè:

1. Aumenta il rischio di ipertensione
2. Aumenta il colesterolo
3. Crea una dipendenza immediata chiamata caffeinismo con sintomi uguali a quelli dell’ansia
4. Favorisce lo sviluppo di disturbi d’ansia
5. Può provocare aborti
6. Aumenta la mortalità del 56%
7. Provoca insonnia
8. Provoca irritabilità e confusione, sete, vertigini, vista offuscata e vampate di calore alternate a freddo
9. Provoca ulcere, reflusso e problemi digestivi
10. Può interferire con la gravidanza 

L’ultimo punto è quello che mi convince quasi sempre: perché dovrei assumere qualcosa che viene sconsigliato vivamente in gravidanza? Il ragionamento è molto semplice: se la gestazione è il nostro modo per mettere al mondo un essere simile in tutto e per tutto a noi, e ogni gesto sconsigliato può togliere la vita a questo nuovo umano, allora potrebbe alla lunga toglierla anche a chi, come noi, è già nato.

Ciò che non promuove la vita, la crescita e la salute del feto, forse non promuove nemmeno la salute di un essere adulto.

Ovviamente si tratta di un ragionamento limitato, da prendere con le pinze, ma può servire come una linea guida generale per evitare di intossicarci eccessivamente.

Ma allora, cosa dovresti bere a colazione o durante le tue pause?

Migliori alternative del caffè (e non solo)

  • Caffè di cicoria: è il surrogato del caffè per eccellenza. Il caffè di cicoria si ottiene dalla tostatura delle radici della cicoria, ha proprietà digestive, rilassanti e favorisce la regolarità intestinale. Migliora la flora batterica intestinale e ha un ottimo potere antiossidante. Non contiene caffeina!
  • Cacao criollo: tra tutte le varietà del cacao, è la più pregiata. Il cacao criollo ha infatti un aroma particolarmente delicato e sinuoso. Noi siamo abituati a ingerire cacao e cioccolata in grandi quantità, ma nella maggior parte delle volte si tratta di cacao scadente, coltivato in maniera intensiva, tostato ad alte temperature e mescolato ad alte dosi di zucchero.

Viene poi corretto con aromi artificiali come quello di vaniglia, perché il suo gusto naturale è spesso terribile. Se decidi di bere una bevanda a base di cacao, prova a scegliere un cacao biologico, non trattato e non zuccherato, puro al 100%. È pieno di antiossidanti, ma anche di ferro, vitamine del gruppo B e stimola la produzione dell’ormone della felicità, la serotonina.

  • Matcha: lo sai che normalmente sfruttiamo solo il 30% delle proprietà benefiche dei tè? Parliamo soprattutto del tè verde, quello più sano di tutti. Ciò accade perché la maggior parte dei nutrienti rimane incastrato nelle foglie e non si dissolve nell’acqua tramite infusione. Per questo motivo più di mille anni fa, è stato inventato il Matcha.

Le foglie di questo tè, che appartengono alla varietà Gyokuro giapponese, vengono coltivate sotto delle pesanti reti per impedire alle piante di esporsi al sole. Una follia? No: i giapponesi hanno scoperto che in questo modo la pianta viene stimolata a produrre più clorofilla. La clorofilla è il sangue delle piante: viene chiamata così non a caso, visto che ha la struttura molecolare simile alla nostra emoglobina.

Si tratta di una sostanza dalle proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, è antianemica, riequilibra la flora batterica ed è uno dei più potenti detox che esistano. Non solo, permettono anche al tè Matcha, che si ottiene macinando sottilmente le foglie a freddo, di sviluppare un gusto più delicato e meno amaro. Contiene un po’ di caffeina, più degli altri tè, ma meno della metà del caffè. I suoi effetti vengono mitigati dalle proprietà salutari del Matcha, ricco di vitamine e sali minerali.

  • Latte d’oro: una bevanda ayurvedica diventata all’ultimo grido grazie alla moda dello Yoga e di tutto ciò che aleggia attorno al buddhismo e all’oriente. È una bevanda calda che unisce le proprietà della cannella, della curcuma e del miele e si prepara mescolando il tutto con un buon latte vegetale, non dimenticando di spolverare con del pepe nero (ne basta davvero pochissimo), per attivare la curcuma. Senza il pepe la curcuma non serve a niente, ma una volta attivata è un antinfiammatorio e antibiotico naturale, ed è una delle spezie più disintossicanti in assoluto.
  • Orzo biologico: una bevanda a base di orzo è un’ottima alternativa al caffè: non ha caffeina, ma ha un sapore pieno e corposo, ottimo per il risveglio. L’orzo è rimineralizzante, ovvero reintegra nell’organismo fosforo, potassio, magnesio, ferro, zinco, silicio e calcio. Ma è anche ricco di vitamine del gruppo B e vitamina E. L’orzo è un ottimo antinfiammatorio, fa bene all’intestino e alla regolarità intestinale. Contiene glutine, quindi bisogna fare attenzione in caso di intolleranza o sensibilità al glutine.
  • Macaccino: è una novità per noi, ma non per le popolazioni del Sudamerica. Si tratta, infatti, di una bevanda a base di maca e cacao, addolcita con zucchero di cocco. La maca è una radice peruviana supernutriente; è considerata un superfood, cioè un alimento completo in grado di apportare una proporzione ottima di proteine, fibre, carboidrati e grassi, ma anche sali minerali e vitamine. È infatti considerata un alimento tonico, energizzante e rinvigorente da secoli. Consigliata nella cura dell’anemia e come tonico per il sistema immunitario, la maca viene combinata al cacao in questa bevanda dal nome dolce: macaccino.
  • Maca: ne abbiamo appena parlato. La maca di per sé ha un gusto delicato e può essere apprezzata anche da sola. La si trova solitamente in polvere, quindi è facile mescolarla a un latte vegetale o a un succo di frutta fresco (mai industriale, mi raccomando!).
  • Caffè di tarassaco: si ottiene dalle radici tostate del tarassaco, o dente di leone, una piantina verde molto comune che cresce spontanea nei prati, ma resiste anche nel cemento. Quando si parla di disintossicazione, il tarassaco è la prima erba che viene in mente.

Ha delle proprietà straordinarie, riconosciute da secoli. Antinfiammatorio, depurativo, fa bene soprattutto al fegato. Il tarassaco contiene vitamine B, C, E, acido linoico e linoleico, sali minerali e inulina. Alcuni studi scientifici lo indicano come un toccasana per l’intestino: potrebbe aiutare a prevenire il tumore al colon.

Il caffè di tarassaco è amarognolo, come l’erba che si può aggiungere a insalate o frittate, è privo di caffeina, depura e nutre. Non è facile da trovare, ma ti sorprenderà per il suo sapore, molto simile al caffè. Tra tutte le bevande per la disintossicazione, è forse la migliore. Voto: 10!

  • Yerba Mate: si tratta delle foglie di un albero sudamericano che vengono utilizzate per la produzione di una bevanda molto famosa, il tè mate. Diuretica, antiossidante, saziante e tonica, contiene una sostanza simile alla caffeina, la mateina, energetica e ottima per stimolare le capacità mentali.

Stimola il metabolismo e nutre, apportando vitamine e sali minerali. La Yerba Mate migliora l’umore e sembra possa aiutare a combattere l’ansia, oltre a tenere a bada il colesterolo e favorire la digestione. Attenzione al contenuto di saponine: come tutte le sostanze in natura, le saponine possono essere benefiche, se assunte nelle giuste dosi, ma dannose se si esagera.

Si tratta di sostanze amare che difendono i vegetali dall’attacco degli insetti e, se consumate in eccesso, possono risultare difficili da digerire e provocare problemi gastrointestinali. Nel periodo di disintossicazione iniziale, non bere la Yerba Mate per più di una volta o due alla settimana.

  • Zenzero: una radice miracolosa! Puoi mettere lo zenzero davvero dappertutto, anche nelle bevande. Puoi creare una limonata a base di zenzero, aggiungere qualche fetta a tisane o infusi, oppure aggiungere mezzo cucchiaino di polvere a succhi, frullati e smoothies.

Lo zenzero è antinausea, antivomito e combatte tutti i problemi digestivi, in particolare aumenta la secrezione di saliva, di succhi gastrici e biliari, stimola la peristalsi dello stomaco e dell’intestino, è digestivo e carminativo, ossia elimina i gas intestinali. Lo zenzero è anche antispasmodico, antinfiammatorio e stimola la circolazione. Ma è prima di tutto un ottimo detossificante.

  • Ginseng: è una pianta dalle proprietà antistress ed è anche capace di combattere il diabete. È un tonico e stimolante molto potente e può ben sostituire la caffeina del caffè al mattino. Occhio a non esagerare!
  • Succhi, frullati o centrifugati freschi: solo frutta e verdura di stagione e biologica! Per preparare i centrifugati bisogna disporre dell’apposito estrattore, mentre per i frullati va bene un frullatore qualsiasi. Per una bevanda detox, mescola mezza mela, mezzo finocchio, qualche foglia di sedano, mezzo kiwi e una fettina di zenzero.
Qual è la frutta e la verdura migliore per la disintossicazione?

L’ananas, dal potere diuretico e digestivo, l’anguria, il pompelmo, il cetriolo, il sedano, le carote, gli spinaci, il lime, oltre ai già citati kiwi, mela, finocchio. Ma non dimentichiamoci dei mirtilli, del melone, delle ciliegie, dei limoni, delle fragole e delle pere! Aggiungendo un pizzico di prezzemolo, aumenterai il potere depurativo.

Altre bevande
  • Boza: è una bevanda fermentata a base di miglio, grano o mais, tipica della Turchia e di altri paesi slavi, balcanici e dell’Asia centrale. Tutte le bevande fermentate sono ottime in quanto contengono fermenti, lieviti e batteri buoni per il tratto digerente. La boza, poi, ha un gusto particolarmente invitante! Difficile da trovare, ma buonissima, non deve essere consumata eccessivamente.
  • Caffè di terebinto: rimaniamo in quelle zone, tra la Turchia e l’Armenia, per una bevanda che si ottiene da un cugino del pistacchio, il terebinto. Un tempo conosciuto e utilizzato anche in Italia e in tutto il Mediterraneo, il terebinto è oggi semi sconosciuto. Dai suoi chicchi tostati si ottiene una bevanda dal gusto simile al caffè, ma molto più speziata. Ha proprietà antisettiche, antireumatiche, balsamiche ed espettoranti.
  • Ayran: è una bevanda diffusa in moltissimi paesi dell’Est europeo, dell’Asia centrale, del Mediterraneo e non è altro che yogurt salato allungato con acqua. Fonte di sali minerali e ricco di fermenti lattici, l’ayran fa rimineralizza soprattutto in estate, ma fa anche molto bene al sistema digerente, rinfoltendo la flora batterica intestinale, che costituisce una buona parte del nostro sistema immunitario.
  • Kefir: è una bevanda fermentata a base di latte. Ricco di sali minerali e vitamine, il kefir è una fonte di batteri buoni che andranno a ripopolare la nostra flora batterica intestinale. Come per ogni cosa, usa il buon senso. Il kefir fa bene, ma non vale la regola “più ne bevi, meglio è”. Anzi, limitane il consumo a 3 o 4 bicchieri alla settimana.

Come bere nella dieta detox

Non bere troppo durante i pasti: rischieresti di allungare la digestione. L’acqua allunga i succhi gastrici come qualsiasi altra soluzione, perciò non esagerare credendo che faccia bene a priori. Bevi tisane e infusi: ne esistono per tutti i gusti. Ecco i miei preferiti:

  1. Infuso ayurvedico: si tratta solo di far bollire insieme i semi di finocchio, i semi di coriandolo e il cumino. Potere digestivo e carminativo (elimina i gas intestinali) assicurato!
  2. Lavanda: il suo profumo è eccezionale e ha la straordinaria capacità di calmare e rilassare.
  3. Camomilla: non lasciarla in infusione per più di 2 o 3 minuti, altrimenti comincia a rilasciare sostanze eccitanti e non rilassa!
  4. Zenzero: scalda, attiva e favorisce circolazione e digestione.
  5. Salvia: digestiva e tonificante.
Ma quali sono le migliori tisane detox?
  • Rosa canina
  • Tarassaco
  • Ortica
  • Betulla
  • Bardana
  • Cardo mariano

Ci credi davvero? No, dico, credi sul serio che una tisana abbia il potere di depurarti? Ovviamente no: il nostro organismo non è affatto come una pentola che può essere sgrassata e lucidata con un po’ d’acqua e aceto. Fortunatamente siamo molto più complessi di un contenitore e di conseguenza per disintossicarci completamente dobbiamo per forza tenere in considerazione ogni fattore della nostra salute.

  • Acqua e aceto: bere un po’ di aceto di mele biologico, diluito in un bel po’ d’acqua, fa bene. Ma non esagerare: fallo ogni tanto e non ossessivamente. Disintossica, migliora la digestione, fa bene alla flora intestinale ed è antiossidante.

14. DIETA DETOX E ALIMENTAZIONE

Finalmente! Aspettavi questo capitolo da troppo tempo, lo so. Ai nostri occhi l’alimentazione è il fattore in assoluto più importante quando si parla di disintossicazione, e in particolare di una dieta detox. E ci sta, ma non è così semplice come pensi. Abbiamo già visto che l’unico modo sano di concepire la salute è quello olistico, ovvero quello che considera tutti i fattori in gioco. Se vuoi disintossicarti, e pensi di riuscire nella tua impresa solo con una dieta detox di due settimane, beh, sbagli di grosso.

Il nostro organismo è un intreccio complesso di funzioni: le tossine che devi eliminare, come abbiamo già detto, non provengono solo dall’alimentazione. Quindi, cercare di risolvere il problema solo con una dieta, sarebbe come tentare di riempire un vaso bucato. Quello che dovrai fare in questa dieta detox sarà un percorso completo, diviso in due fasi generali:

1. La prima fase di detox, o disintossicazione totale
2. La seconda fase di antitox, la prevenzione dell’intossicazione

La fase detox della dieta detox è quella più scontata: consiste nel tentare di eliminare le tossine che sono già presenti nel tuo organismo. È scontata, perché un po’ tutte le diete hanno questo obiettivo. È anche la fase più dura, che deve essere affrontata con cautela, gradualità e con un approccio globale. Tutta la guida parla di come affrontare questa fase: dalla respirazione, all’alimentazione, fino agli ultimi capitoli, dovrai seguire tutte queste buone pratiche di salute per poter eliminare tutte le tossine che ospiti nel tuo corpo e nella tua mente.

La seconda fase, quella che chiameremo “antitox”, è quella più affascinante. Il concetto è questo: una volta venuta o venuto a conoscenza di tutti i modi per disintossicarti e di conseguenza per non intossicarti, perché dovresti tornare sui tuoi passi e re-immergerti in una vita inquinata? Succede, lo sappiamo bene tutti. Ma se seguirai attentamente tutti i passi della prima fase di disintossicazione per un periodo di circa 2 o 3 mesi, ti verrà naturale continuare per altri 6 o 7.

La durata ottimale della prima fase dipende da moltissimi fattori, ma può andare dai 6 mesi ad un anno. Sarai tu a sentire quando potrai abbandonare il rigore e cominciare con la seconda fase. La fase antitox è una fase di completa libertà dalle dipendenze. Se nella prima fase cerchiamo in tutti i modi di star lontano dalle tossine, dalle sostanze malefiche e inquinanti, nella seconda fase ne siamo libere e liberi.

La fase antitox

Essere liberi da una dipendenza non significa demonizzarla e allontanarla per sempre dalla propria vita.

Questa visione classica della lotta alle dipendenze porta solo alla creazione di fantasmi. Creiamo una nemesi, un diavolo contro il quale dovremo combattere per tutta la vita, perché, in fondo, lo continueremo a desiderare per sempre. Evitare una sostanza che crea dipendenza è un modo per conferirle un potere enorme, quasi divino. Certo, il discorso non può valere per droghe pesanti, sintetiche o naturali, come l’eroina o la cocaina. Non è nemmeno lo scopo di questo libro trattare queste forme di intossicazione estrema.

Ma spesso ci confrontiamo con dipendenze sottili e quasi invisibili, come quelle dalla caffeina, dagli zuccheri, dall’alcol e dal fumo, ma anche da internet, dai social, dallo smartphone. A parte queste ultime, le altre sono tutte sostanze pericolose e dannose, ma sono anche sostanze che noi, esseri umani, utilizziamo da sempre. E lo facciamo non per nutrirci, ma per stare bene.

Lo facciamo per scopi mistici, religiosi, ma anche per puro scopo ricreativo. Tutte le specie animali, o quasi tutte, fanno uso di sostanze stupefacenti. E quanto ci fa bene bere un bicchiere di vino tra amici, o una tazzina di caffè al bar quando siamo in vacanza, in completo relax?

Allora, a meno che la nostra dipendenza non abbia dei risvolti estremi, come nel caso dell’alcolismo o del tabagismo, e non vi siano conseguenze traumatiche, come l’insorgenza di tumori, cirrosi e impedimenti nella vita quotidiana, dovremmo ponderare accuratamente il concetto di salute in relazione all’uso di queste sostanze.

Salutisti contro lussuriosi

Siamo esseri viventi e ci siamo evoluti nel corso dei millenni. Per moltissimo tempo, i nostri antenati più remoti si nutrivano di caccia, pesca e raccolta di vegetali spontanei. Grazie all’utilizzo del fuoco e della cottura dei cibi, siamo riusciti a evolvere straordinariamente il nostro cervello: non sarebbe stato possibile se non fosse stato per un apporto enorme di proteine animali. In questo modo abbiamo evoluto il nostro metabolismo e siamo diventati più “intelligenti”.

Svariate manciate di secoli più tardi, siamo ora qui a fare i conti con la nostra intelligenza. Ci nutriamo sempre peggio: metà mondo è sovrappeso e metà muore di fame, mangiamo solo per diletto e ci riempiamo di sostanze dal gusto stuzzicante, ma dai principi nutritivi pressoché nulli.

E per questo motivo ci dividiamo spesso in due fazioni: salutisti contro lussuriosi. I primi si dedicano all’osservazione strettissima delle regole di salute più disparate. Dalla pratica intensiva dello sport, all’astinenza da sostanze dannose come fumo e alcol. I lussuriosi, invece, che fanno parte del partito di maggioranza, eccedono in tutto.

Ma i nostri organismi non sono stati progettati né per l’una, né per l’altra fazione. La salute, se la vogliamo vedere come uno stato di funzionamento ottimale dell’intero organismo, quindi dell’insieme complesso di interazioni e relazioni interne al corpo, alla mente e che intercorrono tra queste due istanze, deve essere per forza affine al progetto naturale originale.

Una Ferrari può superare i 300 all’ora, ma non possiamo alimentarla a petrolio puro e nemmeno ad acqua. Ha bisogno di una sostanza precisa per muoversi e non solo, ha anche bisogno di una manutenzione accurata, di un pilota e di strade da poter percorrere.

Il giusto equilibrio

Così siamo noi: per funzionare al meglio abbiamo bisogno del giusto equilibrio tra alimentazione, idratazione, respirazione, movimento, ma anche realizzazione, felicità, socialità e progettualità. E in quest’ottica, non possiamo sempre e solo eccedere nei vizi, come nel caso dei lussuriosi noncuranti, ma nemmeno privarci di ogni tipo di svago, come nel caso dei salutisti fanatici. Dobbiamo poter trovare il nostro particolare e unico equilibrio nella famosa “via di mezzo”.

In medio stat virtus, recita il proverbio romano. Ma dove si trova quel medio? Partiamo da due assunti:

1. La maggior parte delle persone a questo mondo eccedono nei vizi, sono poco sane e molto intossicate.
2. Le persone in salute non sono interessate a leggere questo articolo.

Per questi motivi proponiamo una dieta detox in due fasi: la prima fase è una disintossicazione completa e rigorosa, mentre la seconda è una fase di mantenimento della non-intossicazione, che chiamiamo antitox. Parto dal presupposto che quasi tutte le lettrici e i lettori partono da una situazione di intossicazione pressoché totale. Non è vero?

Allora ciò di cui abbiamo più bisogno è una fase di purificazione iniziale, alla quale dovrà seguire una fase di piena libertà. Essere liberi dall’intossicazione significa riuscire a tenere sotto controllo gli eccessi, sia nel senso dell’eccesso, che della deprivazione.

Essere sani significa infine funzionare in armonia con la natura, seguendo il suo progetto originale. Dobbiamo saper alternare delle fasi di salute totale a dei momenti ludici, di gratificazione, di sfogo: delle piccole intossicazioni. A cosa diavolo ci servirebbero, altrimenti, gli anticorpi, la flora batterica intestinale, i globuli bianchi, il sistema urinario e tutti gli organi addetti alla protezione, difesa e depurazione del nostro organismo? Come potremmo apprezzare la felicità senza aver mai pianto di tristezza?

Intossichiamoci un pochino

Allo stesso modo in cui non siamo felici quando non proviamo mai la tristezza, non possiamo essere sani se non ci intossichiamo almeno un pochino. È una questione delicata, si tratta di equilibri molto flebili, ma credo sia la pura verità della natura. Lo possiamo osservare in molte altre specie, anche negli animali che usiamo tenere nelle nostre case. I gatti si abbuffano, per poi andare alla ricerca di erbe particolari che inducono il vomito.

Per star bene davvero dobbiamo anche saper star male, ogni tanto.

Ma cominciamo a discutere della prima fase, e in particolare di cosa mangiare e cosa evitare per affrontare questa rigida dieta detox. Fin qui abbiamo parlato di disintossicazione mentale, di respirazione, idratazione, ritmo circadiano e riposo, ma anche di attività fisica. Ecco, tutte queste buone pratiche dovranno essere portate avanti sia nella prima fase, quella più rigida, che nella seconda, quella antitox.

Ma per quanto riguarda l’alimentazione, che costituisce il nocciolo della questione detox, le cose saranno diverse. Nella prima fase dovrai cercare di allontanarti il più possibile dalle fonti di intossicazione. Nella seconda, invece, dovrai trovare un equilibrio. Cominciamo a definire quali sono gli alimenti consigliati e proibiti della prima fase.

DIETA DETOX DETOXYGENA: GLI ALIMENTI PROIBITI NELLA PRIMA FASE (DETOX TOTALE)

  • Zucchero e dolcificanti
  • Farine raffinate
  • Prodotti raffinati e alimenti industriali
  • Additivi (conservanti, coloranti, emulsionanti)
  • Alcol, Caffè, Fumo
  • Fritti e fritture
  • Glutine (da ridurre al minimo)

DIETA DETOX DETOXYGENA: GLI ALIMENTI CONSIGLIATI (SEMPRE)

  • Proteine: dieta paleo vs. vegana
  • Alimenti fermentati
  • Alimenti alcalinizzanti
  • Superfood e detox
  • Buon senso: frutta e verdura bio di stagione
  • Legumi?

15. DIETA DETOX DETOXYGENA: GLI ALIMENTI PROIBITI NELLA PRIMA FASE (DETOX TOTALE)

ZUCCHERO E DOLCIFICANTI

Abbiamo già detto quanto lo zucchero possa essere dannoso per l’organismo. Ma è bene fare alcune precisazioni.

Lo zucchero raffinato, o zucchero bianco da cucina, è forse il peggior veleno della nostra alimentazione. Sulle bustine di zucchero dovrebbero esserci le stesse immagini e gli stessi ammonimenti che troviamo sui pacchetti di sigarette. Siamo stati tutti indotti a collegare il consumo di zucchero, alimenti e bevande zuccherate con i momenti più felici della nostra vita. Dalla torta nuziale, alle bevande che troneggiano sulle nostre tavole ai compleanni.

E la cosa peggiore è che lo zucchero, da sempre, viene associato in particolare ai bambini. Caramelle, merendine e dolciumi sono quasi sempre considerati un buon carburante per dare sprint ed energia ai nostri bimbi. Ma dietro a questa abitudine sollecitata dall’industria alimentare, si nasconde una terribile verità. I bambini occidentali vengono immediatamente sottoposti a una dipendenza durissima da combattere, dall’effetto immediato e dalle conseguenze enormi per la salute di corpo e mente.

Il dilagare di malattie come il diabete, i problemi ai denti, le malattie intestinali, ma anche i problemi di concentrazione e memoria, l’iperattività, l’obesità e moltissime altre condizioni sono tutti effetti collaterali della tossicodipendenza da zucchero. Una droga che ci accompagna fino in età anziana, aprendoci le porte della malattia e favorendo lo sviluppo di Alzheimer, patologie cardiovascolari e tumori.

Non solo caramelle

Proprio così, nessuna esagerazione. Gli studi scientifici che provano gli effetti negativi dello zucchero sono innumerevoli. Spetta a noi collegare tutti i risultati e adottare una visione d’insieme. Cosa significa? Dovremmo considerare che la maggior parte degli studi vengono effettuati in contesti limitati: i fattori in ballo sono pochi, e l’esposizione alle sostanze come lo zucchero sono limitate.

La realtà, tuttavia, è differente. Viviamo in un mondo molto complesso e inquinato: se volessimo calcolare soltanto gli effetti dello zucchero sulla nostra salute, dovremmo calcolare i danni di un’esposizione prolungata, associata al consumo di carboidrati, alcol, ma anche di frutta e altre fonti di glucosio e fruttosio allo stato puro.

Come se non bastasse, dovremmo anche calcolare tutti i comportamenti indotti dalla dipendenza dello zucchero, che spinge al consumo di alimenti più grassi dopo il crollo glicemico, si aggancia alla dipendenza da caffeina e agli effetti indesiderati del glutine.

Isolare ogni singolo effetto dello zucchero sul nostro organismo è impossibile. Ma possiamo aprire gli occhi, e vedere che il consumo eccessivo di dolci, dolciumi, snack e zuccheri di ogni tipo si accompagna a moltissime altre abitudini pericolose. Ognuna tiene in piedi l’altra, incastrandosi egregiamente nei punti deboli del nostro funzionamento psicofisico.

Lo zucchero raffinato, tuttavia, è la prima sostanza che dobbiamo eliminare. La prima in assoluto. Perché? Non esiste nemmeno un vantaggio nel consumo di una sostanza raffinata e pericolosa per la salute. Ed è la sostanza più superflua nella nostra alimentazione e la si può sostituire con altre, molto più sane e complete. Ma anche perché la dipendenza dallo zucchero, una volta vinta, sgancia tutte le altre. Una volta eliminato lo zucchero, sarà più facile eliminare tutto il resto.

L’idea sottostante alla dieta detox detoxygena è sostenuta da una visione olistica della salute, ma anche delle dipendenze in particolare. Ti sei mai chiesta o chiesto perché sia tanto difficile smettere di fumare? Le persone cominciano a fumare spesso in età molto giovane, e prosegue in questa avventura funesta per moltissimi anni. La dipendenza dalla nicotina, che agisce anche a livello mentale, si lega a moltissimi altri comportamenti.

Le radici della dipendenza

Una volta piantato il seme della dipendenza dal tabacco, l’alberello cresce molto rapidamente, sviluppando allo stesso tempo una fronda voluminosa e delle radici profonde. Il tronco, i rami e le foglie sono la parte immediatamente visibile della dipendenza, ovvero i gesti, gli effetti negativi immediati sulla pelle, sul respiro, sul portafoglio. Ma gli alberi crescono anche sottoterra, ed è proprio nel sottosuolo che si ramificano le radici, la parte meno visibile della dipendenza.

Le radici della dipendenza dalla nicotina sono la parte meno immediata, come l’aumento del rischio di moltissime malattie, tutti gli effetti psicologici e fisici che si sviluppano lentamente, ma inesorabilmente. Ebbene, quelle radici che non vediamo, ma che radicano l’albero saldamente al terreno, rendendo la dipendenza un fattore tristemente centrale nella nostra vita, si intrecciano in maniera molto complessa con le radici degli alberi vicini.

La dipendenza dalla nicotina si intesse intricatamente con quella dell’alcol e di altre sostanze. Allo stesso modo, la dipendenza dallo zucchero si aggancia stretta a tutte le altre cattive abitudini alimentari. Più radici si intrecciano nel nostro sottosuolo, a livello inconscio, meno siamo liberi. Ciò è vero perché perdiamo le redini delle nostre vite e i nostri comportamenti finiscono per essere guidati soltanto da un gomitolo inestricabile di dipendenze, circoli viziosi e comportamenti automatici.

Allora, dal momento in cui decidiamo di smettere di fumare, oppure di fare una dieta detox, ci ritroviamo in alto mare. Come potremmo mai eliminare una dipendenza, se questa fa parte di un garbuglio di abitudini malsane tutte intrecciate tra di loro?

Anche per la dipendenza da zucchero vale lo stesso discorso. Non potremmo mai smettere di consumare zucchero se non smettessimo anche, contemporaneamente, di assumere la caffeina. E non potremmo mai smettere di consumare la caffeina se non modificassimo anche altri aspetti della nostra dieta, intesa come stile di vita quotidiano.

Ecco allora che l’unico modo per eliminare una cattiva abitudine è eliminarle tutte. Per smettere di fumare dobbiamo fare uno sforzo di volontà, elencare tutte le abitudini collegate al fumo, tutti i significati che gli attribuiamo, e sradicare tutta la pianta delle dipendenze in un colpo solo. Non dobbiamo lasciare radici nel terreno, se non vogliamo che le dipendenze crescano di nuovo!

Tutte le dipendenze assieme

Le dipendenze vanno trattate tutte assieme, così come i circoli viziosi e i comportamenti automatici. La dieta detox detoxygena è una buona occasione per fare una pulizia completa nella propria vita.

Smettere con lo zucchero non sarà facile: lo troviamo nei succhi di frutta, nelle bevande di ogni tipo, nei dolci, negli snack, nelle salse, nel pane, in alimenti confezionati di ogni genere. Non si tratta soltanto di evitare il cucchiaino di zucchero nel tè o nel caffè, ma di andare a scovare ogni suo nascondiglio e di eliminarlo.

I primi giorni saranno difficili: lo zucchero ci sottopone a sbalzi enormi di concentrazione di glucosio nel sangue, con conseguenze a vari livelli. Potrai sentire nervosismo, irritabilità, stanchezza, sonno, debolezza e altri sintomi. Non mollare!

E soprattutto, non cedere alle altre dipendenze. Una cosa che capita sovente è il rimpiazzo. Non appena l’astinenza dallo zucchero si fa sentire, magari con spossamento e stanchezza debilitanti, ci affidiamo nelle mani di un buon caffè. In questo modo incrociamo le due dipendenze. Risultato? Presto aumenteremo il consumo di entrambe le sostanze.

Smettere di consumare zucchero significa innanzitutto abituarsi ad altri gusti. Non possiamo collegare il gusto dolce con determinati stati d’animo, o meglio, possiamo abituarci a fare altri tipi di collegamenti. Possiamo concederci una coccola alimentare anche senza ricorrere ai dolciumi.

Lo zucchero bianco si può sostituire con altri dolcificanti, ma occorre fare attenzione: il fruttosio della frutta, il saccarosio contenuto nello zucchero grezzo, nella melassa o nel miele non si possono consumare come se nulla fosse.

Parleremo dei migliori sostituti dello zucchero tra un po’; per ora concentriamoci su quelli peggiori, da evitare assolutamente. Parliamo di tutti i dolcificanti artificiali, come l’aspartame, acesulfame k, saccarina e ciclamati. Ma stai alla larga anche dai dolcificanti come sciroppo di glucosio e di fruttosio, destrosio, fruttosio e sorbitolo.

FARINE RAFFINATE

Il dibattito è particolarmente acceso di questi tempi: le farine raffinate fanno male alla salute? A sostenere questa tesi sono ormai in molti. Citiamo innanzitutto il dottor Franco Berrino, che per moltissimi anni ha lavorato presso il Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano.

Citiamo anche Anna Villarini, biologa e specialista in Scienze dell’Alimentazione, lavora come ricercatrice presso lo stesso dipartimento, ma anche l’oncologa Maria Rosa Di Fazio arriva alle stesse conclusioni: l’enorme consumo di zuccheri, farine raffinate e proteine animali favoriscono lo sviluppo di malattie come il diabete, l’obesità, le infiammazioni croniche e i tumori.

Senza entrare troppo nel merito della questione, basta dire che le farine raffinate hanno un elevato indice glicemico e vengono deprivate di tutte le sostanze “protettive” contenute naturalmente nei cereali integrali. La farina bianca, alla pari dello zucchero da cucina, non contiene più vitamine, sali minerali e fibre, che permettono al nostro intestino di assimilare gli amidi e trasformarli in glucosio (e quindi in energia per il nostro organismo).

In questo modo il nostro organismo viene sottoposto a picchi di glicemia non protetti: le fibre che non ci sono più dovrebbero proteggere l’intestino, fungendo da prebiotico, ovvero da cibo per i probiotici, i batteri buoni della nostra flora intestinale.

Senza le vitamine e i sali minerali, non permettiamo al nostro corpo di rafforzare le difese naturali contro lo stress ossidativo e contro le tossine in generale. Va a finire che le farine raffinate introducono nel nostro corpo soltanto amidi, solo i precursori del glucosio. Il picco glicemico che ne risulta stimola lo sviluppo di infiammazioni.

Mangiando ogni giorno prodotti raffinati, come pane bianco, pasta bianca, dolci fatti con farine bianche, biscotti, zuccheri, snack e tutto ciò che ci viene consigliato dalle pubblicità ingannevoli, sottoponiamo il nostro organismo a una continua e infinita infiammazione. In un ambiente di questo tipo le cellule tumorali hanno il via libera per svilupparsi e moltiplicarsi. Lo stato di infiammazione cronica è come un incendio: il fuoco dilaga e favorisce lo sviluppo di moltissime patologie.

A dirlo non siamo noi, ma fior fior di medici e scienziati di varie discipline. Tuttavia ci sono molti detrattori. La scienza, si sa, è una religione assai prudente. Prima di accettare che la Terra non fosse piatta, ce ne ha messo di tempo. Prima di divulgare i pericoli della nicotina, ha atteso svariati decenni, lasciando che le lobby si arricchissero. Lo stesso sta facendo con l’uso dei pesticidi in agricoltura.

Secondo alcuni medici la farina raffinata non sarebbe da considerare un veleno. Ma il dottor Berrino, come molti altri, porta delle prove scientifiche a favore della sua tesi. Prove che consistono in studi regolarmente pubblicati e sempre più numerosi. Ma non sono abbastanza. Perché mai? La scienza è il miglior metodo conoscitivo di cui disponiamo, ma conserva gli stessi limiti del nostro funzionamento mentale. Siamo fondamentalmente dei conservatori che credono sempre di aver la verità in mano nel qui ed ora.

Una questione poco raffinata

Farci smuovere dalle nostre idee è difficilissimo. Lo è, ancor di più, quando queste idee si accompagnano ad abitudini radicate. E diventa diabolicamente arduo quando queste abitudini vengono mantenute e sollecitate da interessi economici. La scienza, proprio come noi umani, non è sempre libera e oggettiva, ma spesso è mossa da interessi privati e personali. Abbiamo paura di cambiare la realtà in cui crediamo fermamente e questo comportamento riguarda anche gli stessi scienziati che spesso si occupano di innovazione.

Possiamo aspettare altri 20, 30 anni, quando la scienza accetterà ufficialmente queste tesi, magari in concomitanza con qualche innovazione alimentare o dopo qualche tragedia umana, com’è avvenuto nel caso dell’AIDS, per decenni ignorato in quanto colpiva soltanto gli abitanti del “Terzo Mondo”. Oppure possiamo agire subito e prevenire.

Elimina ogni sorta di prodotto che contiene farine raffinate. È facile: boicotta i prodotti pubblicizzati alla televisione e cerca in tutti i modi di non acquistare prodotti confezionati. Evita tutte le farine bianche, elimina la farina bianca dalle tue ricette e prima ancora dalla tua dispensa. Pasta, pane, biscotti, dolci, torte e salse si possono preparare con farine integrali, anche senza glutine. Per il primo periodo dovrai cercare di evitare come la peste questi veleni.

Cosa succede se elimini le farine raffinate? Dal punto di vista nutrizionale o alimentare è un problema? Non sono un nutrizionista (e ti consiglio di contattarne uno), ma seguendo quanto dicono i medici già citati, le farine raffinate possono essere eliminate senza alcun problema. D’altronde sono una scoperta recente. Le puoi sostituire con le farine integrali senza problemi, anzi, a gran vantaggio della tua salute.

Qualcuno obietterà: “sì, ma questi discorsi fanno gli interessi delle aziende che producono farine integrali, che mi costano molto di più!”. Falso. Le farine integrali sono un prodotto più antico rispetto a quelle raffinate, ovviamente. Una farina integrale spesso costa un po’ di più di una raffinata. È strano, perché per raffinare una farina ci vuole più lavoro. Ma queste sono le stupide leggi del nostro mercato.

Le farine integrali

  • Saziano di più, quindi ne consumerai di meno.
  • Creano picchi glicemici mitigati dalla presenza di fibre e altri nutrienti, quindi non si trasformano esclusivamente in zuccheri e non creano una dipendenza quanto quelle raffinate. Risultato: ne consumerai di meno.
  • Non fanno male come quelle raffinate, quindi sul lungo periodo quello che spenderai in più per comprarle lo recupererai nelle minori spese mediche per la tua salute. Meno infiammazione cronica = meno raffreddori, mal di pancia, mal di testa, influenza, infezioni…
  • Se proseguirai nella lettura capirai che non dovrai consumare troppi carboidrati, come probabilmente stai facendo. Quindi il costo delle farine raffinate non sarà un problema.

PRODOTTI RAFFINATI, CONFEZIONATI E ALIMENTI INDUSTRIALI

Fanno ormai parte delle nostre abitudini. Dove compriamo il 99% del cibo che ingeriamo? Risposta facile: nei supermercati. Rimaniamo tutti impressionati quando vediamo le condizioni in cui versano gli animali negli allevamenti: scrofe imprigionate che allattano maialini in spazi risicati, freddi e sporchi.

Mucche che vengono alimentate a farine industriali contenenti chissà cosa, pesci che si nutrono di mais, manzi imbottiti di antibiotici per non ammalarsi mai e steroidi per crescere il più rapidamente possibile.

Noi umani facciamo di tutto per essere trattati come questi poveri esseri viventi. Innanzitutto desideriamo in tutti i modi essere passivi: preferiamo essere nutriti, farci nutrire, delegare la responsabilità della nostra alimentazione e della nostra salute a grandi gruppi industriali, oligarchi del ben- e del mal- essere.

“Super” mercato

Il supermercato è la risposta facile a ogni nostro desiderio di dipendenza: siamo stressati e iper-occupati nella vita, così distratti dalla nostra natura da provare un senso intimo di sicurezza quando qualcuno si propone di prendersi cura di noi.

Vogliamo così tanto essere trattati come dei bambini, protetti e viziati, che non guardiamo in faccia a nessuno: spegniamo il cervello, allentiamo difese e diffidenze (lecite) e ci fidiamo del primo che capita.

Basta che sia ben pubblicizzato, che appaia in tv, che sia conosciuto, che abbia tanti “mi piace” e followers sui social network e noi cadiamo nelle sue braccia. Ci fidiamo del supermercato, ci fidiamo delle trovate pubblicitarie, di ciò che le aziende scrivono sulle confezioni.

Il famoso mulino immerso nella natura, dove si produce una farina sana, che in breve tempo diventerà un biscotto da inzuppare nel latte, è invece un mega stabilimento che impiega operai sottopagati, sfruttati, almeno quanto i terreni da cui provengono i cereali, trattati con ogni sorta di pesticida, erbicida, e poi raffinati, deprivati di ogni sostanza protettiva e benefica.

Perché dobbiamo eliminare dalla nostra alimentazione ogni prodotto confezionato, trattato, lavorato, raffinato? Ecco tutti i buoni motivi per farlo:

L’origine dei prodotti non è sempre certa:

a seconda delle regolamentazioni di ogni paese, su alcuni prodotti non è obbligatorio specificare la provenienza. E anche sapendo che un prodotto è italiano, piuttosto che tedesco, cosa sappiamo delle condizioni in cui viene prodotto? Se si tratta di carne, come vengono trattati gli animali? Come vengono allevati, nutriti, uccisi e macellati? Siamo all’oscuro di troppi dettagli igienici, etici, biologici e scientifici.

Gli ingredienti:

l’INCI, o la lista degli ingredienti è sempre il punto dolente dei prodotti confezionati. Hai mai provato a fare il pane in casa? Bene, quanto dura in media, 3, 4 o 5 giorni? Non ti fa strano che il pane confezionato duri svariati mesi? Forse ci siamo abituati a miracoli del genere. Noi sì, i nostri organismi no.

Fegato, cuore, reni, stomaco, intestino e molti altri “pezzi” dei nostri fantastici sistemi naturali evolutisi nel corso dei secoli soffrono ad ogni inserimento di alimenti al limite del commestibile. Le liste degli ingredienti di ogni prodotto confezionato, dalla salsa di pomodoro ai cosmetici, sono eccessivamente lunghe. Sono spesso anche incomprensibili, vero?

Sono pieni di nomi scientifici, latini, inglesi, sigle, acronimi, cifre… secondo te, perché? Perché non è possibile mettere sul mercato prodotti sani, a meno che non vengano venduti sciolti, senza confezioni, senza passare per due, tre, quattro distributori, grossisti, e senza venire prima trasportati via nave o aereo, stoccati in magazzini diversi. Osserva la regola della semplicità: meno ingredienti ha un prodotto, più alta è la sua qualità.

Sostenibilità:

i prodotti confezionati, come abbiamo appena detto, viaggiano per migliaia di chilometri, passano per diverse mani, vedono il loro prezzo lievitare di passaggio in passaggio. Tutto ciò non è sostenibile per l’ambiente, per la natura che ci ospita e di cui siamo una parte integrante.

Ma non è solo un problema ecologico: in tutti questi passaggi, i prodotti vengono sottoposti a temperature e condizioni ambientali diverse, vengono piazzati in magazzini sporchi, maneggiati da operai e macchinari. Siamo sicuri che questi viaggi facciano bene a ciò che mangiamo?

Sterilizzazione:

la soluzione che l’umanità ha trovato è proprio questa, ovvero lo sterminio dei batteri. Confezioni asettiche e vari lavaggi privano spesso gli alimenti dei nutrienti che dovrebbero consegnare direttamente ai nostri organismi. Questo vale in particolar modo per la frutta e la verdura.

Dieta detox ambiente
Confezioni:

una nota dolente enorme, che presto sarà il nostro incubo peggiore è la plastica. Ogni prodotto confezionato viene imballato varie volte: al momento dell’acquisto potresti trovare un prodotto con un packaging accattivante, ma al momento del consumo, dopo aver scartato varie pellicole protettive, rischi di trovarti di fronte a una vera e propria delusione.

Ogni prodotto non viene solo imballato con diversi strati di carta, plastica e altri materiali come il tetrapack, la carta allumino e il polistirolo, ma viene anche stoccato in grandi cartoni, a loro volta piazzati su pallet incellofanati.

Dove finisce tutta questa plastica? Sono lontani i tempi in cui potevamo ignorare questo problema: la plastica non finisce più nei paesi poveri, distante dai nostri occhi. La plastica è dappertutto. Negli oceani, nei fiumi, nei laghi, ovunque.

E, anche stavolta, non si tratta di un mero problema ambientalista. La nostra salute è forse la prima a farne le spese. Ingoiamo plastica mangiando carne di animali che l’anno introdotta inconsapevolmente, ma anche bevendo l’acqua purissima che ci pubblicizzano tanto in tv. Ogni sorta di alimento, poi, è confezionato in imballaggi di plastica. Acqua, appunto, ma anche carne, frutta, verdura, pasta, farina, tutto.

La comunità scientifica e gli organismi deputati al controllo della salubrità degli alimenti ha fissato dei limiti, delle regole per rendere le confezioni sicure e salutari. Ma lo sono al 100%? No, il problema che non viene mai preso in considerazione è quello dell’esposizione continua. Certo, la plastica dalla quale beviamo l’acqua è sicura per un utilizzo singolo.

Bere per tutta la vita l’acqua da bottiglie di plastica fa bene? E soprattutto, se consideriamo la nostra salute da un punto di vista olistico, possiamo considerare sicura la plastica, anche se siamo esposti senza sosta a confezioni, imballaggi, ma anche ad altre forme di inquinamento?

Ci siamo ficcati in una bella prigione, siamo in un incubo che abbiamo creato noi stessi a causa della nostra pigrizia, della nostra incapacità di assumerci tutte le responsabilità riguardo la nostra salute. “non possiamo mica sapere tutto” – è una scusa che non regge. Si può, eccome, anzi si deve!

Dipendenza:

gli alimenti confezionati vengono studiati da gruppi di scienziati per offrirti il meglio del meglio delle scoperte sull’alimentazione. Vero, ma le aziende omettono di dirci che quella creme della creme dell’industria fa di tutto per rendere i prodotti che mangiamo appetitosi, sfiziosi, stuzzicanti, stimolanti, invoglianti.

E come si fa? Semplice: basta demolirli. Le industrie modificano o rimuovono importanti componenti degli alimenti, e ciò modifica il modo in cui il nostro organismo li digerisce e li assimila. In questo modo viene stimolata la dopamina, un neurotrasmettitore che ci fa avvertire una sensazione di benessere.

Questo accade, ovviamente, soltanto quando mangiamo quei determinati cibi! Basta poco per creare una vera e propria dipendenza… la maggior parte dei prodotti confezionati contengono zucchero, in varie forme: saccarosio, glucosio, fruttosio, sciroppo di glucosio, zucchero invertito, etc… una sostanza economica, che esalta i sapori, stimola la dopamina e crea una dipendenza istantanea.

Hai mai provato a guardare le etichette dei prodotti che hai in dispensa o in frigo? Provaci, per gioco, e fa una lista di quanti contengono zucchero. Ti stupirai a trovarlo nella senape, nel pane, le conserve, i salumi, i wurstel.

Obesità:

i prodotti confezionati, proprio perché creano dipendenza e vengono creati con il solo scopo di essere sfiziosi e spingere il consumatore a comprarne grandi quantità, ci mettono a rischio obesità. La dipendenza dei consumatori significa vendite assicurate per le industrie.

In pratica, quando compriamo una merendina o un altro prodotto confezionato, sottoscriviamo un abbonamento con la multinazionale di turno. I prodotti confezionati contengono anche grassi saturi, farine raffinate e additivi come il glutammato e i dolcificanti artificiali: tutti elementi di una catena che ci porta dritti verso l’obesità. I grassi che sono più comuni nei prodotti confezionati sono spesso malsani, come il famigerato olio di palma.

Ma è vero che fa male? L’olio di palma, così come l’olio di canola, di colza, ma anche girasole, arachidi e mais, sono terribili per la nostra salute. Lo dice la scienza moderna, la stessa istituzione alla quale le aziende si affidano per validare i loro prodotti.

Questo è il solito controsenso della nostra società: il libero mercato contiene paradossi come questo: vendere un veleno e dire allo stesso tempo che fa male. Siamo o non siamo come bestie allevate intensivamente? Forse, ma la differenza è che scegliamo noi stessi di esserlo! Possiamo sempre cambiare, tuttavia, ed è per questo che è indispensabile boicottare il supermercato come fonte unica di approvvigionamento alimentare.

Carenze:

consumare molti prodotti confezionati fa male. Ci fa accumulare zuccheri, grassi cattivi e non consente all’organismo di introdurre vitamine e sali minerali essenziali, come il magnesio, il calcio, il rame, il manganese, la vitamina D e quelle del gruppo B (per citarne alcuni).

Flora batterica intestinale:

i prodotti confezionati possono distruggere la flora batterica del nostro intestino. Gli oli vegetali malsani hanno rapporti tra Omega-3 e Omega-6 particolarmente sbilanciati e possono creare infiammazioni croniche. Gli Omega-6, famosi per essere abbondanti nelle carni rosse, sono 20 volte superiori alla quota salutare negli oli che vengono utilizzati industrialmente.

Non solo: questi oli vengono estratti chimicamente, con solventi e a caldo, modificando le loro caratteristiche. Alcuni vengono idrogenati, per aumentare la solidità e la malleabilità del prodotto. Questo procedimento li rende particolarmente pericolosi e aumentano il rischio di diabete.

Le farine utilizzate sono selezionate per contenere molto glutine e facilitare la lavorazione. Ma un’esposizione eccessiva al glutine può creare infiammazioni, a volte anche irreversibili, come nel caso della celiachia. Nessuno nasce celiaco!

Ecco perché nei secoli precedenti questo problema medico non esisteva. Al momento si conosce soltanto l’esistenza di una predisposizione genetica che porta alla creazione di una risposta autoimmune verso le proteine del glutine, ma per far scaturire il disturbo è necessaria l’esposizione (massiccia) alla sostanza.

Tutte queste caratteristiche, oltre alle tracce di pesticidi, agli additivi chimici, e a contaminazioni varie, ma anche sommate alla carenza di fibre, sali e vitamine, indeboliscono i batteri buoni che costituiscono il nostro sistema immunitario. Così ci tocca imbottirci di medicine, antibiotici e ci ammaliamo, proprio come le vacche negli allevamenti.

Cervello:

gli alimenti confezionati non contengono soltanto sostanze che ci rendono dipendenti dal loro gusto sfizioso, ma incidono anche su altre facoltà cognitive. Il consumo di prodotti industriali malsani ha degli effetti negativi sulla nostra memoria, ma anche sull’umore.

La diffusione della depressione è aumentata a dismisura negli ultimi cent’anni, anche a causa degli stili alimentari eccessivamente insalubri che giorno dopo giorno abbiamo scelto di abbracciare, convinti di volare dritti verso il progresso.

Secondo uno studio recente, pubblicato sulla rivista Cell, quando mangiamo junk food il nostro organismo attiva una risposta infiammatoria, come se dovesse far fronte a un attacco batterico o virale. L’attivazione eccessiva delle nostre difese immunitarie non è una cosa buona, e può lasciare tracce nell’organismo per sempre.

Velocità:

la praticità non è sempre una caratteristica positiva. Quando ci autoconvinciamo di non aver tempo per prepararci un pasto sano e ricorriamo al “fast food”, acquistando prodotti confezionati e già pronti, affrontiamo l’alimentazione in un modo sbagliato.

Mangiare troppo velocemente fa male, ci fa ingrassare, ci induce a masticare male e non permette al sistema digestivo di compiere il suo lavoro al meglio. Anche il cervello ne risente: i segnali di sazietà, fame e benessere, mediati da ormoni e neurotrasmettitori, vanno in tilt.

È così che l’ansia si intrufola anche nell’alimentazione, portandoci a masticare male e iperventilare; è così che diventiamo obesi e perdiamo di vista il ruolo simbolico del cibo. Mangiare deve essere un aspetto centrale nelle nostre vite: dobbiamo dedicarvi attenzione, cura e consapevolezza, ma soprattutto tempo.

Preparare un pasto per ore non deve essere un peso. Dove lo trovi il tempo? Dobbiamo imparare a disintossicarci anche dai ritmi stressanti, dalle attività inutili, dalla frenesia e dai comportamenti artificiali.

Va’ a lavoro a piedi, fa’ le scale e mangia meglio: risparmierai tempo sulla palestra. Cucina insieme ai tuoi figli: lo facevano mamme e nonne, perché non lo puoi fare anche tu? In molti casi il consiglio di base è: cambia la tua vita, non sei obbligata o obbligato a fare tutto quello che fai!

Abbi coraggio di cambiare, di scegliere, di vivere la vita che vuoi! Debiti, lavori, impegni, incastri, burocrazie… puoi scegliere una vita più semplice, lenta e sana!

Non è tutto oro ciò che luccica:

l’occhio ha la sua parte anche nell’alimentazione. Le grandi aziende lo sanno e fanno di tutto per abbindolarti. Puntano tutto sulla pubblicità, sull’immagine del prodotto, sulla confezione, sul marketing (te lo dice uno che si occupa proprio di marketing). Questo perché i loro prodotti sono spesso brutti e malsani, oppure troppo perfetti, luccicanti per essere considerati commestibili.

La frutta che trovi al supermercato è tutta uguale, sembra fatta di marzapane; lucida, perfetta, senza ammaccature, senza macchioline di alcun tipo. Se hai anche solo coltivato una piantina di pomodori nel vaso in terrazzo, sai bene che è impossibile ottenere dei risultati del genere.

Diffida di tutto ciò che ha un aspetto innaturale. Diffida dalla perfezione della frutta e della verdura del supermercato: le carote, le mele, così come il radicchio e gli spinaci devono essere brutti per essere buoni e nutrienti!

Gli alimenti confezionati accorciano la vita:

lo rivela uno studio scientifico, secondo cui le sostanze contenute nei cibi processati aumentano il rischio di moltissime malattie.

ADDITIVI (CONSERVANTI, COLORANTI, EMULSIONANTI)

Evita in ogni modo di introdurre nel tuo organismo prodotti o alimenti che contengono additivi. Ci dicono di continuo che non tutti gli additivi sono pericolosi, che sono sicuri e che gli alimenti confezionati sono stra-controllati. Come conseguenza, nelle scuole e negli asili vengono distribuite merende confezionate, pasti pre-cotti e altre amenità del genere. Non sarebbe meglio una fetta di torta fatta in casa e una minestra sana con le verdure di un orto vicino?

Lista delle sostanze da evitare

  • Tutti i dolcificanti artificiali: aspartame, saccarina, ma anche acesulfame k, ciclamati, sucralosio, neotame. Sono neurotossine cancerogene con pesanti effetti metabolici e aumentano il rischio di diabete.
  • Bromato di potassio: sembra possa causare il cancro.
  • Oli vegetali idrogenati: creano gravi anomalie cellulari all’interno dell’organismo. I grassi trans contribuiscono alla comparsa di malattie cardiache, cancro, problemi ossei, squilibri ormonali e malattie della pelle.
  • Nitrati e nitriti: sono fertilizzanti, utilizzati anche come conservanti nelle carni e nei salumi confezionati (Nitrito di potassio = E 249 Nitrito di sodio = E 250 Nitrato di sodio = E 251 Nitrato di potassio = E 252). I nitriti, combinandosi con le ammine contenute nei cibi proteici, possono trasformarsi in N-nitrosammine, sostanze riconosciute come altamente cancerogene. Aumentano il rischio di sviluppare tumori allo stomaco e all’esofago e difficoltà respiratorie. Sono presenti in tutta la frutta e verdura coltivata intensivamente!
  • Olestra: surrogato sintetico di grassi e oli, provoca diarrea e interferisce con la capacità del corpo di assorbire i nutrienti vitali.
  • Oli vegetali bromurati: provocano problemi di memoria.
  • Colorante caramello E150D: lo trovi nella Cola ed è cancerogeno.
  • Il glutammato monosodico ( MSG ): è un esaltatore di sapidità e lo trovi in tutti i brodi pronti, nel dado e nel brodo in polvere, ma anche in patatine, snack e altre leccornie. È un additivo artificiale che inganna le papille gustative, crea allergie e intolleranze, è legato allo sviluppo dell’obesità e secondo alcune ricerche anche a malattie degenerative.
  • Parabeni: non li trovi solo nei cosmetici, ma anche nei cibi; sono usati per prevenire lieviti e muffe, ma possono turbare l’equilibrio ormonale e sembra possano aumentare il rischio di cancro al seno.
  • Anidride solforosa (solfiti): è un conservante che distrugge le vitamine B1 e E. Lo trovi in tutti i vini, ma anche in conserve e frutta secca.
  • Butilidrossianisolo E20(BHA) e butilidrossitoluolo hydrozyttoluene (BHT): sono conservanti che provocano il cancro e il colesterolo, ma distruggono anche la vitamina D presente nell’organismo.
  • Azodicarbonammide: un agente sbiancante per le farine che può provocare l’asma.
  • Coloranti alimentari: sono sempre da evitare. Inutile iniziare la discussione su quali siano tossici e quali no. Partiamo dal presupposto che gli alimenti non devono aver bisogno di coloranti e basta.

ALCOL, CAFFÈ, FUMO

Quando si intraprende una dieta disintossicante, è sciocco cominciare a nutrirsi esclusivamente di cetrioli e zucchine, se non si smette prima di introdurre veri e propri veleni nell’organismo. L’alcol è una molecola completamente estranea al nostro organismo: per poterla smaltire il fegato e altri organi devono lavorare il doppio, se non il triplo.

L’alcol causa dipendenza, ma produce altre decine di effetti dannosi su corpo e mente.
Dopo un primo momento di euforia e anestesia, l’alcol comincia a farci male in mille modi. Ecco una lista degli effetti dannosi dell’alcol sul nostro organismo:

Danni dell’alcol al cervello e al sistema nervoso

  • Il consumo di alcol danneggia il cervello e la mente, influendo sulle emozioni, provocando improvvisi sbalzi di umore.
  • L’alcol provoca alterazioni motorie e articolatorie e causa perdita dell’equilibrio e lentezza nei movimenti.
  • Rende difficile la pronuncia delle parole.
  • Il consumo di alcol può alterare l’azione dei neurotrasmettitori, modificandone la struttura e la funzione.
  • Altera la capacità di reazione, i riflessi, genera problemi nella coordinazione, tremori e allucinazioni.
  • Fa perdere l’autocontrollo, la memoria, la capacità di concentrazione.
  • Provoca disturbi comportamentali.
  • Causa gravi danni alle cellule cerebrali, così come ai nervi periferici; tali danni possono essere permanenti.
  • Può causare anche la riduzione della vitamina B1, determinando la sindrome di Wernicke-Korsakoff, che provoca alterazioni del pensiero e della memoria.
  • La maggior parte delle persone che consuma alcol con frequenza presentano difficoltà a dormire.
  • L’alcol provoca isolamento sociale ed è legato ad alti tassi di suicidio.

I danni dell’alcol al cuore e all’apparato respiratorio

  • L’alcol aumenta l’attività cardiaca.
  • Il consumo di alcol può aumentare la pressione sanguigna e la pressione arteriosa, provocando danni al muscolo cardiaco.
  • L’alcol provoca vasodilatazione periferica, rossore nella pelle e aumento della temperatura superficiale.

I danni dell’alcol al sistema digestivo

  • L’etanolo erode ed irrita la mucosa gastrica, provocando bruciore di stomaco.
  • Aumenta la produzione di acido gastrico, provocando irritazione ed infiammazione nelle pareti dello stomaco.
  • Può causare il cancro allo stomaco, alla laringe, all’esofago e al pancreas.
  • L’alcol può provocare esofagite, ovvero l’infiammazione dell’esofago, oltre a varici esofagee sanguinanti, pancreatite acuta o cronica.
  • Il consumo di alcol può favorire l’insorgenza di diabete di tipo II.
  • Provoca danni ai tessuti del fegato, che possono degenerare in epatite alcolica, fegato grasso e cirrosi.
  • L’alcol altera la funzione renale.
  • Apporta una grande quantità di calorie con un valore nutritivo molto basso, impedisce l’assorbimento di alcuni minerali e di alcune vitamine.

Altri danni dell’alcol

  • L’alcol impedisce la produzione di globuli bianchi e rossi.
  • La mancanza di globuli bianchi danneggia il sistema immunitario, aumentando così il rischio di contrarre infezioni batteriche e virali.
  • Diminuisce il desiderio sessuale.
  • Può causare infertilità e disfunzione erettile.
  • Il consumo di alcol durante la gravidanza può provocare al feto la sindrome alcolica fetale.

E il caffè fa altrettanto male? Beh, no, ma il caffè ha moltissimi effetti sull’organismo. A dispetto di una parte della letteratura scientifica, che fa di tutto per salvarne la reputazione, il caffè fa male. Oltre alla caffeina, che eccita, provoca una dipendenza quasi immediata, altera la pressione sanguigna e il battito cardiaco e può favorire o peggiorare l’ansia, grazie alla tostatura dei chicchi a temperature altissime, si formano delle tossine come alcaloidi, sostanze nervine e tannini.

Il caffè fa male al sistema digerente e limita l’assorbimento dei nutrienti. Non serve insistere troppo: per disintossicarci al meglio dobbiamo eliminare completamente il caffè, almeno nella prima fase della dieta detox detoxygena, quella più restrittiva.

E il fumo? Fumarsi una sigaretta ha effetti a dir poco devastanti sull’intero organismo e ad ogni boccata introduciamo le circa 400 sostanze tossiche che si sprigionano dalla combustione della carta e del tabacco.

Fumare modifica il nostro corpo e la nostra mente

  • Il fumo riduce l’ossigenazione dei tessuti e il loro nutrimento;
  • causa problemi dentali e del cavo orale: alito cattivo, colorazione giallastra dei denti, gengiviti, parodontiti e ascessi;
  • la sigaretta riduce la fertilità di uomo e donna;
  • danneggia numerosi organi e apparati, come polmoni, palato, intestino e stomaco;
  • un paziente che fuma 20 sigarette al giorno per 20 anni ha circa il 600% più probabilità di perdere i denti a causa di una malattia gengivale, rispetto a un non-fumatore;
  • riduce le difese immunitarie e favorisce lo sviluppo di infezioni;
  • la nicotina agisce sul sistema cardiovascolare e nervoso creando dipendenza;
  • associato all’alcol, il fumo aumenta il rischio di tumori dell’esofago, del colon e del fegato;
  • se si fuma in gravidanza aumenta il rischio di ritardo dello sviluppo mentale e polmonare;
  • la dipendenza da nicotina favorisce lo sviluppo dell’ansia;
  • favorisce lo sviluppo di bronchite cronica e enfisema polmonare;
  • causa invecchiamento della pelle e di tutti i tessuti, anche dei capelli;
  • il fumo favorisce lo sviluppo di ulcera gastrica e duodenale, la pelle assume un colorito grigiastro, perde di elasticità, avvizzisce ed invecchia precocemente;
  • recenti studi mostrano una relazione diretta tra consumo di tabacco e una diminuzione della densità ossea;
  • aumenta il rischio di aterosclerosi, infarto e cardiopatie;
  • è un importante fattore di rischio per l’impotenza, o disfunzione erettile del pene;
  • il fumo passivo mette a rischio le persone che ci stanno vicino, aumentando il rischio di malattie respiratorie.
  • aumenta il rischio di cancro alla bocca;
  • il monossido di carbonio si lega all’emoglobina, riducendo la sua capacità di trasportare l’ossigeno. Questo comporta un minore nutrimento per i tessuti;
  • è riconosciuto quale fattore di rischio per l’osteoporosi e fratture ossee;
  • aumenta lo stress ossidativo a livello cellulare, favorendo lo sviluppo di radicali liberi e infiammazioni croniche;
  • il fumo può provocare aborto spontaneo;

FRITTI E FRITTURE

Passiamo a qualcosa di più “leggero”, anche se a dire il vero i fritti sono decisamente pesanti da digerire. I problemi dei cibi fritti e delle fritture sono sostanzialmente due: la frittura richiede alte temperature e abbondante olio, che gli alimenti tendono ad assorbire. L’esposizione degli oli alle alte temperature ne deforma la composizione e comporta la creazione dell’acrilammide, una sostanza cancerogena.

L’uso abbondante di olio si riflette spesso su un suo assorbimento esagerato negli alimenti che vengono fritti. Avremo come risultato un alimento pieno di grassi modificati e sostanze tossiche. Nulla di peggio per il nostro povero organismo!

GLUTINE

La questione del glutine è molto complessa, ma la possiamo riassumere più o meno così: si tratta di una proteina che rende facilmente lavorabili gli impasti. Il glutine è un po’ come una colla: più ce n’è, più gommoso e soffice diverrà l’impasto. È ovvio che le industrie dell’alimentazione abbiano fatto di tutto per ottenere farine con alto contenuto di glutine: chi mai vorrebbe vendere un prodotto che si sbriciola, friabile e difficile da impastare?

Questo aspetto, unito alle logiche di mercato che hanno visto primeggiare gli alimenti sfiziosi, come tutti i prodotti della panificazione, facili da preparare e molto economici, ha favorito l’aumento di consumo di glutine nella popolazione. A spingere questa tendenza è da una parte una logica moderna che vede l’alimentazione come un gioco, come uno sfizio, come un momento di puro piacere. Lo è, ma non bisogna dimenticare che siamo ciò che mangiamo.

La favola della Dieta Mediterranea ci ha fregati per decenni: in questo modo abbiamo mangiato pane, pasta, pizza, biscotti, crackers, grissini e dolci fatti con farine raffinate a colazione, pranzo e cena. Un’esposizione eccessiva alle proteine del glutine, come abbiamo già detto, può scatenare la celiachia nei soggetti predisposti, ma può risultare irritante e infiammante per moltissimi altri.

Se mangiamo troppo glutine, i nostri organismi non sanno come smaltirlo. Il risultato è un allungamento dei tempi di digestione e un notevole aumento di peso. Non solo: le nostre difese si attivano eccessivamente, dando luogo a infiammazioni diffuse. È per questo che si parla di gluten sensitivity, o sensibilità al glutine, oltre alla celiachia e all’intolleranza. Ci possono essere diversi gradi di risposta immunitaria al glutine.

I sintomi dell’intolleranza al glutine

Il primo, quello meno grave, comprende sintomi come gonfiore, sensazione di peso sullo stomaco, diarrea, stitichezza, crampi addominali, gas addominali, nausea, mal di testa, confusione mentale, stanchezza, umore depresso, ansia, problemi alla pelle come la cheratosi pilare, dermatiti e psoriasi. Quando il sistema digestivo non ce la fa a demolire una sostanza o a combattere un intruso, questo continua ad agire dall’interno, provocando sintomi di diverso tipo.

Ecco allora che nella prima fase della dieta detoxygena bisogna assolutamente evitare il glutine in ogni sua forma. Ricorda: non mangiare glutine non significa ricorrere ad opzioni esotiche o particolarmente strane e soprattutto non deve significare il riscorso ai prodotti senza glutine confezionati. Quando leggi articoli come “non è vero che il glutine fa male”, oppure “la dieta senza glutine fa male alla salute”, si tratta di specchietti per le allodole e pure imbecillità giornalistiche.

Quello che sostengono i detrattori della dieta senza glutine è che, innanzitutto, si tratti solo di una moda. È vero, lo è almeno in parte. “Senza glutine” è una dicitura che sta facendo guadagnare moltissimi speculatori e provoca disastri dal punto di vista alimentare.

Come possiamo negare che il consumo di glutine sia aumentato a dismisura in parallelo a quello delle farine raffinate e che questo abbia provocato una sua esposizione eccessiva? Inoltre, quando si leggono articoli sui pericoli dell’alimentazione senza glutine, ci si trova sempre di fronte ad un errore dialogico fondamentale.

Mangiare senza glutine non significa mangiare prodotti confezionati senza glutine.

Tutti i prodotti confezionati processati, compresi quelli privi di glutine, fanno male. Tutti contengono, senza grosse differenze, quantità esagerate di zuccheri, oli con i quali non rabboccheremmo nemmeno un tagliaerba e una lista di additivi lunghissima.

L’unico consiglio che posso dare, per chi non è ancora convinto è: provare per credere. Si può benissimo eliminare il glutine, senza per questo dover eliminare i cereali o alcuni importanti nutrienti che essi contengono. Non resta altro da dire, a mia opinione.

CARBOIDRATI?

Seguendo il filo logico del discorso cominciato parlando del glutine, è evidente che nelle nostre diete, in media, ci sono troppi carboidrati. Questo libro non vuole condannare in assoluto nessuna forma di nutrienti. I carboidrati sono fondamentali, su questo non si discute.

Non li dobbiamo eliminare, sia chiaro! Il presupposto è questo: chi si sottopone a una dieta disintossicante completa, come questa, lo fa perché proviene da uno stile alimentare (e di vita) sbilanciato. Allora possiamo ben dire che moltissime componenti della dieta (in una visione olistica) devono essere modificate.

Alcune vanno eliminate, altre vanno ridimensionate, bilanciate e ritoccate. Possiamo benissimo vivere bene senza alcol, anche per tutta l’intera esistenza. Ma non possiamo vivere senza carboidrati. Chi ti dice di eliminarli è un criminale.

Se provieni da una dieta in cui si mangiano ogni giorno pane, pasta, biscotti e altri prodotti della panificazione, magari fatti con farine raffinate, devi assolutamente ridurre il quantitativo di carboidrati. I carboidrati forniscono energia al nostro corpo per svolgere tutte le attività quotidiane e supportare le funzioni biologiche. Si dividono in semplici e complessi, in base alla loro struttura chimica.

I carboidrati semplici comprendono i monosaccaridi, come il glucosio, il fruttosio e il galattosio (costituente del lattosio contenuto nel latte e nei suoi derivati), e i disaccaridi, come il saccarosio, il famigerato “zucchero bianco” (glucosio+ fruttosio), il maltosio (glucosio+ glucosio) e il lattosio (galattosio+ glucosio).

Questi sono carboidrati che il nostro organismo assimila rapidamente e forniscono energia immediata, ma si accumulano come grasso e provocano seri danni all’organismo se vengono assunti in eccesso e se, al contempo, non bruciamo quell’energia che ci offrono. Come dire: se mangiamo una fettona di torta prima di andare a letto o di rimanere distesi sul divano per ore, a cosa diavolo ci serve tutta l’energia che abbiamo immagazzinato?

I carboidrati complessi sono invece formati da più unità di monosaccaridi e richiedono un lavoro digestivo più impegnativo per essere trasformati in glucosio; per questo motivo, sono assorbiti più lentamente. Sono i più sani e sono quelli da preferire. Si trovano nelle patate e nei legumi, ma anche nei cerali integrali.

I carboidrati regolano, tra le altre cose, gli ormoni. Eliminare i carboidrati è un errore colossale per la propria salute, che induce il metabolismo a una trasformazione, conosciuta con il nome di chetosi. Si tratta di una condizione molto pericolosa per la salute, assolutamente non auspicabile.

Come puoi sapere se stai consumando troppi carboidrati?

  • Hai bisogno di zuccheri o voglia di dolce molto spesso
  • Senti una forte stanchezza e bassa pressione dopo i pasti
  • Non hai fame al risveglio
  • I tessuti non si riparano velocemente (come nel caso della pelle)

E come fare a sapere se stai consumando troppo pochi carboidrati?

  • Soffri di costipazione o stitichezza
  • Hai sempre freddo a mani e piedi
  • Ti senti debole e hai frequenti mancamenti
  • Perdi troppo peso

Un buon modo per bilanciare il consumo di carboidrati e mangiare solo quelli sani è semplicemente eliminare tutti i prodotti confezionati. No alla pasta, no al riso bianco, elimina biscotti, grissini, dolci e comincia a comprare i tuoi alimenti al di fuori del supermercato. Già in questo modo avrai completato il 70% della dieta detoxygena!

16. DIETA DETOX DETOXYGENA: GLI ALIMENTI CONSIGLIATI (SEMPRE)

Finalmente ci siamo arrivati: cosa bisogna mangiare per disintossicare mente e corpo? Ho inserito alla fine questo capitolo perché si tratta dell’argomento meno importante. Ti sembra folle? No, come ho cercato di spiegarti sin dall’inizio, è cruciale innanzitutto modificare la propria visione delle cose, adottando uno stile olistico, omnicomprensivo. Bisogna aprire la propria mente e concepire la dieta come un modo di vivere, che comprende molto di più oltre all’alimentazione.

Masticazione, respirazione, attività fisica, abitudini e vizi, ritmi e pensieri, ma anche scelte di vita. Se abiti in un appartamentino di 15 metri quadri in centro a Pechino, lavori di notte in un bar e fumi 2 pacchetti di sigarette al giorno, potrai mangiare tutte le cose più sane di questo mondo, ma non sarai mai libera o libero dalle tossine.

Gli inquinanti più deleteri arrivano proprio dalle scelte che facciamo, dalla vita che ci costruiamo. Ogni giorno, quando ti alzi dal letto, puoi scegliere ogni singolo aspetto della tua vita. Forse ti sembrerà di no, ma in quel caso è la tua paura che parla, non il cervello.

Hai paura di cambiare, ce l’abbiamo un po’ tutti. Ecco, quella è la prima tossina che devi eliminare. Se, arrivati a questo punto, hai già messo in pratica tutti i punti precedenti, possiamo procedere con i consigli alimentari. Te lo ripeto: sono consigli indicativi, che non devono essere considerati prescrizioni.

Sono linee guida, che ti servono più a capire le proprietà di alcuni cibi e la filosofia che tiene insieme questa dieta. Un regime alimentare, infatti, non può che essere personalizzato per essere sano. E per questo ci sono vari professionisti, come nutrizionisti e medici di altro tipo. La prima considerazione da fare, pensando all’alimentazione, è una questione di buon senso.

Cosa dovremmo mangiare per star bene?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo indagare un po’ nella nostra storia, nell’evoluzione della nostra specie e della nostra società. Come ti ho già detto molte volte, il presupposto di base è quello secondo cui in questa società moderna non si mangia sano. Non siamo sani, non abbiamo abitudini sane e non mangiamo ciò che dovremmo.

Siamo troppo lontani dalla nostra natura per poter essere sani.

Viviamo molto più a lungo, ok, ma non per questo siamo sani. Viviamo in un mondo completamente artificiale: ogni gesto e ogni pensiero sono influenzati da una costruzione fittizia che diamo sempre per scontata.

I significati dei vari eventi che segnano le nostre vite, le nostre aspirazioni, sono tutti ben incasellati in un significato della vita che condividiamo, ma che è finto, costruito, complesso. Non aspiriamo a riprodurci, mangiare, dormire e vivere a lungo in salute, ma a diventare medici, attori, scrittori, atleti. Vogliamo vestiti firmati, automobili di lusso e molte altre inutili amenità.

Ma alla fine, inesorabilmente, spiriamo tutti nello stesso modo, lasciandoci tutti i nostri giocattoli alle spalle. In quest’ottica, anche l’alimentazione è diventata complessa, snaturata, ha perso di vista il suo obiettivo. Non mangiamo più per nutrirci, ma per sfizio, per diletto, per arte, per cultura; alla fine dei conti mangiamo solo per gioco o per piacere. Non c’è nulla di male a godere di una funzione vitale così sofisticata e geniale, ma il godimento diventa un problema quando è l’unico motore dell’alimentazione.

In quanto esseri umani, siamo prima di tutto animali. Poi, in un secondo tempo, abbiamo stratificato sulla nostra natura un sottile velo sociale. Nei secoli, questo vestito è diventato una pesante armatura, e nella maggior parte dei casi uno scafandro ingombrante.

Non possiamo più sfruttare la socialità e la cultura come un vantaggio evolutivo che ci permette di primeggiare, di essere tra i viventi più leggiadri e agili del Pianeta. Oggi siamo ridicoli e goffi burattini che cercano a stento di saltare con 100kg di ferrame addosso. E non ce la facciamo.

Chiusi, nei nostri caschi, proviamo la sensazione di mancanza d’aria, di claustrofobia. Siamo tristi, depressi e soli. I nostri sensi sono otturati da grumi di metallo: siamo ciechi di fronte alla bellezza della natura, della vita, sordi ai richiami della felicità, muti nell’esprimere i nostri sentimenti e insensibili alle carezze, che non sappiamo più dare al mondo o alle persone. Il nostro olfatto sente solo il tanfo di ciò che sta dentro la nostra stessa armatura, e i pensieri, di conseguenza, sono imprigionati in una bolla ovattata di insensatezza.

Oh, mio dio, come si farà mai ad uscirne? Togliti di dosso quella pesante prigione e comincia a respirare: guarda e vedi, senti, prova. Ti sembra un discorso troppo New Age? Forse lo è, ma non importa, non farti bloccare dalle definizioni. Provare non ti costa nulla: se si tratta di scemenze, non potranno certo farti male.

Cosa c’entra l’alimentazione in tutto questo?

Beh: mangiare con uno scafandro è un po’ scomodo. Imbottiti da regole e paranoie, convenzioni e riti di una società che sta portando alla distruzione l’intero Pianeta, ma alla quale sembra non vogliamo ancora rinunciare, è difficile mangiare bene. Siamo di fretta e mangiamo schifezze. Non abbiamo soldi da spendere per il cibo, perché ci servono per cose molto più importanti, come lo smartphone e le scarpe alla moda. Allora compriamo pasti low cost nei discount.

Tutto ciò non è indice di un gran processo evolutivo, non ti sembra? Se potessimo per un attimo vederci dal di fuori, non troveremmo che i nostri stili di vita siano sinonimo di un’intelligenza superiore. Facciamo davvero pena. Ma non è sempre stato così.

Se potessimo analizzare la metafora dei nostri corpi rivestiti da vari strati di costruzioni sociali come un geologo analizza i vari strati rocciosi che compongono la Terra, per trovare il momento in cui tutto è andato storto, dovremmo per lo meno levare lo scafandro a questo homo deficiens moderno.

Potendo tornare allo stato naturale, quando il nostro corpo era coperto da un sottile velo di cultura e socialità, riusciremmo a capire quali erano i segreti alimentari di tanta leggiadria. Ci hanno provato in molti, ma il compito è più complesso di quanto possa sembrare. Tuttavia possiamo fare dei ragionamenti utili al nostro obiettivo: scoprire cosa è meglio mangiare per disintossicarsi e anti-intossicarsi.

Quando abbiamo cominciato a far andare a rotoli la nostra alimentazione? Se torniamo indietro nel tempo, possiamo dare quasi tutte le colpe dei mali moderni alle rivoluzioni industriali. L’umanità, in quel momento, ha adottato un modo di concepire l’esistenza sulla Terra come una vacanza premio, come un livello bonus di un video game in cui ci possiamo sfogare, distruggendo e mangiando tutto.

L’origine del male

Se volessimo proprio scoprire l’origine del male, risalendo al primo grande cambiamento nel rapporto tra il nostro livello evolutivo come animali e lo sfaldamento del nostro livello di complessità sociale, tutto è cominciato circa 15.000 anni fa, quando abbiamo preferito abbandonare il vecchio modo di vivere da cacciatori – raccoglitori semi-nomadi e abbiamo avuto la prima illuminazione dalla religione del Dio Divano: la sedentarizzazione.

Siamo portati spesso a credere che la vita degli uomini primitivi, prima della scelta sedentaria, fosse misera, difficile, piena di ostacoli. E ci viene anche insegnato che la fine del nomadismo ha consentito uno sviluppo eccezionale in tutti gli ambiti. Abbiamo davvero migliorato la nostra esistenza quando siamo passati da cacciatori ad allevatori e contadini stabili?

In realtà, almeno da un punto di vista alimentare e di salute, il primo periodo di stabilizzazione è stato un disastro. L’agricoltore-allevatore del tempo, rispetto ai suoi antenati nomadi, aveva ridotto notevolmente la varietà della sua alimentazione. I cacciatori mangiavano qualsiasi animale capitasse loro a tiro, e il consumo di grandi quantità di proteine, grazie alla scoperta del fuoco e della cottura, permise l’enorme e veloce evoluzione del nostro cervello e del nostro organismo in generale, consentendoci di mettere in cassaforte la sopravvivenza della nostra specie.

Una volta fermati in quelli che sarebbero diventati i primi insediamenti stabili, il consumo di proteine crollò drasticamente. Solo pochi animali, infatti, si prestavano ad essere addomesticati e allevati, e solo poche specie vegetali potevano essere coltivate, rispetto all’abbondanza che la natura ci offriva spontaneamente. Lo stile di vita, in pochi secoli, mutò radicalmente.

Dovremmo tornare nomadi, quindi? Stabilizzarci è stata una scelta sbagliata? Dal punto di vista evolutivo, la sedentarizzazione ha rappresentato un vantaggio nella sopravvivenza della specie, perché l’agricoltura e l’allevamento erano attività ben più complesse e faticose della caccia e della raccolta, e per questo spinsero gli esseri umani a riprodursi molto di più. Più figli significa anche più probabilità di sopravvivenza della specie. Ma cosa possiamo dire sullo stato di salute?

I nuovi contadini potevano solo dedicarsi a delle mono colture e la varietà di vegetali introdotti nella dieta calò abbondantemente. Ciò si rivelò essere un motivo importante di carenze, che si tradusse in una notevole diminuzione della speranza di vita delle popolazioni interessate. L’agricoltura era dura e faticosa e la vita in comunità sempre più grandi aprì le porte alle prime malattie infettive e alle epidemie.

L’essere umano, evolutosi come animale nomade, partecipava sinergicamente all’armonia della Natura, spostandosi assieme alle sue prede, seguendole nelle grandi migrazioni e regolando la caccia secondo il ritmo delle stagioni. Con la sedentarizzazione i nostri bisogni cambiarono.

Produci, consuma, crepa

Creare un sistema in qualche modo autonomo rispetto a ciò che la natura ci offriva spontaneamente, ci ha spinti a inventare nuove necessità, nuovi modi di pensare e concepire la realtà. La nuova filosofia della nostra esistenza doveva dipendere dalla produttività: procreare il più possibile e produrre cibo per tutti era l’unico modo per poter rimanere sedentari, senza soffrire di tutti i limiti di questa scelta.

Eccoci qui, ai giorni nostri, con la stessa visione della realtà. Per poterci distaccare dalla natura, abbiamo bisogno di fare, produrre, creare. Ed è proprio in questo modo che ci allontaniamo da ciò che siamo originariamente.

I primi fautori della sedentarizzazione hanno quindi dato il via a un circolo vizioso molto pericoloso, nel quale ancora sguazziamo angosciosamente: la crescita demografica indiscriminata (ti ricordo che siamo quasi 8 miliardi di persone, mentre nel Neolitico eravamo probabilmente 800.000), genera un aumento esponenziale delle necessità di produzione. Arriviamo facilmente, quindi, a quella “crescita continua” ancora sostenuta dal Capitalismo.

La sedentarizzazione ha portato inizialmente ad un abbassamento della vita media e della statura. Ma ha anche introdotto diverse malattie, fino a quel momento sconosciute. Siamo passati in un batter d’occhio (dal punto di vista evolutivo) da un’alimentazione varia e stagionale ad una monofagica, carente e difficilmente sostenibile.

I problemi di salute sono iniziati proprio qui: dovevamo svolgere attività ripetitive e faticose, come il lavoro nei campi, che dal punto di vista biomeccanico non ci competevano. Mangiavamo meno proteine animali sane: potevamo allevare solo alcuni animali, e la loro vita in cattività non li faceva crescere in piena salute, proprio come accade oggi. Frutta e verdura venivano coltivate, con grandi limitazioni, generando carenze di sali minerali, vitamine e moltissimi altri micronutrienti.

Così ci siamo cominciati a far del male, dovendoci affidare al largo consumo di quegli alimenti che erano più facilmente reperibili.

Dovremmo fare un passo indietro e tornare ad essere nomadi?

Non diciamo sciocchezze: le utopie sono belle, proprio perché irrealizzabili. Non per questo, d’altronde, le dobbiamo eliminare dai nostri pensieri. Le utopie ci possono guidare, devono fungere da stella polare per orientarci nell’immensa oscurità dell’Universo. I popoli che vivono di più al mondo seguendo uno stile di vita occidentale sono gli abitanti di due meravigliose isole, distanti l’una dall’altra più di 5.000 km.

Parliamo di Okinawa, in Giappone, e della nostra Sardegna. Cosa mangiano queste popolazioni per essere così longeve? Semplice: tutto. Cereali, legumi, carne, pesce, latte e formaggi. A questo punto potremmo sfatare tutti i miti delle varie diete che stanno spopolando da una decina d’anni: da quella vegana alla dieta paleo, dalla dieta vegetariana a quella crudista. Tutte partono da un fondo di verità e propongono scelte in parte salutari, ma in ogni caso si tratta di regimi alimentari pericolosi e irresponsabili.

Ti sembra un’affermazione troppo risoluta e affrettata? No, se diamo un attimo un’occhiata ai dati sulla salute, sull’alimentazione e le diete intraprese da milioni di persone, sui problemi alimentari e tutte le conseguenze mediche. Come dicevamo all’inizio, siamo un popolo di obesi, viziati, malati e non sappiamo mangiare bene, alla faccia di chi ci incorona ancora come “paese della buona cucina”.

Gli alimenti devono essere considerati prima di tutto per la loro composizione chimica, per la loro origine e qualità. Escludere alcuni alimenti perché l’uomo preistorico non li mangiava, considerare alcune fonti di nutrimento come pericolose senza metterle in relazione con altri aspetti dello stile di vita delle persone, evitare ogni alimento cotto o che contiene antinutrienti, vuol dire avere una visione limitata della nutrizione, e ottusa della salute.

La verità è che la nostra salute è peggiorata nel corso dei secoli, non perché siamo testardamente onnivori, ma perché stiamo diventando sempre più sedentari e mangiamo sempre peggio e sempre di più. Siamo una spugna immersa in un vasetto colmo di tossine. Come potremmo non assorbirle?

Il problema non sono alcune categorie di alimenti, piuttosto che altre, bensì la nostra scelta di vivere in città inquinate, mangiare alimenti inquinati e lasciare la nostra “sindone” impressa sul divano. È questo che ci sta uccidendo.

Cosa c’è di vero nelle diete alla moda

  • Secondo i sostenitori della dieta paleo, siamo diventati più intelligenti mangiando carne e la nostra evoluzione ci ha progettati per uccidere altri esseri viventi. È vero.
  • Secondo la dieta vegana le proteine di origine animale di cui ci nutriamo oggi giorno fanno quasi sempre male e aumentano le infiammazioni. Vero.
  • Secondo la dieta crudista gli alimenti cotti perdono gran parte dei loro nutrienti. Giusto.
    È tutto vero, ma basta per fare una scelta radicale come quelle che propongono? No, non se vogliamo stare bene. Allora alcuni potrebbero criticare questo punto di vista, sollevando la questione etica, nella quale la dieta vegana, indiscutibilmente, primeggia.
  • Non è sostenibile, giunti a questo punto, continuare a nutrirci di altri animali. È crudele e inquina il nostro Karma. Esatto.

È vero, ma lo è solo parzialmente. E le mezze verità sono anche mezze balle. Come in matematica, ogni numero che viene moltiplicato per 0, si azzera, anche in questo caso, ogni verità che contiene una parte di errore, si annulla. È vero che non è sostenibile mangiare altri animali e che gli allevamenti per giunta, inquinano.

Ma un mondo di vegani sarebbe davvero più sostenibile? O meglio, un mondo di 8 miliardi di esseri umani in continua crescita demografica può essere davvero sostenibile in qualche modo? Non stiamo solo bisticciando con le utopie per perdere altro tempo?

L’urgenza, sia per la salute, che per l’etica, è un’altra.

Il nostro mondo ha bisogno di esseri umani che non si considerino differenti, speciali o migliori rispetto a qualsiasi altro componente della realtà naturale in cui vivono.

La Terra ha bisogno di un senso della misura ben più preciso di quello che abbiamo.

Se non sappiamo dosare la nostra presenza sul Pianeta, come potrebbe mai essere sostenibile la nostra alimentazione?Trovare dei nemici alimentari, dei capri espiatori, è un modo facile per scaricare le nostre frustrazioni e colpe e vivere nell’illusione di essere migliori.

Allora cosa dovremmo mangiare?

Le regole d’oro della dieta detox detoxygena:

  • Consultare un nutrizionista per ogni scelta alimentare e dietetica ti passi per la testa.
  • Non affidarsi esclusivamente a ciò che si trova online (nemmeno a questo articolo!).
  • Essere sempre critici.
  • Regola della qualità: scegliere sempre e solo alimenti di qualità, coltivati, allevati, raccolti o generati con dedizione e cura, senza additivi e non confezionati.
  • Regola della semplicità: più complesso è un prodotto, più complessa sarà la sua digestione. Preferisci sempre un alimento che cresce spontaneo, un prodotto che ha pochi ingredienti, non processato, che non ha viaggiato per migliaia di km.
  • Ascolta il tuo organismo: non è semplice, ma devi imparare ad ascoltare i bisogni del tuo corpo. Come? Un buon metodo è quello di controllare, come fanno tutti gli animali e facevamo anche noi da primitivi, le proprie feci. Se le tue feci sono regolari, abbastanza compatte, non macchiano e non puzzano troppo, allora hai una salute di ferro. Se sono mollicce, viscide, macchiano, sono troppo dure, hanno colori e odori strani e non le produci regolarmente, c’è qualcosa che non va.
  • Rispetto alla dieta sbilanciata della persona media (quindi probabilmente anche la tua), opta per un’alimentazione al 70/80% vegana, priva di zuccheri aggiunti, priva di additivi e alimenti processati, confezionati e raffinati. Questo 70/80% deve comprendere una buona parte di vegetali crudi, biologici o meglio biodinamici, magari autoprodotti o a km 0 e assolutamente di stagione.
  • Consuma solo cerali integrali, radici, tuberi e pseudocereali (come la quinoa), minimizzando il consumo di glutine. Per il restante 20/30%, nutriti di proteine di origine animale, soprattutto pesce, molluschi, crostacei e carni bianche come pollo e tacchino, ma anche uova. Assicurati che provengano da animali sani, liberi e non trattati con crudeltà. Limita ad una percentuale minuscola il consumo di carni rosse e latticini, preferendo sempre lo yogurt, che contiene fermenti lattici vivi.

Vivere di sola aria

Una dieta del genere, già prima di ogni specificazione, raccoglie il meglio dei principi vegani, vegetariani, paleo, crudisti e persino di quelli respiriani. Secondo il Respirianesimo, possiamo nutrirci di solo respiro. Una follia, ma anche stavolta parte da un presupposto lecito e importante per la nostra salute: dobbiamo respirare meglio!

Le diete che vogliono legare un particolare regime alimentare a basi genetiche, come la dieta del gruppo sanguigno e la dieta genetica, non sono ancora state validate scientificamente, ma potrebbero rivelarsi particolarmente utili. È inutile, tuttavia, scriverci su: in ogni caso vanno affrontate con il supporto di uno specialista, per evitare di incorrere in carenze o problemi di salute.

Come è emerso finora, diamo all’alimentazione un valore enorme, che va ben al di là del solo nutrimento. Molti di noi sono spinti a credere in una dieta o in un’altra, come si trattasse di una vera e propria fede. In generale, noi umani, abbiamo bisogno di credere in qualcosa, in una verità regolatrice. Come spesso accade oggi, in un momento storico in cui le grandi religioni faticano a far presa quotidianamente sui valori delle persone, dedichiamo quello spazio mentale che avremmo donato alla fede, ad altre forme di “credo”.

C’è chi dona l’8 per mille del suo cervello a una dieta, chi a teorie della cospirazione e chi a qualche altra causa, più o meno bizzarra. In ogni caso si tratta sempre e solo di escamotage per negare l’evidenza: siamo troppi a questo mondo, non sappiamo gestirci individualmente e tantomeno globalmente.

COSA MANGIARE

Eccoci giunti alla fine: cosa devi mangiare per disintossicare completamente corpo e mente? Questo capitolo arriva per ultimo, non di certo perché l’alimentazione debba essere considerata come l’aspetto meno importante di una disintossicazione.

Tuttavia, come ormai avrai ben capito, i fattori in gioco sono moltissimi. Non basta seguire alla lettera una dieta e armarsi di bilancino per misurare con precisione i grammi dei tuoi pasti. Anzi, questo atteggiamento non serve proprio a nulla.

Disintossicarsi significa innanzitutto scegliere la qualità degli alimenti, e prima di tutto la qualità della propria vita. Dormire bene, muoversi e respirare correttamente, ma anche gestire al meglio lo stress e vivere a contatto con la Natura, i suoi colori, ritmi e cicli, sono le fasi più importanti in assoluto.

Puoi anche spendere tutti i tuoi soldi in alimenti bio di pregio, ma se non dormi bene e il tuo divano ha preso la forma del tuo corpo, non ti servirà a niente. Così come non serviranno a nulla gli integratori e i superfood magici. Solo a questo punto sarà indispensabile scegliere cosa mangiare. Ed eccoci arrivati.

Alimenti fermentati

La fermentazione è un processo naturale che sfruttiamo da millenni per trasformare gli alimenti e conservarli. Sappiamo trasformare l’uva in vino, il latte in yogurt e possiamo addirittura trasformare dei semplici alimenti naturali in dei superalimenti.

La fermentazione di frutta e verdura rende gli alimenti un vero e proprio toccasana per la digestione, per le difese immunitarie e di conseguenza per l’intera salute. La nostra flora batterica intestinale ci protegge da tossine di vario tipo; perché allora non nutrirla con gli alimenti fermentati, che permettono la proliferazione dei batteri buoni? Ecco i migliori:

  • Yogurt: scegli solo yogurt biologici, interi, magari di pecora o capra e assicurati che non ci siano additivi di alcun tipo, in primis lo zucchero.
  • Kefir: si tratta di un latte fermentato dal sapore acidulo e frizzantino. Valgono le stesse considerazioni dello yogurt.
  • Kombucha: è una bevanda orientale fermentata, che oggi si trova in moltissimi negozi. Fa molto bene all’intestino, ma occhio che non contenga zucchero!
  • Tempeh: si tratta di un alimento a base di soia fermentata. Forse l’unico alimento a base di soia che mi sentirei di includere in questa lista. Cercalo bio, perché la soia viene spesso coltivata in maniera intensiva, con tonnellate di pesticidi.
  • Verdure: dai crauti al kimchi, il cavolo cinese piccante, puoi far fermentare qualsiasi verdura!

Proteine: vegano o non vegano?

Dobbiamo partire da una constatazione: al momento la dieta media di un occidentale è sbilanciata: si consumano troppi carboidrati semplici e grassi saturi. Pasta, pane, zucchero, patate, fritti e snack vari. Le proteine scarseggiano, e in molti casi sono mal distribuite.

C’è chi mangia troppa carne, e in particolare troppa carne rossa, e c’è chi, per una scelta vegana, assume solo proteine vegetali. Si tratta di due comportamenti alimentari pericolosi. Tutti sanno che mangiare troppa carne fa male, ma non tutti sanno che, parallelamente, non mangiarne affatto può essere pericoloso per la propria salute.

La scelta vegana può essere una grandissima svolta nella propria vita e per la propria salute, ma deve essere affrontata con cautela e con il supporto e la supervisione di uno specialista.

Le proteine animali e vegetali sono molto simili: entrambe sono composte da amminoacidi, ma il consumo eccessivo delle une o delle altre può comportare rischi per la salute. Le proteine animali non fanno male di per sé, ma sono spesso accompagnate da una quantità eccessiva di grassi saturi e altre sostanze, come i residui degli antibiotici e dei farmaci con cui vengono allevati gli animali.

La cottura, inoltre, modifica alcune molecole della carne, soprattutto di quelle lavorate e conservate, rendendo le proteine animali un veicolo di infiammazioni e rischi anche gravi per la nostra salute.

Le proteine vegetali sono molto più sane di quelle animali, ma presentano due problemi principali: per soddisfare il fabbisogno giornaliero del nostro organismo, dobbiamo consumarne quantità particolarmente abbondanti. Inoltre le proteine vegetali non presentano uno spettro amminoacidico completo, ovvero non riescono quasi mai a fornirci tutti gli amminoacidi di cui abbiamo bisogno.

Con l’aiuto di un professionista dell’alimentazione, tuttavia, si possono trovare molti accorgimenti per ovviare a questi problemi. Per integrare in modo corretto tutti gli amminoacidi, ma anche i sali minerali, le vitamine, i carboidrati e gli acidi grassi di cui necessita il nostro copro, dobbiamo variare le fonti vegetali, bilanciando in maniera accurata i cereali, i legumi, la frutta secca e i semi. Possiamo anche ricorrere all’utilizzo di integratori naturali, o meglio di quelli che vengono definiti come Superfood.

Esistono alcuni alimenti vegetali che contengono già tutti gli amminoacidi essenziali e questi sono:

  • Spirulina
  • Erba di Grano
  • Erba d’Orzo
  • Chlorella
  • Farina integrale
  • Legumi (non fanno bene a tutti!)
  • Frutta secca

Problemi della dieta vegana

Il problema dell’apporto proteico nella dieta vegana è, quindi, soltanto un problema esclusivo delle diete fai-da-te, delle improvvisazioni e delle scelte affrettate. L’unico vero problema nutrizionale della dieta vegana è quello dell’impossibilità di introdurre la vitamina B12, particolarmente importante per la salute del sistema nervoso.

Senza questa vitamina possiamo provocare danni anche gravi al nostro organismo, quindi c’è ben poco da scherzare. La scelta vegana deve prevedere assolutamente un’integrazione di questa vitamina tramite l’assunzione di integratori.

Il consiglio è quello di non improvvisare alcuna decisione in questo senso: è sempre meglio chiedere un parere medico. In ogni caso si può optare per una soluzione di compromesso, che preveda una flessibilità alimentare più elevata delle strette regole vegane, una gradualità nell’adozione del regime alimentare vegano, oppure la parziale introduzione di proteine di origine animale, in particolare delle uova, che contengono abbondanti quantità di vitamina B12.

Ma qual è la scelta migliore? Sinceramente, per quanto riguarda la salute, è meglio non rischiare. Ciò significa che non è sensata l’adozione di una dieta strettamente vegana nella stragrande maggioranza dei casi. Non tutti siamo attenti all’alimentazione o ai segnali del nostro corpo e potremmo auto provocarci dei danni irreversibili.

Alla scelta di una dieta vegana rigida preferisco l’idea di una dieta mista, che oggi viene chiamata dieta flexitariana. Una cazzata chiamare con un nome del genere un regime alimentare che i nostri nonni adottavano naturalmente. Ma questo è il mondo di oggi. Essere flessibili significa adottare una dieta vegana al 70% circa, introducendo uova, yogurt e un consumo selezionato di pesce e carne. Ma non basta dire questo: è necessario focalizzarsi sulla qualità. Quel 70% vegano deve derivare da alimenti di alta qualità, così come il 30% onnivoro. In particolare modo, per quanto riguarda le proteine animali, dobbiamo fare attenzione alla provenienza, al tipo di allevamento e al trattamento riservato agli animali.

Cosa mangiare (proteine animali)

  • Uova bio da galline libere
  • Pesce pescato, preferendo gamberi, telline, pesce persico, branzino, orata, salmone, sardine, trote, ovvero i pesci con meno mercurio. Assicurati che siano pescati in acque poco inquinate (quelle incontaminate, ormai, non esistono più)
  • Brodo di carne: è ricco di amminoacidi, riduce l’infiammazione, apporta moltissimi sali minerali e vitamine, idrata, fa bene ai muscoli, alle ossa e alla pelle, visto che contiene molto collagene.
  • Carne: consuma quasi solo carne bianca, come pollo o tacchino, esclusivamente proveniente da allevamenti biologici che non utilizzano additivi o farmaci.
  • Prediligi le proteine vegetali: a colazione, a pranzo e a cena non cedere alla tentazione dei carboidrati, ma consuma un po’ di proteine in più. Legumi di ogni tipo (non sono buoni per tutti, attenzione, alcune persone possono essere particolarmente sensibili!), frutta secca a guscio di ogni tipo (occhio alle intolleranze), semi di lino, semi di chia, semi di canapa e semi di sesamo. In commercio si trovano delle ottime proteine vegetali naturali, lavorate a freddo, ricche di nutrienti e biologiche.

Frutta e verdura

C’è ben poco da dire: i vegetali devono sempre e solo essere di stagione, biologici o meglio ancora biodinamici. Meglio se a km zero. Abbonda e varia! Non ha senso parlare di frutta e verdura disintossicanti, perché ciascun alimento vegetale, a modo suo, apporta nutrienti e purifica l’organismo. In generale le verdure verdi sono le più disintossicanti: più un vegetale è amaro, più disintossica. Tarassaco, cicoria, spinaci, erbe e radicchi sono ottimi!

Legumi

Come già detto fanno molto bene e sono ricchi di proteine, fibre, vitamine e sali minerali, ma contengono anche fitati, saponine e altre sostanze classificate come antinutrienti. Queste sono responsabili di gonfiore, mal di pancia, aerofagia, diarrea e altri problemi digestivi in molte persone. Sempre più professionisti della salute sostengono l’esistenza della cosiddetta leaky gut syndrome, ovvero sindrome dell’intestino permeabile o gocciolante.

All’origine di molte malattie autoimmuni, intolleranze e infiammazioni croniche ci sarebbe l’incapacità dell’intestino di filtrare le sostanze dannose e le tossine, che entrerebbero in circolazione nel sangue. Stress, farmaci, inquinamento e tossine, ma anche l’alimentazione sarebbero le cause di questo problema. I sostenitori di questa teoria propongono un consumo limitato di legumi e l’eliminazione dei cerali raffinati, dello zucchero, di molte spezie irritanti, dell’alcol e delle cotture ad alta temperatura, come la griglia e i fritti.

Cereali

Scegli solo i cereali integrali e biologici. La maggior parte di noi consuma quantità eccessive di farine bianche e di glutine. Il mio consiglio è quello di provare a eliminare completamente ogni prodotto raffinato, compreso il riso bianco, e affidarti solo ai cereali integrali e agli pseudocereali senza glutine. Quinoa, Teff, Avena, Miglio, Grano saraceno, riso integrale, mais e amaranto sono i migliori. Puoi fare a meno del glutine senza problemi per tutto il resto della tua vita! Non c’è alcuna controindicazione.

Alcalinizzanti

Ha davvero senso questa precisazione? Alla base di questo concetto c’è l’idea che il pH degli alimenti possa modificare il pH del nostro sangue. Questa ipotesi non è confermata da nessuno studio scientifico e viene quindi ufficialmente considerata una bufala. Tuttavia a tutti gli effetti questa dieta propone una limitazione di carne, formaggio e glutine, zuccheri e legumi, preferendo verdure fresche crude, frutta secca, semi oleosi e pseudocereali integrali come quinoa e amaranto. Nulla di assurdo, quindi.

Superfood

Esistono davvero o è solo una trovata commerciale? Entrambe le cose, lo abbiamo già detto. Ci sono degli alimenti particolarmente nutrienti, che diventano “super” solo nel nostro mondo moderno, un mondo in cui le persone si alimentano in maniera malsana e sbilanciata, un mondo in cui nonostante la ricchezza e le possibilità, siamo più soggetti a carenze e a malattie derivate dall’alimentazione che mai.

Ecco allora che la Spirulina può “salvarci la vita”, nutrendoci e disintossicandoci in profondità. Spirulina e Chlorella sono due alghe verdi presenti sul nostro Pianeta da milioni di anni. Sono alghe ricchissime di proteine, vitamine, sali minerali, acidi grassi buoni e si legano ai metalli pesanti e alle tossine favorendone l’espulsione dall’organismo. Spirulina e Chlorella sono i migliori superfood in assoluto per la disintossicazione e ne basta assumere un cucchiaino al giorno, diluito in un bicchiere di succo di mela, per ottenere moltissimi benefici e soprassedere al gusto particolare delle alghe.

Le proprietà della Spirulina
  • Disintossica fegato, colon, reni e cistifellea.
  • Fonte di vitamina A, B, C, E, K.
  • Contiene moltissima clorofilla.
  • Ricca di proteine (65.9%).
  • Ricca di antiossidanti, riduce le infiammazioni.
  • Fonte di flavonoidi, gli antiossidanti utili per la circolazione e contro le emorroidi.
  • Contiene polifenoli, antiossidanti antibatterici, antivirali, anticancro e antinfiammatori.
  • Contiene Calcio, Ferro, Magnesio, Manganese, Iodio e Potassio.
  • Ossigena e alcalinizza l’organismo e i tessuti.
  • Promuove un corretto livello di pH nell’intestino, permettendo ai batteri buoni di proliferare.
  • Migliora la digestione.
  • Aggrega ed espelle i metalli pesanti e i pesticidi dall’organismo.
  • Pulisce gli organi vitali come l’intestino e il fegato.
  • Aumenta il numero dei globuli rossi.
  • Ripristina e stimola il sistema immunitario.
  • Favorisce la proliferazione di batteri benefici.
  • Agisce come un agente antivirale, antimicotico e antibatterico.
  • Rinforza muscoli, ghiandole e sistema nervoso.
  • Fa bene alla pelle, ai capelli, alle unghie e alle ciglia.
  • Previene il raffreddore e l’influenza.
  • Favorisce la circolazione.
  • Migliora la concentrazione.
  • Regola la pressione.
  • Regola il colesterolo e la glicemia.
  • Ripara i tessuti nervosi.
  • Rafforza ossa e denti.
  • Facile da digerire, si assimila subito e depura in profondità.
  • Calma le mucose dello stomaco e dell’intestino.
  • Regola il flusso biliare e contribuisce a risolvere i problemi digestivi.
  • Combatte l’iperacidità gastrica.
  • Riduce la sensazione di fame e aiuta a mantenere un regime ipocalorico.

A cosa serve la spirulina?

  • La Spirulina è ricostituente e super nutriente: una sola porzione di Spirulina in polvere contiene proteine, fibre, acidi grassi buoni, vitamine, sali minerali e antiossidanti.
  • Contiene tutti gli amminoacidi essenziali: la Spirulina li contiene tutti e 8, ma in totale sono ben 18 gli amminoacidi dell’alga supernutriente, che ha oltre il 65% di proteine. Il suo elevato valore proteico dona energia e migliora la salute di tutti i tessuti. Le proteine, infatti, sono i mattoni di tutti i tessuti umani e il carburante delle nostre energie!
  • La Spirulina è ricca di antiossidanti: beta-carotene, luteina, ficocianina, zeaxantina e criptoxantina sono i più importanti. Nella scala ORAC, Oxygen Radical Absorbing Capacity, che misura la capacità antiossidante di alimenti e bevande, la Spirulina ha conseguito un valore di 6.190 unità, pari a quasi 10 volte quello delle cipolle e 6 volte quello delle fragole!
  • Abbassa il colesterolo e i trigliceridi: lo confermano vari studi scientifici, tra i quali uno in cui erano coinvolte persone affette da diabete di tipo 2.
  • Previene la crescita dei tumori: alcuni studi portano risultati a supporto di questa tesi. In particolare sembra che la Spirulina sia efficace contro il cancro alla bocca.
  • L’alga Spirulina è ricca di Clorofilla. A cosa serve la clorofilla? La sua composizione chimica è molto simile a quella dell’emoglobina e aiuta a ossigenare le cellule e i tessuti. L’alga verde ne contiene moltissima.
Quali sono le proprietà della clorofilla?

Eccole elencate:

  • Ha un alto contenuto di magnesio. La carenza di magnesio è una delle più diffuse al mondo.
  • È una sostanza antianemica.
  • La clorofilla è cicatrizzante.
  • Purifica il sangue e regola il colesterolo.
  • L’assunzione di clorofilla riequilibra la flora batterica intestinale.
  • La clorofilla aiuta a eliminare le tossine.
  • Agisce come un antiossidante contro i radicali liberi.
  • Utile per combattere l’invecchiamento dei tessuti.
  • Migliora la circolazione.
  • Previene le vene varicose e le emorroidi.
  • Stimola il metabolismo.
  • Aiuta l’organismo nella gestione dell’energia.
  • Combatte lo stress.
  • È utile come ricostituente.
  • La clorofilla aiuta a combattere e prevenire l’anemia stimolando i globuli rossi a trasportare il ferro verso gli organi.
  • Facilita l’assorbimento del calcio.
  • Può dare sollievo a chi soffre di gastrite, colite o ulcera.
  • Protegge i muscoli dai danni provocati dalle contrazioni.
  • Migliora il lavoro del cuore e previene l’ipertensione.
  • Consigliata in caso di artrite e di artrite reumatoide.
  • Utile durante il ciclo mestruale.
  • Aiuta le vie respiratorie in caso di raffreddore, influenza, naso chiuso e muco.

La Chlorella è molto simile alla cugina Spirulina

L’alga Chlorella contiene circa 60 grammi di proteine ogni 100 grammi di peso. La carne, d’altro canto, ne contiene in media circa 30 grammi ogni 100. Per questo motivo la chlorella può essere consumata da vegetariani e vegani per sostituire le proteine animali.

Non solo: la chlorella contiene tutti gli aminoacidi essenziali di cui il nostro organismo ha bisogno, ma non presenta tracce di antibiotici o cortisolo e il suo contenuto in grassi nocivi è pari a zero. A differenza della carne, l’alga chlorella contiene vitamina A, B, C, E e K in quantità maggiori. E non manca la famosa vitamina B12, che tutti conoscono come il punto debole di una dieta priva di proteine animali.

La chlorella contiene minerali e acidi grassi essenziali ( di più rispetto la Spirulina); circa 20 di questi acidi grassi formano la varietà degli Omega-3 ALA, utili per pulire le arterie, abbassare il colesterolo e la pressione sanguigna, rinvigorire il sistema nervoso, prevenire malattie cardiovascolari e rinforzare le articolazioni. L’alga Clorella è il vegetale più ricco di Clorofilla in assoluto.

E non finisce qui: l’alga Chlorella contiene anche la Clorellina, una sostanza antibiotica, è ricca di ferro, acido folico, GABA e CGF, che riparano le cellule danneggiate. Paragonata alla Spirulina, la Chlorella ha meno proteine (50%), ma grazie alla presenza degli acidi nucleici, diventa un importante supporto per chi pratica sport o chi vuole potenziare la massa muscolare in quanto in essi sono presenti tutti gli amminoacidi essenziali.

Superati i venti anni, la produzione di RNA cala e ne consegue che anche le cellule subiscono un arresto della rigenerazione. Gli alimenti ricchi di acidi nucleici aiutano il rinnovo di cellule danneggiate come quelle muscolari, della pelle, dei capelli e degli organi vitali.

Erba di grano e Erba d’orzo sono anche dei potenti disintossicanti naturali: sono entrambi senza glutine e ricchi di Clorofilla. Anche la Moringa è un potente disintossicante. I superfood possono aiutare a integrare l’alimentazione e a renderla più salutare.

Quali sono i migliori? Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le esigenze. Non devi per forza comprarli tutti al supermercato, ma puoi anche affidarti alla generosità del tuo orto! Fragole, mirtilli, semi di zucca, more e molti altri li puoi coltivare molto facilmente autonomamente.

Digiuno

Utilizzare il digiuno come un detox è una pratica rischiosa e non ha alcun senso. Dobbiamo digiunare di notte e far riposare il nostro tratto digestivo tra i pasti, senza mangiare troppo o di continuo, ma fare uno o due giorni di digiuno, sebbene possa avere degli effetti positivi, è come giocare con la propria salute. È inutile pensare al digiuno quando si parte da un’alimentazione completamente sbilanciata. Il nostro organismo non ama gli shock, anche se è progettato per sopportarli.

Integratori

Una dieta sana non ha bisogno di integrare nulla. Il mercato degli integratori è ormai una realtà enorme, esagerata e fuori controllo. Ma come reagiscono i nostri organismi all’introduzione di quantità elevate di vitamine, sali minerali o altre sostanze, tutte in una volta?

Anche in questo caso si tratta di shock: passiamo da una carenza a un sovradosaggio in poche ore. E il nostro corpo deve gestire questi estremi alla meno peggio. Gli integratori vanno assunti soltanto sotto consiglio medico.

Igiene, cosmetici, tessuti, detersivi, plastica

Disintossicarsi non significa solo mangiare di meno, mangiare più sano e non ingolfarsi. Un detox completo passa per moltissime scelte di vita quotidiana, come abbiamo ben visto. Cosa utilizzi per pulire la casa? Cosa usi per lavarti i capelli? Il nostro organismo è continuamente sottoposto a intossicazioni, anche nelle nostre stesse case.

I residui dei detersivi che usiamo per i tessuti o per i pavimenti li respiriamo ogni giorno ed entrano in contatto con il nostro organo più esteso: la pelle. Dobbiamo assolutamente fare attenzione a ciò che utilizziamo per l’igiene personale e della casa, ma anche a ciò che usiamo per cucinare e per conservare gli alimenti.

Poche regole, semplici ma assolute

  • No alla plastica: fa male alla salute e all’ambiente. Elimina i contenitori di plastica, lo spazzolino, le posate, le cannucce e i bicchieri.
  • Evita il sintetico: indossa solo tessuti naturali come lana e cotone.
  • No alla chimica invasiva: utilizza solo prodotti biodegradabili ed ecologici per l’igiene della casa
  • Riduci la cosmetica chimica: per l’igiene personale utilizza solo prodotti naturali e semplici. Una buona regola è quella di non nutrire la tua pelle con ciò che non mangeresti. In fin dei conti quello che ti spalmi in faccia o sul corpo viene assorbito tanto quanto gli alimenti!

L’ultima fase

Eccoci giunti alla fine di questo complesso percorso di disintossicazione totale. Come ti ho già annunciato, la dieta detoxygena si compone di due fasi: una prima fase di detox totale, durante la quale dovrai eliminare ogni fonte di intossicazione e liberarti dalle cattive abitudini, come l’alcol, il fumo, lo zucchero, il caffè, il glutine e alcune scelte alimentari.

La seconda fase, che può iniziare soltanto quando comincerai ad ascoltare e sentire meglio ciò che il tuo organismo ha da dirti, a comprendere il suo linguaggio, è la fase della flessibilità.

Siamo degli esseri progettati per vivere in una realtà piena di imperfezioni. I nostri organismo comprendono dei meccanismi di espulsione delle tossine, dei meccanismi di recupero e di sopportazione del dolore. Vivere in una concezione di salute asettica, sterile e rigida non permetterebbe a questi meccanismi di funzionare.

Questo non rispecchia il funzionamento naturale del nostro organismo. Quando starai bene, quando sentirai conclusa la prima fase della disintossicazione, potrai introdurre gradualmente qualche vizio, qualche tossina. In medio stat virtus: la salute sta nell’equilibrio, non nell’estremismo.

La dieta detox detoxygena è uno strumento utile per riequilibrare uno sbilanciamento pericoloso verso uno stile di vita poco sano, condiviso da milioni di persone nel mondo. Viviamo toppo spesso in automatico, senza essere critici verso ciò che ci offrono.

Cresciamo mangiando merendine, invecchiamo seduti davanti alla tv guardando gli altri vivere. Dobbiamo invertire questo triste modo di morire anzitempo. Per farlo ci vogliono quegli estremi rimedi che sono necessari in caso di problemi estremi come questo.

E allora riportare l’ago della bilancia della nostra salute (e spesso anche il nostro peso) al centro significa tendere verso l’estremo opposto dello stile di vita malsano e intossicante che viviamo, ma soltanto in un primo momento.

Una volta riportato l’ago verso quel medio dove si trova la virtù, dobbiamo agire con moderatezza. Uno stile di vita sano, attivo, un’alimentazione naturale e critica sono buone abitudini che non si abbandonano più, una volta scoperte.

Quando la dieta, intesa come modo di vivere nel quotidiano, sarà costellata di buone abitudini, potremo permetterci di rilassarci e bere un bicchiere in più in qualche occasione speciale, gustare un dolce zuccherato ogni tanto e modellare il divano con la nostra pigrizia quando ce lo meritiamo. La dieta detoxygena è una scelta di salute, ma la salute deve essere una scelta gioiosa e felice, non solo un sacrificio!

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