Farmaci con ranitidina, a cosa servono?

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In queste ore si parla parecchio di ranitidina: è un farmaco che è stato appena ritirato dal commercio. Di questo parleremo a breve, adesso andiamo a vedere a cosa servono i farmaci con ranitidina, quali siano effetti collaterali, interazioni e controindicazioni. Nella seconda parte dell’articolo, invece, andremo a scoprire perché l’AIFA ha ordinato il ritiro immediato di tutti farmaci a base di ranitidina, sia sotto forma di compresse che di sciroppi o soluzione iniettabile in fiale e quali siano i nomi commerciali più comuni con cui è venduta.

Ranitidina: a cosa serve?

La ranitidina è un farmaco facente parte della categoria degli antagonisti dei recettori H2 dell’istamina. Di questa categoria fanno anche parte cimetidina (livello di efficacia minore rispetto alla ranitidina) e la famotidina (livello di efficacia maggiore). Sono farmaci che vengono usati nella terapia della gastrite, dell’ulcera duodenale e in malattie particolari come la Sindrome di Zollinger-Ellison (gastrinoma a livello di pancreas o duodeno che secernono gastrina, la quale aumenta la produzione di acido cloridrico nello stomaco). Questo perché riducono la produzione di acido cloridrico nello stomaco.

Effetti collaterali della ranitidina

Gli effetti collaterali della ranitidina sono abbastanza rari in quanto si tratta di un farmaco ben tollerato. Tuttavia sono stati segnalati questi effetti indesiderati:

  • nausea
  • vomito
  • stipsi
  • diarrea
  • dolori addominali
  • iperacidità da rimbalzo (solitamente a seguito di sospensione brusca di terapie per lungo periodo)
  • mal di testa
  • insonnia
  • vertigini
  • sonnolenza
  • agitazione
  • nervosismo
  • disorientamento
  • aumento delle transaminasi
  • bradicardia e vomito nel caso di somministrazione rapida per via endovenosa

Interazioni

Parlando di interazioni, bisogna far attenzione quando si usa la ranitidina insieme a:

  • antiacidi come idrossido di alluminio e idrossido di magnesio: rallentano l’assorbimento della ranitidina
  • anticoagulanti: aumenta l’effetto degli anticoagulanti
  • nifedipina: aumenta l’effetto di questo farmaco
  • morfina: aumenta il rischio di sviluppare stati di confusione mentale

Controindicazioni

Fra le principali controindicazioni della ranitidina troviamo:

  • presenza di carcinoma gastrico (non perché peggiori direttamente la patologia primaria, semplicemente perché maschera i sintomi e rallenta la diagnosi)
  • insufficienza epatica
  • insufficienza renale

Gravidanza e allattamento

Non ci sono studi in medicina umana che abbiano testato la ranitidina in gravidanza, mentre esistono studi effettuati sugli animali che ne garantiscono la sicurezza. Tuttavia bisogna sempre evitare il fai-da-te: prima di assumerla, se si è in gravidanza, è sempre bene consultare medico o ginecologo.

Per quanto riguarda l’allattamento, la ranitidina viene secreta nel latte materno, quindi potrebbe provocare effetti collaterali anche al bambino.

Ranitidina compresse

Perché l’AIFA ha ritirato la ranitidina?

Veniamo ora alla questione odierna: l’AIFA ha disposto il ritiro dalle farmacie e dalla catena distributiva di tutti i lotti di medicinali contenenti ranitidina prodotta presso l’officina farmaceutica Saraca Laboratories LTD, India. La causa del ritiro, presente sull’avviso di richiamo dell’AIFA, è la presenza in alcuni lotti di N-nitrosodimetilammina (NDMA), un’impurezza che fa parte della classe delle nitrosamine (le stesse trovate nel 2018 in una classe di farmaci anti-ipertensivi, i sartani).

Le autorità sanitarie, operando secondo il principio di precauzione (ovvero ridurre al minimo il rischio per i pazienti), hanno deciso di limitare l’esposizione alla sostanza potenzialmente pericolosa. Per questo motivo, a titolo precauzionale, l’AIFA ha deciso di vietare l’utilizzo di tutti i lotti di medicinali contenenti ranitidina e commercializzati in Italia, anche di quelli prodotti da altre officine diverse da Saraca Laboratories LTD. Questo per dare il tempo di analizzare i lotti e assicurarsi della loro sicurezza.

Anche altri paesi dell’Unione Europea e di alcuni paesi estraeuropei hanno optato per questa scelta. In quest’ottica, l’AIFA ha deciso di collaborare insieme all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e ad altre aggenzie europee per valutare quale sia l’effettivo grado di contaminazione nei prodotti coinvolti, in modo da poter instaurare le opportune misure correttive.

La ranitidina è disponibile in Italia sia come medicinale soggetto a prescrizione medica, sia come medicinale di automedicazione. La NDMA, invece, è classificata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come sostanza probabilmente cancerogena.

Sul sito di Federfarma, poi, fanno sapere che in commercio ci sono medicinali usati come terapie sostitutive per le medesime indicazioni terapeutiche della ranitidina. Alcuni di questi farmaci appartengono alla sua stessa classe farmacologica, mentre altri appartengono agli inibitori di pompa protonica (PPI). Questi farmaci sostitutivi non sono al momento interessati da questa problematica.

Nomi commerciali più comuni

Ecco i nomi di alcuni farmaci a base di ranitidina:

  • Buscopan antiacido
  • Gipsy
  • Raniben
  • Ranibloc
  • Ranidil
  • Ranitidina
  • Ulcex
  • Zantac

Cosa fare se si ha della ranitidina in casa?

Nel caso si stesse facendo una terapia a base di ranitidina, prescritta dal proprio medico, l’AIFA consiglia di non sospendere subito la cura, ma di contattare il medico curante il prima possibile. Sarà lui a stabilire con cosa sostituirla. Se invece si sta utilizzando un farmaco da banco che non richiede prescrizione, bisogna subito contattare medico o farmacista per farsi dare un farmaco alternativo.

Inoltre è bene essere a conoscenza del fatto che non si incorre in alcun rischio acuto per pazienti che abbiano assunto farmaci a base di ranitidina e che NDMA è presente come sottoprodotto in alcuni processi industriali, nelle forniture d’acqua e in alcuni alimenti cotti, affumicati o stagionati. Se ingerito in minime quantità, non provoca danni.

Foto: Pixabay

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