Trigliceridi alti, quando dobbiamo veramente preoccuparci

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Il termine medico per indicare i trigliceridi alti nel sangue è ipertrigliceridemia: si tratta di una forma di iperlipidemia o dislipidemia dove si hanno valori di trigliceridi nel sangue più alti di 200 mg/dl. Il problema di avere i trigliceridi alti è che potrebbe aumentare il rischio di sviluppare infarti. Inoltre spesso l’ipertrigliceridemia si accompagna a colesterolo alto. Ma che cosa sono i trigliceridi? Come si formano? Quali sono le cause di trigliceridi alti? Ecco quando sarebbe bene preoccuparsi.

Cosa sono i trigliceridi?

In biochimica, i trigliceridi sono descritti come esteri neutri del glicerolo: al posto degli atomi di idrogeno dei gruppi ossidrilici ci sono le catene di tre acidi grassi. I trigliceridi fanno parte della più ampia famiglia dei gliceridi, insieme anche a monodigliceridi e digliceridi. Inoltre costituiscono una parte fondamentale di oli vegetali e grassi animali.

Possiamo considerare i trigliceridi come dei lipidi di deposito, con diverse funzioni:

  • riserva energetica
  • isolamento termico grazie al grasso sottocutaneo
  • protezione degli organi interni (vedi il grasso perirenale)

Come si formano

Nei tessuti animali i trigliceridi si formano dall’esterificazione del glicerolo con tre acidi grassi. Quando si esterificano con un unico tipo di acido grasso si parla di trigliceridi semplici, mentre se sono esterificati con acidi grassi differenti ecco che si parla di trigliceridi misti.

Cause di trigliceridi alti

Le cause di trigliceridi alti possono essere suddivise in:

Cause primarie

E’ quella famigliare, genetica, autosomica dominante. Solitamente si ha anche obesità, diminuita tolleranza al glucosio e aumento del rischio di sviluppare infarto e pancreatite acuta.

Cause secondarie

In questo caso l’aumento dei trigliceridi dipende da abitudini alimentari e stili di vita errati:

  • dieta non corretta: eccesso di carboidrati semplici, pasti troppo ricchi e abbondanti come porzioni
  • eccessivo consumo di alcol

Ci sono anche alcune malattie e farmaci correlate alla presenza di trigliceridi alti:

  • diabete mellito
  • insufficienza renale
  • sindrome nefrosica
  • uso di cortisonici e estrogeni

Trigliceridi alti in gravidanza

Essendo che i trigliceridi hanno funzione di riserva lipidica e energetica, è normale che durante la gravidanza si noti un aumento temporaneo dei livelli di trigliceridi. E’ un incremento fisiologico, visto che durante la gravidanza c’è bisogno di maggiore energia. Solitamente questa forma di ipertrigliceridemia tende a risolversi spontaneamente dopo la nascita del bambino.

Tuttavia un aumento di trigliceridi nel corso di gravidanza deve sempre essere tenuto monitorato, soprattutto se si accompagna a:

  • eccessivo aumento di peso della puerpera
  • presenza di diabete gestazionale
  • ipertensione gravidica (rischio di pre eclampsia)

Starà al vostro ginecologo prescrivervi la dieta più adatta, tale da cercare di limitare l’aumento eccessivo di trigliceridi, ma da non rischiare neanche pericolose carenze nutrizionali.

Alimenti ricchi di trigliceridi

Il problema dei trigliceridi alti è che spesso deriva da problemi alimentari o diete troppo ricche: obesità, alimenti ipercalorici o consumo di bevande alcoliche e bevande zuccherate, accompagnato da scarso esercizio fisico, conduce inesorabilmente ad avere trigliceridi elevati. Il fatto è che troppe calorie, soprattutto quelle che derivano dagli zuccheri, provoca un aumento della glicemia, la quale causa un eccesso di insulina e, nei pazienti obesi o in quelli che soffrono di insulino-resistenza, causa un’alterata metabolizzazione dei nutrienti, i quali vengono trasformati in acidi grassi.

Ci sono alcuni alimenti da evitare assolutamente quando si hanno i trigliceridi alti:

  • alcolici e superalcolici: vino, birra, liquore, grappa e cocktail vari
  • bibite zuccherate: Coca cola, tè, succhi di frutta e acqua tonica
  • cibi tipici dello street food, junk food o dei fast food (hamburger, patatine fritte, kebab…)
  • zucchero (anche di canna)
  • dolci, torte, pasticcini, caramelle, budini e biscotti
  • miele
  • marmellata
  • frutta sciroppata e frutta candita
  • maionese e salse
  • latte intero, yogurt intero e formaggi grassi
  • salumi e insaccati
  • frattaglie
  • grassi animali: burro, lardo, strutto e panna
  • prodotti commerciali ricchi di grassi vegetali

Altri alimenti, invece, devono essere consumati con moderazione:

  • olio di oliva, riso, girasole, mais, arachide, soia o semi
  • dolcificanti
  • frutta, soprattutto quella più zuccherina (banane, fichi, uva, cachi e anche mandarini)
  • frutta secca e essiccata
  • sale
  • patate

Cosa mangiare?

Ci sono, invece, alcuni alimenti da prediligere:

  • pane, pasta, riso, farro, orzo e avena, meglio se integrali
  • carne rossa e bianca, tagli magri (il pollo senza pelle)
  • prosciutto cotto, crudo, bresaola, speck o affettato di pollo e tacchino (ma senza grasso e massimo un paio di volte a settimana)
  • formaggi freschi con pochi grassi o stagionati fatti con latte parzialmente scremato
  • verdure
  • legumi
  • acqua, tè e tisane senza zucchero
  • Trigliceridi: provette esami sangue

    Trigliceridi alti: sintomi

    L’ipertrigliceridemia non provoca sintomi, a meno che non ci siano valori eccessivamente alti, ben al di sopra dei 1000 mg/dl. In questo caso possono comparire:

    • dolori addominali intensi
    • pancreatite acuta
    • epatomegalia
    • splenomegalia
    • xantoma (la pelle diventa giallastra non per l’accumulo di bilirubina nel sangue come accade nell’ittero, ma a causa dell’accumulo di lipidi)
    • lipemia della retina
    • sintomi neurologici

    Il problema dei trigliceridi elevati è che, oltre ad aumentare il rischio di infarto, sono collegati alla presenza di altre malattie come diabete, sindrome nefrosica o problematiche come l’obesità.

    Cosa fare in caso di ipertrigliceridemia?

    Se facendo degli esami del sangue, avete riscontrato i trigliceridi alti, la prima cosa da fare è andare dal proprio medico per valutare come procedere. Vietatissimo il fai-da-te, per diversi motivi:

    • bisogna capire se siano presenti altre malattie in corso: nel caso ci fosse un contestuale diabete o sindrome nefrosica, non ci si dovrà accontentare di curare solamente i trigliceridi, ma bisognerà pensare anche alla malattia sottostante
    • è vero che abbiamo parlato di alimenti che non andrebbero mangiati quando si soffre di ipertrigliceridemia e di altri che andrebbero consumati con moderazione, ma bisogna sempre considerare le condizioni fisiche di ciascun individuo: le diete autoprescritte potrebbero creare carenze nutrizionali anche gravi, sempre meglio rivolgersi a un dietologo o a un nutrizionista per farsi prescrivere una dieta bilanciata e che tenga conto dei reali fabbisogni nutrizionali
    • bisogna valutare la presenza di altre malattie non dipendenti dai trigliceridi, ma che magari richiedono accorgimenti dietetici particolari, a volte in contrasto con quelli dell’ipertrigliceridemia. Il rischio, in questo caso, è di provocare scompensi anche a livello delle altre eventuali malattie presenti

    Oltre alla dieta, poi, il medico provvederà a stabilire una terapia non solo per trattare le malattie contestuali, ma anche per abbassare i trigliceridi i fibrati, le statine, i derivati dell’acido nicotinico e i bloccanti degli acidi biliari. Questi farmaci non sono scevri da effetti collaterali anche gravi, per cui anche in questo caso il fai-da-te è vietato. Anche perché si tratta comunque di farmaci che hanno bisogno di prescrizione medica.

    Foto: Pixabay

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